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Full text of "Ragguaglio geografico storico del territorio di Monfalcone nel Friuli"

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RAGGUAGLIO 

GEOGRAFICO STORICO 

DEL TERRITORIO 

DI MONFALCONE 

NEL F R I U LI 

DI BASILIO ASQUINI 

De* Cherici Regolari di S, Paolo 
volgarmente detti Bernabiti. 

DEDICATO 

A SUA ECCELLENZA IL SIGNOR 

PIETRO 
GRADENIGO 

PATRIZIO VENETO. 



IN UDINE, MiDaCQXLI 

Nella Stamperia Murerà . 
CON LICENZA DE' SUPER.103TÌ- 



AJ 






m 



ECCELLENZA* 




Uè Ha libertà , che fufem* 
pre mai conceduta al prudente arbitrio degli 
Scrittori di potere offerire in Dedica le Opere 
loro a y Personaggi più rìguardevoli ; confide- 
rei , che fecondata fof se dall' Umanijfima Con- 
discendenza dell' E. V. y giacche V Ìnclita Vo- 
lita Profapia degnò fino da Jecoli più rimoti ri- 

A 2 guar- 



548626 



guardare con parzialità di affetto quefla da 
lei fempre diletta Provincia y come fé Origina* 
ria foffe della medefima , o qui trapiantata a* 
vefse in alcuna Città delle più rinomate di ef- 
fa la primiera [uà Patria y allorché Roma y e 
V Italia tutta geme a fato il ferro de' Barba- 
ri y cercando fu quefìi lidi qualche afilo di fi* 
cure^Xa . 

Ma fé qui aggiornando Efsa fi diflinfe tra le 
più Ilìufiri del Friuli colla Religione > e Giufìi- 
%ia y Virtudi y che rendono più di ogn altra le 
Famiglie immortali ; pajfata a Venezia vie più 
gloriola fi refe colle Virtù medefime y e colla 
magnanimità delle anioni ; diforta che porta* 
fa dal merito fi vide ne* fuoi Figliuoli folleva- 
ta alle Dignità più cofpicue di quella Invitta 
Repubblica : contandofi in lei non folamente Se- 
natori y Cavalieri y e Procuratori in gran nu- 
mero ; ma ancora Prelati di primo rango y Cu- 
ratori a Principi y e Re y Supremi Condottie- 
ri di Armate Terre Bri y e Marittime y ed an- 
che più Principi fui Due al Soglio fé dutì. 

Se però la maggior parte di loro ho per bre- 
vità rifiretti in poche righe y fen^a nome y o 
difiin%ìone dì anioni y non con deggio fare di 
quelli 2 che fi refero più giovevoli al Friuli i 
i tra 



V 

trainati il primo a comparire , come hme^ 
che da vicino riverbera fu noftrì occhi , farà V 
Eccellentìfftmo Signor Girolamo Vofìro degna 
Fratello y unìverfalmente per Ottimo Rettore 
acclamato da quefìì Popoli , dacché lo fperì- 
mentarono Provido , e Giufio Luogotenente di 
quefìa Patria : delle cui egregie doti y per ef- 
fera prefente , è meglio tacere > che poco par- 
lare . 

E poiché il Ragguaglio , che Vi offro verfa 
fu Monfalcone > non farà , che cofa dicevole il 
nominare in fecondo luogo ìlfempre memorevole 
Vofìro Tsio Giambattifìa , che fpedito colà due 
volte ne IV emergente più ardue di vicino conta» 
gio nel i68fc , e nel 1688 die pruova di una 
vigilanza ìndefefsa , colla quale fi conciliò uni- 
verfali applaufi per avere prefervata illefa la 
comune pericolante falut e . Rifcofe poi egli du- 
plicate le lodi y allorché nel 1695 ebbe per 
la ter^a volta a conferir/i in quefìa Provincia 
nella Carica riguardevole di Sindico , ed In- 
quifitore . 

Ma fé a tempi più rimoti rivogliamo ì [guar- 
di , verrà a noi incontro Giovanni Patriarca 
di Grado > Prelato adorno di ogni Cri/liana 
Virtude , il quale nel noi fu a quella Me* 

A 3 tro- 



VI 

tropolitana Dignità fuplìmato \ Molto ammi* 
rato riefct ancora nel 1264 un Marino ornato 
della più foda y e raffinata eloquenza > il qua* 
le dalla Serenijfima Voflra Repubblica fpedito 
Amba/datore ad Alberto Conte di Gorizia > 
impetrò da quello Principe V importante libe- 
razione di Gregorio Montelongo Patriarca di 
Aquileja da lui ditenuto prigione. 

Allì due fovraddetti fiamì permesso dì ac- 
coppiare altri y che a coflo de' proprj pericoli y 
pure colle lettere y con il comando aggiun- 
fero alla Voflra Progenie nuovi fplendori . Tra 
quefli forge per primo un Jacopo Cavaliere > e 
Proveditore delle Armi Venete al foccorfo de- 
gli Udine fi nel 138 1 , // quale col fuo valore 
ottimamente corrifpofe alle fperan^e da lor con* 
cepite . Ne men chiaro di lui comparifce Gian- 
paolo anch y egli Proveditore y che avendo nel 
1 5 1 1 vigorof amente ribattuti gV impetuofi prò* 
grejfi dell'i Tedefchi y lafciò apprefso il Mondo 
tutto un illuflre teflimonio di approvata con* 
dotta , ed a noi una memoria indelebile dì 
noìlro obbligato dovere . Circa i quai tempi vi 
fu un altro Gradenigo per nome Ale f Sandro , 
il quale negli anni 14 14 , e feguente fu dalla 
Comunità dì Gemona eletto per fuo Capita- 

nioy 



vn 

nìo , nel qual pofto né innanzi , ne dopo fi tre* 
va , che mai fede/se alcuno de* Veneti Patri* 
ZJ : di tanta probità , e dolcezza , che nel 

*$ l 7- fa a P eni vott ripoflo in quella Sede 
da me de fimi G emone fi. 

Ma non mai abbaflanza fi potrà lodare il 
coraggio/o ifiinto di Giambattìfia y Andrea , e 
Bortolameo a Tadeo Figliuoli , i quali circa 
il 1 5 2Z militarono a difesa del Friuli , con ar- 
dore sì rifoluto y che al fatale infortunio di li- 
na dura cattività convenne loro unire V altro 
non men acerbo dì veder fi ì proprj poderi leva» 
ti dalla for^a nimica. Quanto più compatiti , 
tanto più gloriofi perciò efjì voleranno fu le pen* 
ne de" nofiri Scrittori y apprefso i quali molto 
celebre ancora apparifee Giorgio eruditi/fimo Se* 
natore , che accoppiando la foavità della Poe* 
fia alla dolcezz a del tratto , dopo il lungo 
foggiorno , che qui fece , lafciò in tutti un 
"vìvo de fide rio dì una permanenza più lunga . 
Quefiì fu Padre a due gran Figliuoli > amen- 
due di fempre gioconda memoria al Friuli : u* 
no detto Agofiino , /' altro Andrea : quegli 
Patriarca di Aquileja > di uno z?lo incompa- 
rabile : quefiì Sindico , ed Inquìfitore dì una 
più che raffinata prudenza» 

Chiù* 



Vili 

Chiuderò quefta gloriola Serie di quei Gra- 
denigbi , che benefici comparvero al Friuli % 
con un Pietro Fratello al primo già mentovato 
Ciambattifia , Senatore di un contegno ammi- 
rabile , nato più tofìo per recare splendore aU 
le Cariche , che per riceverlo . Quefii nell'ar- 
duo impegno, che qui fofìenne nel 1661 dì Ca* 
faticatore non feppe valer fi della f uà Carica % 
che per far fi lodare , e 4 amare . 

Eccitato adunque da tanto fplendore , e he* 
neficen^a da' Voftri Maggiori conferita a que- 
fta Provincia ne* tempi andati , e prefentì , 
non potè la mia gratitudine arre Bar fi di non 
confegrare a Voi quefti riverenti miei Fogli . 
Benché però ejfft Grand' Uomini mi fofsero un 
forte motivo di piegarmi a quefto dovere ; tut- 
tavia il confederarvi un par^ialijjimo Protetto- 
re di tutti quelli , che a trarre dall' obblio le 
antiche più pregiate memorie impiegano le loro 
fatiche : ed il fapere y che Voi fiefso avete in 
fochi anni con fingolarijfma lode uniti più di 
quattrocento Codici ; e ciò , che è più da am- 
mirarfi , con ottimo ordine difpofii a comodo 
della Veneta Storia , vìe più mi ha fatto in- 
vaghire dì fupplicarvi ad accettare fotto /' au- 
torevole Vojiro Padrocinio quefta qualfiafi mia 

Ope* 



IX 

Operetta . Munita efsa di tal Protezione di- 
verrà tanto più fortunata y quanto celebre è 
ormai divenuto il Voflro Nome apprefso molti 
Scrittori dell 9 età noftra , e [penalmente ap- 
prefso quelli y che Vi conobbero nella Serenlffi- 
ma Patria onorato di più Magi/irati ; e fingo- 
larmente dì quello di Savio di Terra Ferma , 
da Voi fofienuto con fommo %elo > ed applaufo. 
Onde pare , che ancora a Voi fi pofsa addiriz- 
zare quella lode , che dagli Ambafcìadori del- 
la Repubblica fu data a Paolo II , allorché 
dell' af sonatone fua al Pontificato andaronfi a 
rallegrare , dicendogli : Fuifti omnis anti- 
quitatis perfcrutator affiduus : erudì vidi , 
& peótori tuo recondita fcripta , & vetu- 
ftatis gefta refervafti. 

Con tale fentimento adunque do fine aquefi* 
atto di mìa rifpettofa rafsegnayìone y e verfo 
Il merito di S. E. Luogotenente Vofiro cfsequia- 
to Fratello >e verfo quello dì V. E. , a cui ri- 
verentemente inchinato pienamente miconfacro 

Di K E. 

Udine 8 Settembre 1741. 

U mi Ufi. Devotifs. OUìigatìfs. Serv. 
Bafilio Afquini. 



NOI RIFORMATORI 

Dello Studio dì Padoa. 
N.49 

AVendo veduto per la Fede di Revifione, ed Ap« 
probszione del P. Fra Paolo Tommafo Manu- 
elli Inqurfìtor di Venezia nel Libro intitolato: Rag- 
guaglio Geografico Storico del Territorio di Monfalcone 7icl 
Friuli dì Bajtlìo Afquwi non v* eflfer cos* alcuna con- 
tro la Santa Fede Cattolica , e parimente per atte- 
ntato del Segretario Noitro ; niente contro Prencipi, 
e buoni coftumi , concedemo Licenza a Gio: Battifta 
Murerò Stampator di Udine , che poflì effer Cam- 
pato, oflervando gli ordini in materia di Stampe, e 
prefentanco le fedite copie alle Pubbliche Librarie di 
Venezia, e di Padoa. 
Dat. li 3. Luglio 1741. 

( Gio: Emo Proc. Ref. 

( 

( Z. Alvife Mocenigo 2. Ref. 

Regiftrato in Libro a cart. 7. 

Agoftino Bianchì Segret. 



Adi 1$. Luglio 1741. 
Regiftrato nel Magiftrato Eecellentiflìmo contro la 
Beftemmia. 

Lorenzo Maria Cofsalt Nod. 



D.JO: 



XI 

D. JO: HIERONYMUS GAZONI 

Congrega tionis Clericorum Regularium 
S. Pauli Praepofitus Generalis. 

CUm Librum , cui titulus eft : Rag- 
. guaglio Geografico Storico del Territo- 
rio di Monfalcone nel Friuli a P. D. Bafilio 
Afquinio Congregatioois noftne Presbytero 
Profeflb compofitum , duo ejufdem Con- 
gregationis noftrae eruditi Viri y quibus id 
commifimus , accurata le&ione > & gravi 
judicio recognoverint , & pofle edi in lu- 
cerli probaverint ; Nos ut typis mande- 
tur , quantum in Nobis eft , facultatem 
facimus . In quorum fidem has fieri , fi- 
gilloque noftro munin juffìmus. 

Dat. Romae in Collegio noftro Ss. Blafii, 
& Caroli die 17. Decembris 1740. 

D. Hieronymus Gazoni Praepof. Gener. 
D. Valentina! Vìanì Cane. 

Erro- 



Xìl 










Errori. 


Correzioni, 


Pag. S 


linea io 


longo 


lungo 


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in quelle 


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ftrettamente 


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Galli 


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RAG- 



RAGGUAGLIO 

GEOGRAFICO STORICO 

DEL TERRITORIO 

DI MONFALCONE 

DI BASILIO ASQU INI. 
LIBRO PRIMO. 




E vi è alcuna parte del Friu- 
li , che lode fi meriti Ango- 
lare , quefìa fi è certamen- 
te quella , che dal fuo luogo 
principale Territorio di Mon- 
falcone viene appellata. Effa 
ha il giorno nel maggior' eftate di quafi Te- 
dici ore : in confeguenza dovrebbe effere nel 
fettimo clima , ed avere quarantafei e più 
gradi di elevazione . Ed in fatti le ultime 
Offervazioni dell' Accademia delle Scienze 
di Parigi attribuifcono a Udine, che n'è la 
Capitale di tutto il Paefe > e di poco più 

A Set- 



x Del Territorio 

Settentrionale di Monfalcone , gradi qua- 
rantafei , e minuti trenta in punto di al- 
tezza . Tuttavia i noftri Scrittori non le 
concedono , che gradi quarantacinque , e 
trenta minuti : riportatili forfè a Tolem- 
meo , il quale quarantacinque foli ne af- 
fegna ad Aquileja , quantunque fi fappia 
aver egli in molte delle fue dimensioni 
traveduto non poco. E' paefe temperato 
di modo , che né pure nelT alto inverno 
fi fente gran freddo , fé quefti non vie- 
ne accompagnato da certo vento orientale, 
malamente da' Friulani chiamato Bora , 
il quale ivi fuole imperverfare in iftrane 
guife ; di fortachè , V autunno maffima- 
mente , non concede quafi mai triegua ; 
per quanto almeno noi l'abbiamo prova- 
to. L/ aria non è da pertutto eguale ; im- 
perciocché fotto i monti è univerfalmen- 
te falubre ; ma verfo il mare è per lo 
più grave y Angolarmente neir eftate , ed 
autunno , ne' quali talvolta induce feb- 
bri di lunga durata , e non di rado an- 
che mortali. Il gironi effo è di venti- 
quattro miglia incirca : né più di cinque 
fi ftende per retta linea dall' orto air oc- 

cafo; 



di Monjalcone Lil. 1. 3 

cafo ; fé il vero ci rapprefenta la Tavola 
prodotta da Fauftino Moifeflò Patrizio 
Udinefe nella fua Storia dell' ultima guer- 
ra del Friuli. Ma da Settentrione a me- 
zodì , cioè da Sagrato all' Ifola Morofi- 
na , crediamo , che alquanto più fi di- 
ftenda, inclufi però in quefti termini an- 
che i due prefati luoghi. Egli è di figu- 
ra poco men che quadrata , fé però fi ec- 
cettua quel tratto ; che longo , e più ri- 
ftretto del redo, per circa due miglia fi 
fporge irregolarmente dalla foce del Pon- 
ziano fino al Timavo : il qual tratto tut- 
to fi ftende fuori del detto quadrato . Ha 
per confine dal mezodì Y Ifonzato , che 
è uno degli antichi alvei del fiume Ifon- 
zo : a fettentrione una catena di pietrofi 
Colli , che fcorrendo dal Timavo all' I- 
fonzo lo dividon dal Carfo : ad occidente 
T Ifonzo : ad oriente perfine il Timavo , 
e parte del Golfo Diomedeo > ora detto 
Trieftino . Quefti fono i naturali confini 
del Territorio di Monfalcone , quantun- 
que tali non fieno, i politici ; attefochè , 
né ciò , che fi fpetta a S. Giovanni di 
Carfo , né ciò che appartiene a Sagrato , i 

A 2 qua- 



4 Del Territorio 

quali due luoghi ha la natura inclufi in 
quefto Territorio, obbedifce come il reftan- 
te alli Veneti ; ma alla Cafa d' Auftria , 
de' quali è oggidì la padrona. Tali con- 
fini però non fono rigorofamente quali o- 
ra gli abbiamo defcritti ; ma li Colli , che 
ponemmo a tramontana , partecipano al- 
quanto delP oriente : e così gli altri tre 
rifpetti tutti coir antecedente s a Scontra- 
no alquanto. Di ciò però, che appartie- 
ne di quefto Territorio alli Veneti , po- 
trà il Leggitore offervare una più efatta 
confinazione , che porremo al fine di que- 
llo Ragguaglio . Da' fegni , che ancora 
fuffiftono , fi può conofcere chiaramente, 
che agli antichi tempi Tlfonzo molto più 
li accodava a Monfalcone di quello fi fac- 
cia al prefente ; mercecchè da' fiti depref- 
fi, che apparifcono ancora, abbaftanza fi 
rende manifefto il più antico fuo alveo : 
il quale da Sagrato , villa , che fi affac- 
cia fu detto fiume , torcendo verfo orien- 
te il fuo corfo , paffava per Fogliano , 
Redipuglia , Vermegliano , ed i Ronchi: 
quindi a mezodì ripiegandoli per la villa 
di Aris, e quella di Sterenzano, andava 

a ca- 



dì Monfakone Lìb. 1. 5 

a cadere nel Jadiniz > antico letto del me- 
defimo , il quale lo portava neir Adria- 
tico feno a fcaricar le fiie acque. E che 
ciò fla vero , ferma certezza ci porgono 
i cinque Pilaftroni , infigni reliquie del 
maeftofo Ponte tutto di pietre polite fab- 
bricato , il quale fi crede , che vi ergefle 
Augufto , mentr' egli in Aquileja foggior- 
nando y per otto mefi ivi continuò la fua 
dimora a come ci viene da Svetonio nella 
fua vita teftificato. Le bafi di quefti pi- 
laftroni il fcuoprirono circa il 1680 , men- 
tre fabbia eftraevafi dietro la Chiefa Pa- 
rochiale de' Ronchi , groffo villaggio due 
miglia appena dittante da Monfalcone : il 
che ci viene affermato dal P. Ireneo della 
Croce Carmelitano Scalzo lib. in cap.xn 
della fua Storia di Triefle : colla pietra 
di parte de' quali fi rizzò > non fono che 
pochi anni > il Campanile dell' altra più 
vicina villa detta S. Polo. Fu poi quefto 
Ponte abbattuto dagli Aquilejefi > affine 
d'impedire a Maffimino Imperatore il paf- 
faggio , allorché dichiarato nimico dal Se- 
nàto portavafi all' attedio di quella infi- 
gne Metropoli , la quale del Senato iftef- 

fo a- 



6 Del Territorio 

£o avea prefe le parti . Tutto ciò abbia- 
mo da Erodiano lib. vili e. iv, il qua- 
le circa detto Ponte in quella guifa fi ef- 
prime : Pontem y quod opus magnum , atque 
pulcherrimum veteres Imperatore! lapide qua- 
drato conflruxerant y pilis quibu[dam parvis 
fenfim crefeentibus y ruperant y & refoherant 
Aquilejenfes . Avendo Aquileja più die mai 
fiorito dopo detto affedio , il quale accad- 
de circa gli anni del Signore 237 y pentia- 
mo , che il Pubblico di quella Città , o 
pure qualche altro Imperatore lo avrà ri- 
alzato : e che poi da* medefimi farà fla- 
to diftrutto alla comparfa di Attila , o 
pure di qualche altro barbaro invafore d* 
Italia : e forfè anche abbandonato alle in- 
giurie del tempo , dacché V Ifonzo volfe 
per altra parte il fuo corfo. Di un Pon- 
te eretto in quei contorni fa menzione an- 
cora il Palladio Rer. For. Jul. pag. 48 : 
qui in Japidiam ( die' egli ) atque adeo in 
agrum Montis falconi tranfitum faciebat ; ma 
quefti , com' ei fteffo afferma , era vicino 
Gradifca , ed aveva un' arco folo ; ma il 
noflro era piantato preffo la villa de' Ron- 
chi , ed era foftenuto da quattro archi 

alme- 



di Monfalcone Lib. 1. 7 

almeno , del quale è probabile , che il 
fuddetto Palladio non avefte alcuna co- 
gnizione , per non effere al fuo tempo 
flato quefto ancora fcoperto . Dodici mi- 
glia , fcrive Erodiano , che quefto Ponte 
fi alzava da Aquileja lontano ; ma è da 
faperfi per avvertimento di Francefco Sco- 
to nel fuo Itinerario d'Italia, chele mi- 
glia de' Romani erano delle odierne al- 
quanto minori . Da tutto ciò dobbiamo 
inferire, che V Ifonzo, oltre quello, per 
cui ora fcorre , fi ebbe due altri letti , 
cioè quello , che paflava fotto il Ponte 
antidetto , che fu il primo , per quanto 
almeno a noi è palefe ; e 1* altro , che 
prefentemente vien detto Ifonzato . La 
caufa , per cui quefto fiume ha cangiato 
più volte il fuo alveo , per quanto alme- 
no il noftro corto intendimento ha potu- 
to giudicare queft* autunno 1740 , in cui 
ci fiamo a pofta portati in barca a con- 
fiderare V ampia fua foce , fono i grand* 
alberi , che fiaccati da monti , e per lun- 
go tratto feco portati , li viene poi in ef- 
fa a deporre , per deficienza di queir im- 
peto , che gli fomminiftrava la declività 

del 



8 Del Territorio 

del fuo letto, e che nella foce quafi /la- 
gnante , perchè piana , viene quafi del tut- 
to a fcemarfi . Adunatefi adunque col tem- 
po attorno detti alberi varie immondez- 
ze , le quali fcendendo fi attira dietro , 
viene a poco a poco ad innalzare il fuo 
alveo , di maniera che impedito col pro- 
ceder degli anni P ordinario fuo corfo , 
gli conviene poi cercare altrove lo fcari- 
co alle copiofe fue acque . Dalla Città di 
Aquileja fino a quefto Ponte vi tirarono 
i Romani una ftrada, che Gemina fu chia- 
mata , o dall' autore chiamato Gemino ; 
imperciocché vi fu tal famiglia Romana, 
che portò il cognome di Gemina , e tra 
le altre la Servilia , la quale ebbe un Con- 
folo detto Marco nel 757 di Roma, an- 
no, in cui Augufto regnava. Può effere, 
che foffe anche così detta da qualche Le- 
gione nomata Gemina , delle quali ven* 
era più di una , adoperata nella coftru- 
zione di quefta via ; effendoci noto , che 
molte ftrade furono tirate da' Romani in 
Italia coli' opera de* Soldati. Guada quefta 
via , vi fu un'Imperatore , che la riftorò, 
come fi può dedurre dalla Ifcrizione , che 

qui 



di Monfalcone Lìb. 1. 9 

qui fotto porremo , quale fi legge nella 
Chiefa dell' infigne Moniftero di Aquileja, 
e quale ce V ha regiftrata il Sig, Canoni- 
co JBertoli nel fuo libro ultimamente , e 
con molto applaufo , ufcito alla luce. 
1/ Ifcrizione è quefta. 



IMP. CAES. 

INVICTVS AVG. 
AQVILEIENSIVM 

RESTITVTOR 

ET CONDITOR 

VIAM QVOQVE 

GEMINAM 

A PORTA VSQVE 

AD PONTEM 

PER TIRONES 

IVVENTVTIS NOVAE 

ITALICAE SVAE 

DILECTVS POSTERIOR 

LONGI TEMPORIS 

LABE CÓRRVPTAM 

MVNIVIT AC 

RESTITVIT. 



Il primo ad avvertirci della caflatura, 
colla quale vedefi deturpata quefta Ifcri- 

B zio- 



io Del Territorio 

zione , fi fu il fudetto Sign. Bertoli , a« 
Vendola tutti gli altri , cioè Lazio, Clu- 
verio, Grutero , Candido, Palladio , ed 
altri , anzi noi fteffi indotti dall' autorità 
loro , non avendola mai veduta in origi- 
nale , fempre {limata intera ; e perciò cre- 
duta appartenere ad Augufto. Ma il Sig. 
Bertoli fa vedere con molte ragioni, che 
quefta Lapida per niente fpetta a quefto 
Imperatore , e fpezialmente per lo titolo 
ài Invitto' y che ad effa fi vede affidò. Que- 
llo titolo ,, die' egli , che per quanto ha 
potuto oflervare , non V ha mai trovato 
conferito in bronzo ad alcuno , prima che 
a Severo : ed in marmo non ad altri prima 
che ad Adriano. Per quefta ragione ei ri- 
getta da quefta Lapida anche il nome di 
Domiziano , quantunque tale contro lui 
prorompe/Te V odio del Senato , che co- 
mandò , appena morto , fecondochè ci af- 
ferma Svetonio , che per fuo vitupero da 
per tutto fi radette il fuo nome. Onde a 
lui pare piuttofto convenire a Diocleziano , 
il quale dimorando in Aquileja fi meritò 
colla ftrage ivi fatta degl'innocenti Criftia- 
ni , che , refa la pace alla Chie/a , fofle 

fu 

\ 



di Monfalcone Lìb. 1. n 

fu quefto faflb la memoria di lui abboni- 
ta : benché per altro molto benefico verfo 
gli Aquilejefi fi foffe moftrato , e per la ri- 
ftorazione della fuddetta ftrada Gemina, 
e per altre opere in detta Pietra fuppofte . 
Ma non effendo Diocleziano flato Spagnuo- 
lo , come a me fembra , che detta Men- 
zione il richieda , vengo in opinione , che 
quefta Lapida fi debba piuttofto aferivere 
ad Adriano , che ad altri. Leggefi in efla, 
che detta ftrada fu riftabilita per Tirones 
juventutis nova Italica fua . Qui fi fa men- 
zione , come ben' avverte il Sig. Bertoli , 
ed anco lo prova con più ragioni , d' Italica 
Città di Spagna , ora detta Siviglia la vec- 
chia , o pure fecondo altri Alcalà del Rio, 
luoghi amendue vicini a Siviglia la nuova , 
a cui in quefta Lapida vien* aggiunto il 
pronome di fua . Onde parmi per quefta 
addizione di fu<e ec. che dette parole per 
Tirones juventutis nova ec. vengano a for- 
mare quefto fenfo : V Imperatore > quaregli 
poi fi foffe , riftabilì quefta Brada per opera 
de' faldati novamente eletti in Italica fua Pa- 
tria . Ma che foffe Adriano , da ciò , che" 
ora fiamo per dire , ci pare poterlo non 

B % fen- 



1% Del Territorio 

fenza valido fondamento inferire . Itali- 
ca tre Imperatori die al Solio Romano , 
fecondo ciò y che fi legge in Aurelio Vit- 
tore , ed in Eutropio , cioè Trajano , A- 
driano , e Teodofio il Grande. A Traja- 
no , come fopra abbiamo dimoftro coir au- 
torità del Sig. Bertoli > non può compete- 
re quello marmo a cagione dell' InviEìus , 
che vi fi legge. A Teodofio conviene Y In- 
vifius : e fi potrebbe dire , che , o Maffi- 
mo , o pure Eugenio , Tiranni da lui fu- 
perati , faceffero in odio di lui fcancellare 
il fuo nome , allorché fu da loro Aquileja 
occupata ; ma Teodofio avanti la vittoria 
riportata di loro , non mai regnò in occi- 
dente y ove trovavafi Italica ; onde non vi 
potè né fare la fcelta di quei nuovi folda- 
ti , né riftabilir detta flrada : e poi né lo 
Itile , né i caratteri , co* quali vedefi que- 
fta Ifcnzione diftefa , per quanto ci fu af- 
fermato da chi Tha veduta > fembrano per 
niente convenire a' tempi , ne 5 quali regna- 
va Teodofio . Refta adunque che fi dica , 
che il nome Scancellato in quefta Lapida 
foffe quello di Adriano , che oltre Y efiere 
nativo d' Italica > come vuole Eutropio , 

o pu- 



di Monfalcone Lìb. L i j 

o pure folamente originario , come voglio- 
no altri , li fi trova ancora in altre Lapide 
conferito il titolo fpeziofo d'Invitto . Ven- 
go poi confermato in quello parere dal fa- 
perfi , che Adriano vifitò tutto V Imperio 
Romano tirando/! addietro una quantità di 
artefici divifi in Centurie a guifa di una 
Legione , a fine di riftorare le Città vifita- 
te in tutto ciò, che tenevan bifogno. Nam- 
que ad specimen legionum militarium , jabros , 
perpendiculatores , architetto* , genufque cun- 
Sium extruendorum moenium , feu decorando- 
rum in cobortes centuriaverat . Sono parole 
dell' Epitome di Aurelio Vittore. Ond' è 
da crederfi , che capitaffe ancora in Aqui- 
leja , e che foddisfacendo anche quivi al 
fuo talento benefico , riftorafle non fola- 
mente quefta ftrada ; ma vi facefle ancora 
delle altre opere a di lei vantaggio , come 
fi può dedurre da quel Viam quoque Gemi- 
nam , che fi legge nel marmo antidetto . 
Perchè fofle poi da fcalpello levato il no- 
me di sì benefico Principe , non faprei di 
molte ragioni , che fi potrebbero addurre, 
provenienti talora dal cafo , e dal capric- 
cio degli uomini ; e tal' altra dalla vendet- 
ta ^ 



i4 Del Territorio 

ta y e dall' invidia di altri , quale feieglier 
di lóro . Si potrebbe però riferire tale fcan- 
cellamento a ciò , che di Adriana raccon- 
ta lo fteflo Aurelio Vittore , cioè che poco 
prima di morire y faceffe egli uccidere la 
maggior parte de' Senatori : cofa che irritò 
talmente i fuperftiti di loro , che nec Prin- 
cipi* quìdem oratu , cioè di Antonino fuo 
fucceffore > poteanfi piegare a numerarlo 
tra Divi. Tra i Senatori uccifi nulla vi ha 
dell'improbabile , che vi fofle qualche A- 
quilejefe , a cui riguardo da' fuoi parenti , 
o concittadini foffe in vendetta fubito la di 
lui morte rafo il fuo nome . Supporto a- 
dunque , che il nome mancante fofle quel- 
Io di quefto Principe , potrebbefi la fud- 
detta Ifcrizione in tal guifa fupplire , e tra- 
durre. V Imperatore Cefare NervaTrajano 
Adriano , Pontefice Maffimo , Confole y Tribu- 
no ce. Invitto y Augnilo y RiHoratore , e Fon- 
datore degli Aquile je fi riB abili , e fortificò an- 
she la Via Gemina y la quale per V ingiuria 
del tempo era di molto guafia } dalla Porta fi- 
no al Ponte ; e ciò fece per opera de 3 nuovi 
joldati y i quali nell' ultima fcelta avea arro- 
lati in Siviglia fua Patria. 11 titolo di Con- 
dito- 



dì Monfakone Lìb. 1. 15 

ditore , o fia Fondatore , è qui dato ad A- 
driano per adulazione, come fu dato a Co- 
modo in una Medaglia , in cui fu chiamato 
Conditore di Roma . Ma ritornando al no- 
flro Territorio , dico , che molto celebre 
fu appreffo gli antichi Autori la fecondità 
dell' Aquilejefe , di cui una parte poco me- 
no , che fobburbana fi era quefto Diftretto 
di Monfalcone : e non fenza ragione per ve- 
ro , maffimamente fé parliamo di quefto ; 
avvegnaché fu effo talmente dalla benigna 
madre natura privilegiato , che fembra a- 
ver effa verfato in lui gran parte de* più 
pregiati fuoi doni: onde qualvolta in Friuli 
fi nomina il Territorio , per la fua eccel- 
lenza, s'intende quefto : quafi che egli folo 
fra tutti gli altri del Friuli fia degno dì 
portare tal nome . E per incominciare dal- 
la bontà del fuo terreno , egli è dotato di 
una indole sì generofa , che con ben larga 
ricompenfa fuol corrifpondere a chiunque 
il coltiva. Di rado però addiviene, che gli 
fi tributi tutta quella coltura , che sì gran 
benefattore fi merita , per la fcioperatezza 
connaturale a tutti gli abitatori de' paefi 
fecondi, i quali affidando tutte le loro fpe- 

ran- 



i6 Del Territorio 

ranze alla ubertà del terreno > poco , o 
nulla di loro induftria vogliono apporre. 
Contuttociò ogni forta di Tementi conduce 
a perfezione , fpezialmente formenti , i 
quali al candore, che alquanto loro manca, 
fupplifcono abbondevolmente colla foavità 
del fapore . Ma in niuna cofa fpicca mag- 
giormente la maravigliofa attività di que- 
llo terreno , che nella produzion delle 
piante , le quali ben nutrite , e perciò rit- 
te , groffe , e fuccofe s' incontrano quafi 
in ogni luogo : Angolarmente le Viti, del- 
le quali né di più feconde , né di più folte 
crediamo , che in tutto il fuo imperio pof- 
fa Bacco vantare . Parrebbe cofa difficile 
da crederfi , e forfè tra le menzogne da ri- 
putarli, quando ciò non conftafle da Quar- 
tefi, o fieno Decime, di una per ogni qua- 
ranta mifure , che fi pagano per pio antico 
iftituto alli Parochi , il dire , che quello 
picciolo , e riflretto paefe , che appena per 
la metà è piantato di viti , effendo in mol- 
ti luoghi occupato da monti, prati , bofchì, 
e fpezialmente da longhe , e ben larghe 
paludi , imbotti un 5 anno per V altro circa 
dodici mila Orne di vino , che danno Con- 

zi 



di Monfakone Lìb. 1. ty 

zi circa venti mila , mifura , di cui fervefi 
la maggior parte del Friuli. Ma ciò che 
rende maggior maraviglia fi è , che in tan- 
ta copia di vino , non vi manca il fuo pre- 
gio : fé però fi eccettuano le Roffare , da 
cui fpremefi un fempre debole , e fcolori- 
to liquore . Gli altri tutti fono , per le 
menfe particolarmente , di una fingolariffi- 
ma ftima : dimodoché né per lo fpirito > 
né per lo gufto y né per altra qualità > che 
ne' più pregiati fi cerchi , non cedon la pal- 
ma } non dirò folamente a quelli del refto 
del Friuli y quantunque di fquifitiffìmi ne 
produca ; ma ne pure ad alcun* altro de' 
più lodati , che ne vanti l'Italia ; imper- 
ciocché molto pettorali fono > e paffanti : 
e di più grand' acqua portano fenza gran 
fatto fcemar di vigore. Confervanfi inoltre 
agevolmente da un* anno all' altro , come 
più volte abbiamo noi provato , fenza ri- 
portare dalla fcagion calda alcun nocumen- 
to : qualvolta però ferbati fieno in frefche, 
e ben cuftodite cantine. Né tacere dobbia- 
mo un gran privilegio , che mercè detti vi- 
ni fi godono quei abitanti , cioè di non ef- 
fere mai foggetti alli Calcoli ; dimodoché 

C in 



x 8 Del Territorio 

in tutto queflo Territorio , che oltre la 
Terra principale può noverare più di venti 
ville , non vi è pur uno , che per quefti fi 
dolga di prefente , né fi fa , che per lo paf- 
fato fiafi alcuno doluto . Tanto ci fu colà 
affermato da'* Medici , ed univerfalmente 
dagli Abitanti . Né fiamo gran fatto a ciò 
creder difficili ; imperciocché vi è tra Me- 
dici chi concede tale virtù ancora al Pro- 
feco , vino y che nafce nel Carfo , paefe a 
quefto , di cui ragioniamo , contiguo , e 
dalla natura nel rifpetto quafi medefimo 
collocato. Crederebbefi alcuno , eh' effen- 
do quefto terreno cotanto liberale in fom- 
miniftrare alimento alle piante > gran nu- 
mero di alberi pomiferi fi doveffe in que- 
fto Territorio vedere , i quali altrove fo- 
no di gran delizia, ed ornamento alle men- 
fe , ed anche di gran utile per nutrire i più 
fozzi bensì , ma anche i più proffitttevoli 
di tutti gli altri animali. E pure , fé fi ec- 
cettua qualche ricinto de' più beneftanti , 
pochiffimi fé ne offervano appretto gli al- 
tri , ed in campagna niuno , contro il co- 
ftume di molte parti d' Italia , le quali a 
tal effetto allevano molte Quercie , ed El- 



dì Monfalcone Lìb. h 19 

ci , e ne traggono un grande accrefcimen- 
to air entrate. Ma fé la terra riefce loro 
cotanto generofa , non meno utili effi pro- 
van le Acque. Non pochi fiumi, riguar- 
do alla picciola loro eftenfione ^innaffiano 
quefto fuolo , tutti di gran fondo y ed a 
maraviglia ripieni di Pefci di un diftinto, 
e più grato fapore di tutti gli altri vici- 
ni. Quefti fono il Timavo , le Fontanel- 
le , il fiume de* Bagni , la Roja di Mon- 
falcone, da cui viene formato il fiume Pon- 
ziano , corrottamente detto Ponzano y ed 
anche Panzano , o pure il fiume di S. Giu- 
flo. Oltre i fuddetti vi fono anche Fiumi- 
cino , rifdobbio, e l 5 Ifonzo. Eccettuato 
queft* ultimo tutti gli altri 'anno breviffi- 
mo corfo , mercè la poca diftanza , che 
intercede tra la loro forgente , ed il ma- 
re . 1/ Ifonzo però , che in fine fi unifce 
coir Ifdobbio , come di fondo più dilata- 
to degli altri , e di corfo più ftefo , di 
fpezie migliori, ed anche in maggior quan- 
tità produce i fuoi Pefci . Nafce egli nel- 
le Alpi Carniche da picciola eftenuata fon- 
te : venuto alla luce prende il nome d* 
Ifonzo , col quale infignito fi cala vers* 

C 2 oftro , 



so Del Territorio 

oftro , e lafciata Gorizia a deftra , con 
veloce corfo fi affretta a percuotere col- 
le fue onde Gradifca , la quale a di lui 
fìniftra rifiede. Quindi ripigliato il fuo im- 
peto viene a battere Toccidental fianco di 
quefto Territorio, predò cui ftrifciandofi 
per cinque y o fei miglia urta allafine nell* 
Ifola altre volte detta di Pietra Rofla , 
e di S. Marco , ma ora Morofina , per ef- 
fere in proprietà de* Veneti Patrizj, che 
portan tal nome : di tanta ampiezza , che 
fmunta dalle acque , che la rendono in 
gran parte palude , abil farebbe ad arric- 
chire non una , ma più famiglie. Qui la- 
fciato T antico fuo alveo , che già dicem- 
mo chiamarli Ifonzato , ed in cui ora al- 
tr' acqua non vi fcende , che quella del- 
la Mondina , la quale fuori del noftro Ter- 
ritorio riconofce V origine , piegandofi a 
deftra sbocca neir Ifdobbio , che verfo o- 
riente lo porta a fommergerfi nel feno A- 
driatico . Molti fiumi concorrono ad ag- 
grandirlo , cioè T Idria fuperiore , ed in- 
feriore , la Sora , la Cernizza , il Bacio, 
la Tolmina , e 'l Vipao. Ma niuno mag- 
gior incremento gli dona y che '1 Natifone 

con- 



dì Monfalcone Lìb. I. ix 

congionto col Turro , allora principalmen- 
te, che queftì gonfiato dalle acque piova- 
rie-, viene in lui a deporle : onde divenu- 
to in iftrana maniera grande , in tal gui- 
fa fi dilata , e profondali , che /ufficiente 
farebbe a foftenere qualunque Armata , 
quando l'imboccatura interrata dal flufìo 
marino non le oftaffe V ingreffo . Quefto 
difretto introdottoli anche negli altri fiu- 
mi di quefto Territorio , tutti gli ha re- 
fi egualmente incapaci ad accogliere gran 
battimenti . Incredibile copia di pefci fuo- 
le nel' Ifdobbio ( cosi con quefto unito fi 
chiama 1' Ifonzo ) a* fuoi tempi concorre- 
re, e tutti di /ingoiar perfezione, per l'ot- 
tima paftura , che trovano in efìò , An- 
golarmente Copefi , Porcellette ( amendue 
quefti fono della progenie de' Storioni ) 
Lizze , raro , ed efquifito pefce , fin di 
di quaranta , e più libre : Spigole ivi det- 
te Varoli di trenta : Trutte dell' ifteflb pe- 
fo : Branzini , Temoli , Cefali, Oftreghe, 
Dentali > Anguille , e molte altre fpezie 
di Pefci , che volendole tutte rammen- 
tare farebbe un* ìnnutilmente fiancarli . 
Neil' Ifdobbio , come anche negli altri fiu- 
mi* 



22 Del Territorio 

mi , eccettuato però il Timavo , in cui 
a' foli Arciducali è conceduto pefcare, per 
effere di loro giurifdizione : ed eccettua- 
to anche V Ifonzo , avanti però che sboc- 
chi neir Ifdobbio , in cui 'anno feudale 
diritto i Coo: di Sbruglio , di cui ragio- 
ne vi fono anche i tre pafli di Caffoglia- 
no , di Turriaco , e dell' Ifola , non altri 
vi poffono gittare le reti , che quelli, 
che dalla Comunità di Monfalcone 'anno 
levato T affitto . Non così però nella co- 
ftiera del mare , ricca anch' effa de' più 
pregiati natanti , che poffa il noflro ma- 
re offerire , ove a chiunque degli abitan- 
ti è permeffo di tentar la fua forte . Que- 
ilo gran comodo però , di cui va il vol- 
go privilegiato , cioè di poterfi con mol- 
ta agevolezza provedere di parte del vit- 
to , produce due cattivi effetti : uno, che 
per andare di foverchio in traccia de* pe- 
fci fi trafcura V agricoltura : l'altro , che 
gran malattie > anzi talvolta gran morta- 
lità s ingenera in quefta gente , la qua- 
le y ftandofi giorno , e notte in marina , 
maffimamente V Eftate , Uomini , Don- 
ne , Fanciulli , attirafi in petto V aria cor- 
rotta 



ài Monfalcone Ltb. L 23 

rotta delle adiacenti paludi , che fé non 
altro li tigne di un molto ingrato colore. 
Quefl' anno però 1740 , in cui per la po- 
co meno, che universale careftia erano 
quefti abitanti molto fproveduti di gra- 
no ; talmentechè a molti di loro convenia 
ftar fenza pajm molto opportuna ad efli 
è riefcitala pBffca : anzi pare, che la Di- 
vina Providen3ftabbia avuto riguardo al 
loro bifogno , facendo comparire a quefti 
lidi quantità di Sgombri , dilicatiffimo pe- 
fce , de' quali prendendone cogli ami ciaf- 
cuno più libre al giorno , 'anno potuto 
con invidia di molti altri abitatori del Fri- 
uli , con poca fatica , e niun difpendio , 
agevolmente trionfar della fame. Secoh- 
do che ci narra Svetonio il primo ad in- 
trodurre le Porte neir Imperio Romano 
fi fu Augufto , che per fapere più pretto 
ciò , che accadeva nelle Provincie , e per 
potere più follecitamente fpedire i fuoi 
ordini , prima difpofe di loco in loco ful- 
le vie militari alcuni giovani , che cor- 
rendo ciò efeguiflero ; poi v' inftituì alcu- 
ni Caleffi , o Carrette per V oggetto me- 
defimo . Et quo cekrius , ac fub manu annun* 

ciariy 



24 Del Territorio 

mari y cognofcique pop et , quid in provincia 
quaque gereretur : juvenes primum modici* in- 
tervallis per militares vias y dehìnc vehicula 
difpofuit. Ond' è credibile , che anche fu 
paffi deirifonzo, e principalmente fui Pon- 
te fovraccennato , eh' efifteva appreflo la 
noftra villa de' Ronchi , akune ve ne fta- 
bilifle : le quali anche coiAttimo provedi- 
mento le dotò di fofficieniP mantenimento 
per i cavalli , come raccorre fi può dalla 
lettera , che Teodorico Re de' Gotti , il 
quale riftabilì quefte Porte, fovvertite forfè 
da' Barbari 5 direfle a' Lucriftani , che noi 
interpretiamo per Sovraintendenti alle me- 
defime , i quali egli iftituì full* Ifonzo. Il 
titolo della lettera è quefto ; Univerjis Lu- 
crifìanis juper Sontium confìitutis Theodoricus 
Rex . 11 refto lo tradurremo in volgare. Non 
è dubbio , che il buon ordine delle Pojie molto 
conferire al bene del Pubblico , per cui mezo 
frontijftma obbedienza vien data a' noflri vole- 
ri : e perciò come di cofa ne ce js aria , fi de' ave- 
re fingolar cura che i cavalli ordinati a correre 
continuamente effe Pofte non infievolifckino per 
diffetto di nutrimento ; onde indeboliti cominci-* 
no poi pigramente a far quel viaggio , che ad 

oggeu 



di Monfalcone Lìb. 1. 25 

oggetto dì fola prefìtta fu iftituito. Perciò V 
ofsequio vojìro eccitato dal predente noflro co* 
mandamento fta pronto a ricuperare quei ter- 
reni , che per avanti fervìano a quello fine , 
dalle mani di quelli , che gli 'anno occupati : 
però in tal quantità , che loro riefcano di leg* 
ger nocumento , ed a noflri cavalli di {ufficien- 
te foftegno . Sin qui la lettera , la quale è la 
ventèlima nona tra le Varie del libro pri- 
mo di Cafliodoro. Da quefta lettera venia- 
mo ancora in cognizione, che Paolo Diaco- 
no non fu il primo tra gli Scrittori, che fa- 
ceffe menzione del Sonzio , o fìa Ifonzo , 
come fcriffe il Padre Leandro Alberti nel 
fuo Ducato del Friuli ; imperciocché colla 
medefima fi fa manifefto , che circa tre- 
cent* anni prima che fcriveffe il predetto 
Paolo , fu così nominato da Caffiodoro del 
prefato Re Segretario , non folamente in 
detta lettera ; ma ancora nel fuo Cronico, 
ove dice : His Coff. felicijftmm , atque fortìf* 
fimus D. N. Rex Theodoricus intravit Italiam 9 
cui Odovacer ad Sontìum pugnam parans vi- 
£ìus , cum tota gente fugatus efi . Ma altro 
staglio prefe il fuddetto Alberti , e con lui 
anche il Candido , ed il Palladio cogli al- 

D tri, 



16 Del Territorio 

tri , che li precederono , o pure feguiro- 
no , allorché figuraronfi , che Tlfonzo fof- 
fe dagli antichi Scrittori comprefo fotto il 
nome di Natifone . Si dierono eglino forfi 
a credere ciò , perchè correndo da qualche 
fecolo amendue quefti fiumi uniti , forma- 
no ora alcune miglia priachè entrino in 
mare un folo fiume . Ma non fu così ne* 
tempi Romani , ne* quali correvano del 
tutto feparati tra loro : e fé congiunti fof» 
fero corfi , pare più che verifimile , che il 
Natifone come minore , dovefle più tofto 
jicevere il nome , che conferirlo . Che al- 
tre volte correfTero del tutto difgiunti, al- 
meno dall' erezione del foprammentovato 
Ponte , la quale , v come dicemmo > viene 
attribuita ad Augufto , fino a Maffimino , 
cioè pello fpazio di circa dugento , e vent* 
anni , ce lo perfuade il faperfi di certo , 
che mentre Tlfonzo paffava fotto il fud- 
detto Ponte , il Natifone percuoteva colle 
fue onde Aquileja . E chi è pratico di quel 
litorale , ben fi avvede , che fotto detta 
Città non poteanfi infieme congiugnere , 
per la vicinanza del mare \ e per la distan- 
za di circa fette miglia , che intercedeva 

tra 



di Monfalcone Lib. 1. 27 

tra loro. Né vi è da porfi in dubbio , che 
T Ifonzo in quel tempo paffaffe fotto il 
Ponte fuddetto ; conciofliachè ferma cer- 
tezza ci porge la Lapida foprarriferita di 
Adriano , e lo disfacimento , che di eflb ne 
fecero gli Aquilejefi alla comparfa dell' an- 
tefcritto Maffimino : i quali certamente ro- 
vinato non T avrebbero , per impedire a 
lui il tragitto f fé fotto quello non fotte 
corfo . Che poi nel tempo medefimo il Na- 
tifone bagnafle Aquileja , non ci lafciano 
dubitare tre infigni Geografi , ed uno Sto- 
rico , cioè Strabone } Mela , Plinio , ed 
Ammiano . Strabone , che vifle a' tempi 
di Augufto nel lib. v. della Geografia per 
lo primo così lafciò fcritto : Aquileja fumi- 
ne adverfo onerariis navtgatur navibus per 
Natifonem fluvium plus ftadiis Lx. Né altro 
intefe additarci Pomponio Mela , allorché 
nel fuo lib. 11 fcriffe a' tempi di Claudio : 
Natifo ditem attingit Aquilejam. A loro fi 
uniforma Plinio lib. in e. xvin, il quale 
a Vefpafiano dedicò le fue Opere : Natifo 
cum Turroprtffluentes Aquilejam. Anzi più 
di dugento cinquantanni dopo di lui fegui- 
va il Natifone a bagnarla , come Ammia- 

D 2, no 



z$ Del Territorio 

no Marcellino ci attefta lib. xxi, parlando 
dell' affedio , con cui ftrinfero quefta Città 
ì Capitani di Giuliano 1! Apcftata : Civita- 
tem , ( xioè Aquileja ) Natifone amni pr<e- 
terlabente. Da tutto ciò s'inferifce , che il 
Natifone , e l'Ifonzo per tutto il fuddetto 
tempo corfero affatto di vi li , e che mentre 
uno batteva Aquileja , l'altro fi volgeva 
fotto il Ponte antidetto , almeno fino alla 
venuta dell' Imperator Maffimino. Si pen- 
farono alcuni , lo che notò ancora il loda- 
to Palladio lib. i Rer.For.Jul. avere i fud- 
detti Scrittori intefo parlare della Natiffa . 
Ma ciò non può effere , perchè la Natifla 
fcaturifce in piano , e poco fopra di quella 
Città : il Natifone allincontro forge molte 
miglia da lei lontano nell' Alpi , che Car- 
niche differo gli antichi , e paflava per Fo- 
rogiulio Colonia : particolarità , che non 
potevano effere non fapute da' fovradetti 
Geografi . Laonde fé ora , che uniti corro- 
no, portano differente nome, ed uno chia- 
mafi Ifonzo , e 1' altro Natifone ; è necef- 
Jfario , acciocché uno fi potefle distinguer 
dall'altro, che quando correvano del tut- 
to feparati , l'aveflero ancora diverfo. Né 

mai 



dì Monfalcone Lìb. L 29 

mai è da crederfi , che un fiume sì grande , 
qual' è l'Ifonzo , e ch'era sì opportuno a 
fermare le corfe de' Barbari , che ftacca- 
vanfi dall' Illirico a' danni d' Italia , e fu 
cui continuamente tragittavano le Romane 
Legioni , perfeverafTe fino a Caffiodoro ad 
effere fenza nome . Dunque dovea averne 
uno , e quefto fuo proprio , e non comune 
con altro . Ma quale effo fi foffe , non è co- 
sì facile il divifarlo. Plutarco nella Vita di 
Mario , parlando della difcefa de' Cimbri 
in Italia , fa menzione di un fiume , ch'e- 
gli noma Atifone : Barbari trajetio Atìjon? 
propugnaculum Romanorum occupavere . 11 
Palladio 1. in abbagliato dalla fomiglian- 
za del nome , pensò , che Plutarco ìnten- 
deffe parlare del Natifone in luogo dell' I- 
fonzo : Pro Sontio Natijonem habet Plutar- 
co : vitto illius rftatis , qu<e fcepius Sontìum 
dixit Natifonem . Ma la fomighanza del no- 
me effer non dee baftante a perfuaderci , 
che due fiumi portino un folo nome. Il 
Friuli conta molti di quefti , che poco > e 
quafi nulla fon tra fé differenti. Tali fo- 
no la Celina , e Zelina : Aufa , ed Au- 
pa ; Fella , e Stella : Idria > ed Hidra ; 

Tima- 



jo Del Territorio 

'limavo, eTamavo : (quefti però è Iago) 
Corno , e Cornapo : Natifone , e Natiffa : 
e pure non fono gli fteffi, anzi molto diverfi 
di fito , di ampiezza , e di corfo . Laonde 
T Atifone , e "1 Natifone , benché molto 
fomiglianti nel nome , poteano beniffimo 
efTere due fiumi diverfi . Ma Plutarco né 
pure per fogno s' immaginò di parlare in 
quefto luogo dell' Ifonzo, o pure del Na- 
tifone; ma bensì dell' Adice, ch'ei chiamò 
Atifone in vece di Atefi: forfè così portan- 
do la greca favella , nella qual lingua egli 
fcriffe. E che intendeffe egli parlare dell* 
Adice, un' irrefFragabile argomento ci por- 
ge l'Epitome Liviana lib. Lxvnr , dicen- 
do : Cimbri repulfo ab Alpibus fugatoque Q^Ca* 
tulo , f di quefto parla Plutarco ) qui fauces 
Alpium obfederat , & ad fluvium Athefim e a- 
fiellum infederat &c. Vide quefta Epitome 
il Palladio, e giudicò che qualche errore 
vi foffe inferito; fine dubio mendum in Li» 
vii Epitomatibus crediderim . Ma lo fteffo 
che Livio, anzi più chiaramente, lo fcri- 
ve L. Floro lib. in cap. in: fublatis fun- 
ditus Theutonis (parla egli di Mario Col- 
lega nel Confolato di Q. Catulo ) in Cim~ 

iros 



di Monfalcone Lib. 1. j i 

hros convertitur . Hi jam ( quis crederei ì ) 
per hyemiem , qu<e altius Alpes levat , Tri- 
dentini* jugis in Italiam provoluti ruina de- 
fcenderant. Athefim fluvium non ponte , ne e 
navibus , [ed fioliditate quadam barbarica 
ingreffi &c. Sicché non per le Alpi Carni- 
che, che fono le noflre, ma per le Tren- 
tine, difeefero i Cimbri air Adice, da Plu- 
tarco chiamato Atifone , allorché Q. Ca- 
ttilo inutilmente fegli oppofe. Svanifcono 
dunque affatto le ftragi , che quefto per 
altro lodevoliffimo Scrittore s* ideò fu tal 
fuppofto, fatte da' Cimbri nel Friuli, colle 
quali al dire di lui , reftarono rovefeiate 
a terra le Città di Atina , e Celina , Ca- 
rtel Venere , e quel di Cormonfo , oltre 
le altre Città , eh' egli fi figurò eflere fia- 
te ne noftri monti , cioè Ocra , Segefte, 
e Noreja ; avvegnaché non confta , che 
mai i Cimbri toccaflero il piano del Friu- 
li. Non al tempo di Cn. Papirio Carbo- 
ne , perchè allora diftrutta da loro No- 
reja , dovunque ella fi foffe , ritroceffero 
fenza più oltre avvanzarfì , come viene af- 
fermato dagli Scrittori. Non a quello di 
Q^ Lutazio Catulo , nel quale fcrive il 

Pai- 



3^ Del Territorio 

Palladio, che accaddero le prefate ftragi; 
perchè in tal occasione , non per lo, Friu- 
li , come abbiamo dimoftrato ; ma per lo 
Veronefe fecero detti Cimbri il loro paf- 
faggio. Ciò, che induffe detto Palladio a 
penfare , che quefti fcendeflero nel Friu- 
li } covn egli fcrive pag. 59 , fu il faper- 
fi , che il Norico , per cui effi prima paf- 
farono , fi congiugneva col Friuli : Nori- 
cum Foro Julìo conjungi y die'* egli , rerum 
Geographicarum peritos nullos latet . Ma ap- 
preso i medefimi è anche certo , che V i- 
fteflo Norico era contiguo al Tirolo , per 
etri fi avvanzarono i Cimbri verfo le Alpi 
Trentine . Non avendo dunque Plutarco 
prefo il Natifone per l' Ifonzo , né altri de- 
gli antichi , che a noi fian noti ; veniamo 
in parere contro V opinione de* fuddetti 
Candido , Alberti , e Palladio , ;che anche 
avanti Caffiodoro il noftro Ifonzo portaffe 
in latino il nome di Sonzio : non già per- 
chè Plinio lib. in cap. xvin faccia men- 
zione di certi popoli Alpini chiamati 5o«- 
^ionTJ y i quali lo Schonleben nel fuo Ap- 
parato pensò, che foffero così chiamati per 
edere al noftro Ifonzo vicini ; ma egli s'in- 
gannò; 



dì Monfalcone Lìb. I. 33 

gannò ; mercecchè eglino non appartene- 
vano alle Alpi noftre , ma a quelle , che 
confinano colla Provenza . Fa Plinio anco- 
ra menzione de Sondati ; ma ne pur que- 
fti competono al noftro fiume , perchè for- 
mavano un popolo, che alTAquitania fpet- 
tava. Piuttofto farebbe da crederfi, che 
gli Ambifon^i prendeffero dall' Ifonzo il lo- 
ro nome , gente , che da Tolemmeo vie- 
ne collocata alle noftre Alpi vicina. Ma 
a proferire , che il Sonzio fia flato così 
ancora anticamente chiamato , veniamo 
indotti dal confederare , che Cafliodoro 
fcriffe nel fecolo quinto di noftra falute; 
fecolo , in cui V Italia non avea ancora 
cangiato neir ora volgare idioma V antico 
fuo linguaggio latino : il quale per cornuti 
fentimento non fi guaftò , che al tempo 
de* Longobardi ; ond' è credibile , che no- 
minando egli T Ifonzo per Sontium , quel 
nome gli conferifle , che prima di lui e- 
rano foliti conferirgli i Latini . E tanto 
più reftiamo confermati in quefta opinio- 
ne, quantochè conofciamo aver egli fcrit- 
to latino con lode . Che fé in lui fi fcorge 
un non fo qual' affettata concatenazion di 

E paro- 



'54 "Del Territorio 

parole ; non fi può mai però tacciarlo di 
avere introdotte voci barbare , ed infolite 
ad udirfi dall' orecchie latine . E fé nelle 
fue lettere s'incontrano talvolta li vocabo- 
li di Lucriftano , Sajone , e confimili, que- 
lli erano nomi di Uffici così nominati tra 
Gotti, e come tali da lui apportati, e non 
mai come latini. Onde fé avanti Caffiodo- 
ro non trovafi chi nominafle V Ifonzo , ciò 
non avvenne , perdi* egli fofTe confufo col 
Natifone , col quale non avea in quel tem- 
po alcuna relazione ; ma perchè appreffo 
alcuni di quei Scrittori , che ci fono retta- 
ti , non fu il cafo di nominarlo : o perchè 
in luogo fuo fu nominato il fuo Ponte, co- 
me fece Erodiano : o "pure per fine , perchè 
da' Copifti , e forfè anche dagli Scrittori 
fu forpaflato , o per trafcuranza , o per 
qualche altro da noi non faputo accidente. 
Ma fé T Ifonzo fu longo tempo taciuto , 
altrettanto fu celebrato il Timavo > altro 
fiume , che bagna l'orientai fianco di que- 
llo Territorio . Il Biondo pretefe, che que- 
lli foffe la Brenta ; ma effendo fiata la 
fua opinione a fcfficienza ribattuta dal 
.Vadiano , dal Co; Madrifio ne' fuoi Viag- 
gi. 



dì Monfalcone Lih. I. 35 

gj , e da altri , e Angolarmente da Lean- 
dro Alberti nella fua Detenzione del Friu- 
li , non è d'uopo , che noi s* impieghiamo 
ulteriormente a confutarlo. Virgilio Ecl. 
vin li diede il titolo di Magno : Tu mihi 
feu Magni [uperas jam faxa Tìmavì. . Credia- 
mo però avere egli, ciò detto a, riguardo 
della celebrità del fuo nome, piuttosto che 
per il longo fuo corfo ; mercechè fé giufte 
mifure ne prefe il Palladio lib 1. Rer. For* 
Jul. , non -fi ftende più di paffa ottocento > 
Al dire di Strabone lib. v. i circonvicini 
abitanti al fuo ^empo lo credeano la ma- 
dre del mare : fé pure poteafi dare tan- 
ta ignoranza in una nazione sì colta , qual* 
erafi allora TAquilejefe. Priachè Augufto 
uniffe alla Venezia anche quel tratto di 
paefe , che fi ftende tra lui , ed il For- 
mione , fiume ora detto Rifano , il qua- 
le fepara il Carfo dall' Iftria, egli , fe- 
condo che ci afferma Plinio lib. 11 1 cap. 
xviii , era air oriente l'ultimo confine 
d'Italia; concioffiachè fino a quel tempo 
la Giapidia prima , cioè il detto Carfo ., 
di cui è capo Triefte , aflieme coiriftria 
apparteneva all' Illirico. Quindi è , che \ 

E z Ti- 



3 6 Del Territorio 

Timavo ora Giapide , ed ora Euganeo 
vieti chiamato da' Poeti : onde Virg. Ge- 
org. 1 1 1 ; Caflella in tumulis , & Japidis ar- 
va Tìmavi . £ Sidonio carm. ix : Nequos 
Euganeum hìbens Timavum . E ciò , perchè 
a deftra rade la Giapidia , ed a Anidra 
la Venezia , di cui erano una porzione li 
Carni , la quale Venezia Fu già dagli Eu- 
ganei abitata. Con nove bocche fcrìffe Vir- 
gilio, che venga di fotterra alla luce: Unde 
per ora novem vaflo cum murmure montìs It 
mare proruptum . Marziale con fette : Hic 
ubi feptenas Cyllarus haufit aquas . Ma cir- 
ca venti noi una volta ne abbiamo con- 
tate : però in tempo , eh' era piovuto , 
nella quaroccafione con gran ftrepito sboc- 
ca da un monte ; onde ben diffe V iftefTo 
Virgilio : Magno cum murmure montìs . Le 
principali però fono fei , come oflervò an- 
cora il Cluverio lib. i cap. xx Ital. , il 
quale poi foggiugne : Pro feptimo fonte haud 
dubio adnumerarunt prifei mortales fcaturigi- 
fjes y qu<e porremo loco verjus Caftellum Dui» 
num euntibus in planitie palufiri aquis te» 
nujoribus ort<e in tertium alveum defluunt , 
Laonde , fé alcuni ne numerarono nove % 

ed 



dì Monfalcone Lìb. I. 37 

ed altri fette , fu fecondo Servio , perchè 
pofero un numero finito per uno indefini- 
to. Viene fuori tutto allimprovifo di fot- 
to ad un monte di fatto , fulla cui pen- 
dice da quella parte , che il fiume fpun- 
ta alla luce , i Conti della Torre Signo- 
ri di Duino , Cartello un miglio dittante, 
vi 'anno eretto un Palazzo , il quale ri- 
ceve in facciata tutto il corfo del fiume. 
Tra una bocca , e V altra di etto vi fi fpor- 
gono alcune punte di terra , fu cui detti 
Conti vi 'anno formato di vaghi giardini . 
Pofiìdonio apprefiò Strabone lib. v , e Pli- 
nio lib. 1 cap. cui crederono quefto fiu- 
me redivivo : ed infatti dietro il prefato 
monte vi feorre il Recca , che appiattan- 
doli fotterra , e ftrifeiandofi nafeofto fiot- 
to le rupi del Carfo, dopo dieciotto mi- 
glia di fegretto corfo alla fine entro vi 
giunge a por capo . Non vi porta però 
egli acque fufficienti a formare il Tima- 
vo : anzi ne pur fempre v* influiffe con lo- 
ro per atteftato del P. Atanafio Chircher 
De miraculis Aquatum lib. v; avvegnaché 
qualora fi abbatta il mare per lo rifluffò, 
il Recca imbocca altro fegreto canale, e 

per 



3 8; Del Territorio 

per quefto entra , e non per lo Timavo, 
nel Golfo vicino. Polibio appretto il fud- 
detto Strabone, fcrifie , che per tutte le 
lue bocche mandava fuori acque falate , 
il che ora non fi conofee avverato. Il Fer- 
rari nel fuo Leffico Geografico dice, che 
Eliano molto commenda le di lui anguil- 
le : ed il Conte Madrifio foggiugne , che 
porti feco talvolta gufei d' ova di una 
itraordinaria grandezza, i quali egli fi pen- 
fa avere fervito alla produzione di qual- 
che ftrano animale . Mentre noi quefte 
cofe fcrivevamo, ci fu riferito, che in al- 
cune paludi vicine , dette degli Alberoni 
eranfi vedute due Bifcie di quattro piedi 
( quefto nome le fu dato ) le quali alla 
descrizione, che ci fu fatta allora, giudi- 
cammo, che foflero Cocodrili . E facil- 
mente cademmo in quefto parere, perchè 
da Plinio, e da altri autori fappiamo ge- 
nerarfi tal forta di Anifibj, bensì fempre 
in gran fiumi, ma però ancora fuori del 
Nilo . Né da quefto noftro penfamento 
ci ritraeva la corta eftenfione del Tima- 
vo, perchè ci era noto, che fotterra per 
gran tratto egli feorre , formando laghi , 

e gran 



dì Monfakone Lib. L 3 9 

e gran ridotti di acque nafcofti, come or- 
ora vedremo . Non credemmo però, che 
le fuddette Bifcie da noi giudicate Coco- 
drili ufcite foffero dalle foprarriferite fmi- 
furate ova accennate dal Co: Madrifio ne* 
fuoi Viaggj tom. 1 pag. 43. infegnan- 
doci il fopraccitato Plinio lib. vi n cap. 
xxv , che le partorite del Cocodrilo non 
eccedono in grandezza quelle di un' Oca : 
Parit ova quanta Anferes : ne e aliud h ani- 
mal ex minori origine in majorem crefeit ma* 
gnitudinem. Andati però noi quell'autun- 
no a Monfalcone, e fatti esaminare quel- 
li , che aveano vedute le mentovate Bi- 
fcie , eflendo gente femplice , e rozza, 
non fi potè da loro trarre una determi- 
nata idea di loro figura . Concordarono 
però in afferire , che aveano quattro gam- 
be , ma corte , eh* erano tutte fquamate 
con grugno in lungo ftefo : che procura- 
vano accoftarfi a' buoi, mentre pafcolava- 
no; ma che quefti muggendo a più pote- 
re fuggianle : e che aveano fcavata fotter- 
ra una tana con due fortite a diverfo ri- 
fpetto . Il primo a vederle fi fu un gio- 
vanetto di quindeci anni , figliuolo del 

Cu fio- 



40 Del Territorio 

Cuftode della Chiefa di Biftrigna, il qua- 
le ne prefe tanto fpavento , che affalito 
da febbre per tre giorni fé ne flette a let- 
to . Nove Cacciatori fi unirono per an- 
darle colli fchioppi ad affrontare : ed uno 
di loro fi avea ideato di andarvi in una 
botte per poterfile accollare con ficurez- 
za ; ma mentre alcuni di loro per timi» 
dezza , altri per troppa cautela confu- 
mavano il tempo in quefti apparati, quel- 
le fparirono : né fi fa , fé ritornarono in 
Timavo, da dove crederonfi ufcite, o pu- 
re fé nel golfo vicino andaffero ad attuf- 
farfi. M'immagino, che chiunque degne- 
rà di qualche fguardo quefti qualfianfi 
noftri trattenimenti , che a folo oggetto 
di fuggire qualche ora oziofa abbiam' in- 
traprefi , anderà col penfiero ricercando , 
donde provenir poffan tante acque , che 
valevoli fieno a formare il Timavo , il 
quale sì ampio , e sì pieno da fotto un 
monte tutto allimprovifo prorompe. Sa- 
rà poi maggiormente accrefciuto il fuo 
defiderio di ciò fapere dall'avere noi po- 
co fopra fcritto , che il Recca , che die- 
tro lui volge i fuoi flutti, non porta ac- 
que 



di Monf alcone Lìb. 1. 41 

que in verun conto baftevoli a format 
tanto fiume : il qual Recca né pure va 
continuamente a fcaricarfi in Timavo. E 
ciò addiviene , perchè egli varia la fua 
efcita in mare, ora per effo Timavo, ed 
ora per l'altro fopra divifato fotterraneo 
canale , feconda il movimento del mari- 
no flutto , il quale talvolta colle fue on- 
de più gravi lo rifpigne in detto Tima- 
vo; e taraltra, cioè, quando fi abbafla, 
lafcialo fenza minima refiftenza nel prof- 
fimo Golfo trafcorrere. Ma a chi ha cam- 
minato il Carfo , e confederato il fuo fi- 
to tutto cavernofo al di fotto , e fopra 
quafi tutto coperto da continuato maci- 
gno : il quale ora ergefi in ifterili Colli f 
ed ora deprimefi in ubertofe , ma piccio- 
le, valli, fempre però ferbando al di fot- 
to fua dura, e pietrofa natura, che tut- 
to per così dire lo coftituifce un faffo ; 
facilmente viene in cognizione deir origi- 
ne di quefto fiume ; imperciocché caden- 
do a' fuoi tempi le pioggie , e non aven- 
do efle ove fcorrere per le frequenti ru- 
pi , che le chiudon il paflò ; incontrata 
alcuna delle foprammemorate caverne, in 

F quelle 



42, Del Territorio 

quelle precìpitanfi , ed entro vi formati 
gran Laghi . Da quefti ufciti alcuni fiu- 
mi , dopo brieve corfo taluni di loro 
nuovamente fi afcondono: tal' è il Recca 
fuddetto, il Poig, TUnz, ed altri fiumi 
efibitici dallo Sconleben nella carta Geo 
grafica premetta al fuo Apparato agli An 
nali della Carniolia, e dal Baron Valva 
fori in altra confimile : le cui acque unite 
fi infieme per diverfi occulti meati , è ere 
dibile , che venghino poi a formare il Ti 
mavo. Che grand* acque fi occultino fot 
terra nel Carfo , ce lo dà chiaramente a 
divedere il Lago di Circhniza , del quale 
tra gli antichi Geografi, non vi è che Stra- 
bone , che ne formi parola fotto il nome 
di palude Lugea , quantunque fembri più 
convenirfigli quello di Lago. Tra moderni 
però non vi è quafi Geografo, che non par- 
li di fua mirabil natura ; onde ci pare non 
ifconvenevole cofa , quantunque egli fi 
trovi fuori del Diftretto di Monfalcone, fé 
concorrendo anch' effo , come ha molto del 
probabile , a conftituire il noftro Timavo, 
noi ancora del medefimo ne facciamo una 
breviffima deferizione. Egli adunque , per 

atte- 



di Monfalcone Lib. I. 43 

attentato dello Schonleben nel fuddetto fuo 
Apparato § iv. n. n , per cinque miglia 
Italiane fi ftende in lungo , e la metà tan- 
to in largo . In parte di quefto fpazio da 
lui occupato , a* fuoi tempi fi ara , fi femi- 
na , e fi miete : in altra fi fega , e da per 
tutto nella fua propria ftagione fi caccia , 
e fi pefca ; onde di lui il Taffò nelle Aie 
fette Giornate del Mondo così ebbe a can- 
tare 

A la palude Lugea , onde fi vanta 
La nohil Carnia y lunga età vetufla 
Non ha [cemato ancor V onore , e 7 grido : 
Quivi fi pefca prima, e poi eh* e fatta 
Secca y ed afeiutta > in lei fi [par gè il feme > 
E fi raccoglie , e tra le verdi piante 
Prende gV incauti uccelli ; 
Ed in tal guifa dìvien , che in var) tempi 
L'ìflefsafia palude y e campo y e [e Iva . 
. Il Taflb qui chiama Carnia il paefe, do- 
ve quefto Lago fi fpande : così lo chiamò 
ancora S trabone , perchè fu anch' egli ve- 
ramente abitato dai Carni. Le parole di 
Strabone fon quefte: A Tergefle vico Carni- 
co tranfitus per Ocram eft ad Lugeam pah- 
dem . La Pefca accade ogn* anno nel fine 

F 2 d'au- 



44 Del Territorio 

<T autunno ] e talvolta anche ] ma ben di 
rado , nel principio di Primavera. In que- 
fli tempi dalle caverne , che da più parti 
circondano quefto fito , forge con mirabi- 
le , e non mai finora penetrato fegreto del- 
la natura , copia sì grande di acque , che 
tutto quefto fpazio refta da un capo all'al- 
tro inondato , non tanto di acque , che ri- 
empiuto di una quantità prodigiosa di Pe- 
fci; fegno evidente, che grandi ftagni di ac- 
que , o pure gran fiumi fi afcondano fotto 
quelle rupi; imperciocché, fé ciò non fofle, 
non farebbe poflibil cofa, che tanta quanti- 
tà di Pefci fi potefle in breviffimo tempo ri- 
durre in quel luogo. Tale inondazione non 
dura mai più di quindeci giorni : finita que- 
ila ritorna il terreno air ufo primiero , e 
come avanti fi ara , e fi femina , ed in lui 
coi cani fi fieguon le lepri , o pure collo 
fchioppo , e col vifchio fi fa preda di uc- 
celli. Quando T inondazione è per ceffare, 
avvifati i circonvicini abitanti da alcuni fe- 
gni , da loro col lungo ufo conofciuti per 
certi , fi affrettano a chiuder le bocche , 
per le quali debbono tutte quelle acque 
paffare , con reti , craticci , ed altri ftru- 

men- 



dì Mon falcone Lik L 45 

menti atti a fermare il pefce , ed a con- 
cedere il paffo ali* acque. M.Budelot tom. 
11 De V Utilitè des Voyages fcrive , che i 
Pefcatori di quefto Lago prendono il fegno 
della partenza di queft' acque da una Pie- 
tra . Le Lac de Zirchnitz , ( die' egli ) e Fi 
une chofe fi merveilleufe qu il ne feroit pas inu- 
tile d y en avoir une defeription , & une hiftoire 
exaVte auffi bìen que de cette Pierre y par la 
quelle les Pefcheurs conjefiurent quant V eatt 
doit defsendre fous terre . Mentre quefl' au- 
tunno me ne flava in Monfalcone mi pre- 
fitti di andare a vifitar quefto Lago , e la 
vicina Spelonca , della quale fuffeguen- 
temente fi difeorrerà , principalmente per 
prendere notizia di quefta Pietra ; ma i 
quafi continui venti , ed il non aver po- 
tuto trovare compagno di mia foddisfazio- 
ne , mi privò di quefto contento . Scriflt 
però ad' amico ; ma , o che non li perven- 
ne la lettera , o che finora non 'a avuto a- 
gio di ben* informarli . Sparite y che fono 
le acque chi vuole feende nel Lago a pro- 
vederfi di pefei : e tanta vi è la copia loro , 
che non folamente co* cefti , ma ancora coi 
carri vien trafportato : tanto afferma lo 

Schon* 



46 Del Territorio 

Schonleben . Quefti fono di varie fpezie , 
ma fingolarmente Lucci di quindeci fino a 
venti libre di pefo , i quali fventrati li fa- 
lano > o pure fatti feccare al Sole , o affli- 
mati , ed anche impafticciati in maniera , 
che lungo tempo confervanfi , ritenuto il 
bifogno , il refto per regalo , ma ancora 
più a guadagno vien diftribuito per tutti i 
circonvicini paefi. Il fopradetto Lodovi- 
co Schonleben fatta condegna menzione di 
quefto Lago > così conchiude allafine . Ad* 
ven<e multi vixfidem habent buie nar rat ioni y 
nifi videant ; videre autem non pofsunt , nifi 
adfint in tempore : nos qua vidimus , tefta- 
mur . Vicina a quefto Lago fi apre una Spe- 
lonca , che non efTendo meno di lui mara- 
vigliofa , ci pare , che il parlarne anche di 
effa non potrà riufeire al Leggitore , che 
di piacere . E ci lusinghiamo , che ciò né 
pure dovrà effere giudicato fuor di propofi- 
to : mentre la di lei deferizione fervirà a 
maggiormente dimoftrare y che nelle vifee- 
re del Carfo tant* acque occulte fuffiftono , 
che ^officienti ben fono a dar corfo a quel 
fiume, di cui ora cerchiamo l'origine . E 
ciò , che fiamo per dire lo trarremo da una 

Rela- 



di Monfalcone Lìb. I. 47 

Relazione fatta da Monfignor Gianbattifta 
Francolo Protonotario Apostolico , e già 
Canonico della Catedrale di Triefte : anzi 
per dare maggior pefo a quanto fcriviamo , 
vi porremo le fue flefle parole , quali iì 
leggono nella Storia di Triefte defcritta > 
ed al pubblico efpofta dal P. Ireneo della 
Croce Carmelitano Scalzo lib. 1 cap. 1 1 1 . 
La Relazione è quefta alquanto da noi rac- 
corciata per isfuggir la lunghezza. Sono 
flato , dice il fuddetto Protonotario , li 
giorni paflati al Cartello di Hiama , così 
in lingua Schiava chiamato , che in Italia- 
no è lo fteffo , che Spelonca , o Caverna , 
Giurifdizione dell' Eccellenza Illuftriffima 
del Signor Co: Gianfilippo Cobenzel Capi- 
tano , e Governatore della noftra Città di 
Triefte . Sta quefti edificato nella concavi- 
tà di un Monte , che tutto lo circonda , e 
cuopre con un faffo , che li ferve di tetto , 
in cui dagli ftillicidj di acqua fi fcorgono 
formate varie pendenti figure : né mai può 
effere bagnato da pioggia , benché non ab- 
bia altro tetto , che lo ricuopra . Sotto 
quefta mirabil fabbrica verfo la montagna 
fta aperto un foro , o fia fpelonca , che per 

la fua 



48 Del Territorio 

la fua bellezza , e rarità mi fi rende diffici- 
le il poterla giuftamente defcrivere . Dal 
principio di fua entrata , per lo fpazio di 
una buon'ora la camminai tutta, ed a mio 
credere , e per quanto afferìfcono quei pae- 
fani , eccede in lunghezza una lega Ale- 
mana , che faranno incirca cinque miglia 
Italiane. La fua altezza tutta a volto di 
pietra bianca è di circa dieci piedi geome- 
trici ; in larghezza non eccede otto . Sten- 
defi tortuofa fotto terra , ove fi offervano 
in molti lati cameroni , receffi , machine , 
e colonnati con altre maraviglie formate 
dagli ftillicidj di acque , che continuamen- 
te vi cadono fopra , i quali convertiti in 
pietra, con ammirabile artificio della natu- 
ra rapprefentano fedoni, fogliami , frutti, 
ed altre fomiglianti cofe , le quali recano 
a' riguardanti gran maraviglia , e ftupore. 
All' ingreflò di quefta caverna fi ode un 
gran mormorio di acque, il quale procede 
da un fiume , eh* entro lei feorre , al cui 
lato fi offerva una ftrada affai fpaziofa , 
che fi fionderebbe più oltre , quando non 
rimaneffe chiufa da grandiffime pietre, che 
a guifa di muraglia le ferrano il paffo . 

Nel 



di Monfalcon? Lìb. X. 49 

Nel mezo di quefta grotta fcorgefi come 
un' Altare , fopra il quale campeggia un 
Tabernacolo , così addimandato da quella 
gente , alto un braccio , e mezo , compo- 
rto di acqua congelata , con fiorami ali 3 
antica , rifalti , ed intagli di baffo rilie- 
vo , così ben formati , che per la vaghez- 
za loro lafciano dubbiofo Y occhio di chi 
li rimira , fé dall' arte , e dalla natura 
foffe fabbricato sì bel lavoro. Nel fine di 
quefta Caverna ritrovafi fopra un piede- 
ftallo r arma dell' Illuftriffima Cafa Co- 
benzel comporta degli fteflì flillicidj , pe- 
rò ajutati dall'arte: e tanta maraviglia, 
e ftupore mi arrecò il vederla , che attoni- 
to reftai , e quafi privo di fentimento ; non 
potendo capire come giornalmente ftilli T 
acqua fopra l'Altare, Tabernacolo, ed Ar- 
ma , e quefta fi congeli fenza renderli di- 
formi , e fenza deturpare con accrefcergli 
nuova materia le antiche forme , compar- 
titegli benignamente dalla Madre natura „ 
Sin qui il Protonotario fuddetto . Di fo- 
miglianti grotte ornate di ftiliicidj impie- 
triti fen trovano anche in altre parti del 
Mondo. Una non meno maravigliofa delk 

G fopra- 



50 Del Territorio 

foprafcritta , tutta anch' effe ornata di 
ftillicidj impietriti , ci vien rapprefentata 
dal Cavalier Vanderbech nella fua Deferì- 
zione latina della Valachia Auftriaca fot- 
terranea , la quale fi legge nella Galleria 
di Minerva riaperta dal Signor Almorò 
Albrizzi , Anno Primo, ftampata in Ve- 
nezia 1724. Un'altra pure della ftruttura 
medefima ci vien rapportata dal Padre 
Chircher nel fuo Mondo fotterraneo , la 
quar egli , fé ben mi ricordo , fcrive of- 
fervarfi in un' Ifola dell' Arcipelago. Pre- 
tende il fuddetto Cavaliere Vanderbech , 
che T acqua paffata longo tratto per mi- 
niera di fafTì atti a convertirli col fuoco 
in calcina , ne attragga , e poi feco por- 
ti , non poca della foftanza più molle di 
quelli : e che poi lentamente ftillando dall' 
alto fu qualche foggetta materia , colata 
col tempo la parte fluida di quel pietrofo 
umore , ne refti la pura faffofa foftanza. 
Quefta poi conftipata in pietra dalla rigi- 
dezza dell' aria venga a rapprefentare le 
fovraccennate cafuali figure, tanto più bel- 
le a vederfi , quanto più ne fpicca il fuo 
in più forme variato candore; JEd infatti, 

die* 



dì Monfalcone Lib. L 51 

die* egli , bruciato quello ftillato lapideo 
umore , fé ne trae da efla una molto forte 
calcina . Della fuddetta Spelonca di Hia- 
ma ne fa menzione ancora il più volte ci- 
tato Schonleben y da cui vien chiamata 
Lugea , per ritrovarli vicina al fopra de- 
fcritto Lago , da Strabone palude Lugea 
chiamato. Ma da quefta Spelonca paflere- 
mo ad un altro Lago , che fi mira nel no- 
ilro Territorio > e che del Timavo fu detto 
da Livio. Giacea quefti a finiftra di quefto 
fiume , nella parte , che propriamente ap- 
partiene al noftro Territorio, fecondo però 
i confini pofti dalla natura . Avea quefti 
per termine ad oriente una lingua di terra, 
che dal vicino monte fi fporge , la quale 
dal Timavo la feparava , e fovra cui ora 
fiede il Tempio colla villa , almeno in par- 
te , di S. Giovanni di Carfo : a fettentrio- 
ne alcuni Monticelli da fpefle pietre co- 
perti: ad occidente la campagna detta del- 
la Mandra: a mezodì finalmente le duelfo- 
lette da Plinio diftinte col nome di Giare . 
Stendeafi da ponente a levante per più di 
un miglio : non era però di pari larghez- 
za. Venia effo formato da alcune picciqle 

G 2 fonta- 



$z Del Territorio 

fontane , che dal Timavo trapelano ; ma 
principalmente da due fiumi , eh' entro il 
fuo feno forgon da terra : uno è ora detto 
delle Fontanelle , l'altro de 5 Bagni, amen- 
due di groffe barche capaci. Corrono ora 
buon tratto divifi ; unitifi poi infieme van- 
no nel vicino Timavo a terminare il loro 
corfo. Quefto Lago per due Canali comu- 
nicava col mare , e per un* altro col detto 
Timavo. Prefentemente egli è del tutto in- 
terrato ; né altra fembianza porta , che 
quella di una palude . Non vi è alcuno 
moderno autore , noto almeno a noi, che 
flabilifca quefto Lago nel fito , che noi 
dimostriamo ; ma eh' egli foffe in quefto 
luogo veniamo perfuafi da più ragioni : e 
principalmente dal vedere , che tutto que- 
llo tratto viene ancora di fovente coperto 
dal fluffo marino : e perciò non è inverifi- 
mile , che dopodiciafette fecoli , dachè fcrif- 
fe T. Livio fia reftato , come ora fi vede , 
del tutto interrato. Scrive egli Dee. v. 1. 1, 
che quefto Lago era vicino al mare : immi- 
net mari is lacus : e quefta palude è tanto 
proffima ad effo, che altro non fi frapo- 
«e tra loro, che le due prefate Ifolette* 

Per 



di Monfakone Lib. L 53 

Per terzo , fé quefto fito non foffe flato 
Lago al tempo di Plinio , non faprei com' 
egli avefle potuto conoscere le fuddette 
due Clare per Ifole. Che quefte poi fieno 
quelle da lui così nominate nel lib. ni 
cap. xxvi , non mi lafcia dubitare la vi- 
cinanza delle medefime alla imboccatura 
del Timavo , che loro per individuai fito 
le affegna : né i Bagni di acque calde , 
che ancora fuffiftono y e che egli nel Capo 
fovraccitato fcrifle , che in una di quefte 
Ifole ritrovavanfi. Per ultimo, quando in 
quefto luogo capace a contenere più deci- 
ne di navi non foffe flato eflb Lago ; al- 
tro in tutti quei contorni non faprei rav- 
vifare , che meritafle tal nome . Preten- 
de il Palladio R. F. J. pag. 40, avere Pli- 
nio in quefto luogo groflamente sbagliato : 
e creduto , che il Timavo medefimo foffe 
un Lago: Hunc vocat lacum T. Lìvius , an 
quia aquarum copia y & lenitati lacuì ma- 
gis , quam fiuvio propior ìncedat ; ut in quam 
partem curfum defle£ìat > vix oculis depre- 
hendas . Ma chi rifletterà un poco alle 
parole di Livio , incontanente V affolverà 
da tale cenfura ; concioflìachè egli non lo 

chia- 



54 -D^ Territorio 

chiamò Lago Timavo ; ma Lago del Ti- 
mavo : lacum Timavi : e con ciò dire di- 
moftrò a fufficienza , eh' egli ciò dicendo 
intendeva parlare di due cofe diverfe, cioè 
di una , che era il Lago , e dell' altra , 
che era il Timavo. Quando egli Dee. ni 
lib. n volle lignificare che 'I Trafimeno 
era Lago , lo chiamò lacum Trafimenum > 
e non Tra/imeni. Il Cellario poi nella fua 
Geografia antica lib. in cap. ix non fo- 
lamente lo crede Lago: Timavus fons } la* 
cut y flumen y portus ; ma ancora y che efea 
da quefto Lago: ex lacu Jeptem > vel novem 
capitibus hic amnis profluit : lo che non avve- 
rarli T occhio più che abbaftanza lo dimo- 
ilra; imperciocché quefto Lago non potea 
comunicare con detto fiume , che al difot- 
to del fuo nafeimento. E poi già dicemmo, 
eh' egli efee da un Monte , e non da un 
lago: e ciò potiamo con tutta franchezza 
aflèfire , perchè V abbiamo più e più vol- 
te veduto : e mafiimamente quefto autun- 
no y ove ben tre volte fiamo andati da 
Monfalcone a confederarlo. L' Amafeo ap- 
pretto T Alberti fu di opinione , che la, 
foce del Timavo foffe da Livio chiamata 

Lago; 



di Monjalcone Lìb. I. 55 

Lago ; ma da ciò , che abbiamo finora 
detto , sì può abbaftanza conofcere quan- 
to egli ancora sbagliale in quefto propo* 
fito : che fé così foffe , di qualunque gran 
fiume fi potrebbe aflerire , che un Lago 
avefle alla foce. E* ben da ftupirfi , che 
quefti grand' uomini sì ftranamente trave- 
deffero nel particolare di quefto Lago : e 
particolarmente TAmafeo, che per atte- 
ftato del fuddetto Alberti , le cui fatiche 
egli ebbe in mano , molto fcrifie del Ti- 
mavo ; imperciocché fé ben' aveflero con- 
federata quefta palude coir Ifole menzio- 
nate da Plinio , facilmente avrebbero rav- 
vifato quefto Lago nominato da Livio 
cotanto ricercato , e non mai fenon ora ri- 
trovato . Ma poiché più volte fi è fatto 
ricordo di queft' Ifole > (limiamo noftro 
dovere di non pafTare più oltre fenza dare 
anche di effe qualche particolare contezza. 
Al giorno dunque prefénte le medefime 
non più chiamanti Clare > il qual nome 
ivi è del tutto ignorato: -anzi né pure per 
fogno s' immaginano quegli abitanti > che 
foflero Ifole a 5 tempi paflati : benché chia- 
mate air efame deir occhio , ed a quello 

della 



56 Del Territorio 

della ragione , chiaramente fi conofca tali 
effere fiate altrevolte. Una di loro al pre- 
dente dicefi il Monte di S. Antonio , a ca- 
gione di una Chiefuola , che ivi fuflìfte ; 
o pure il Monte de* Bagni , perchè ivi an- 
cora quefti fi trovano. L'altra è detta del- 
la Punta . Amendue quefte Ifole fono co- 
perte di grotte pietre , le quali formano in 
ognuna di loro una elevazione , ivi detta 
Monte, quantunque Colle appena fi pofTa 
chiamare. Dove però anticamente fcorre- 
va un' ampio canale , che un 5 Ifoletta di- 
videva dall' altra , non vi fono pietre; ma 
un tratto di picciol pianura anch' effa con- 
vertita in palude . Quefto fito ora chia- 
jnafi il prato del fambuco. A traverfo di 
queft' Ifole ora fcorre una ftrada , la quale 
dalla Mandra conduce al Timavo : anzi 
quella parte della medefima , che da' Ba- 
gni fi ftende a quel fiume , non fono molti 
anni , che vi è fiata tirata . Effa prima 
girava dietro quei Monticelli , che già di- 
cemmo vederfi oppofti a quefV Ifole : per 
]a quale , benché angufta > ed ora anche 
da frequenti macigni impedita , convenne 
agli Eferciti Romani pafsare , qualvolta 

anda- 



di Monfalcone Lìb. I. 5 7 

andavano , o pure facevano per terra ri- 
torno dall' oriente : anzi alli Barbari ftef- 
fi , quafi ogni volta , che V Alpi fcefero 
per venire a devaftare l'Italia . PafTava ef- 
fa fopra le fonti del Timavo , e veniva a 
riefcire alla Mandra fuddetta • I Bagni , 
che ancora fi attrovano nell' Ifola , che por- 
ta il loro nome , oggidì pure fi efperimen- 
tano non meno falutiferi per diverfi mali , 
fpezialmente per quelli > che procedono da 
freddi umori , di quello fi erano negli anti- 
chi tempi . Si mantengono caldi come allo- 
ra : e crefcono , e calano a mifura del fluf- 
fo del mare , nella ftefla maniera che Pli- 
nio fcrifle nel lib. in cap. xxvi , che av- 
veniva al fuo tempo. Il loro calore non è 
tale y che non fi pofla fofFrire : anzi è tem- 
perato in guifa , eh* entro vi fi nutrifee u- 
na quantità ben grande di minutiffimi gam- 
berelli , i quali fi attaccano immantinenti 
alle gambe nude di quelli , che vi entrano, 
non fenza loro ribrezzo , però fenza alcun 
nocumento . Entro queft' autunno guiz- 
zava una groffa anguilla , la quale ivi fi 
vide per molti giorni : colà fenza dubbio 
penetrata per occulte vie dal vicino mare. 

H Di 



5 8 Del Territorio 

Di quefti Bagni ha ultimamente teffuta u- 
na erudita Djffertazione , la quale fperia- 
mo , che vedrà la luce , il Signor Pietro 
Van Tellinghen prefentemente Medico di 
Monfalcone , nato in Venezia , da Padre pe- 
rò Olandefe, e da Madre Inglefe , allievo 
del celebre Signor Macope Lettore di Me- 
dicina nella Univerfità di Padova, il quale 
nella fua età ancor frefca fi fa conofcere 
degno Scolare di tanto Maeftro . Jacopo 
Valvafone , il Candido , e V Amafeo fcrif- 
fero , che appreflb quefti Bagni , e non ap- 
pretto le Fonti del Timavo , come afserif- 
cono alcuni moderni , fu ritrovato un ca- 
naletto di piombo , fu cui leggeva*! im- 
prefso A QUA DEI ET VITAE, fegno, 
che erano in molta venerazione , e fti- 
ma apprefso gli antichi . E' d'uopo, che 
quando fioriva Aquileja fbfse ad effi annef- 
jfa qualche riguardevole fabbrica ; attefo- 
chè, poch' anni fono, difotterraronfi alcuni 
Quadrelloni di cotto di tre quarte per ogni 
lato , li quali ora veggonfi incafsati nel pa- 
vimento della Spezieria del Signor Antonio 
Mirandola in Monfalcone . Fu pure , non 
ha molto , levata da fotterra una gran pie- 
tra 



di Monfalcone Lìb. 1. 59 

tra bianca , nel cui mezo fi apre una fi- 
neftra ritonda , che invece di ferrata , tie- 
ne una flella nella medefima pietra inca- 
vata. Ed a canto de* Bagni medefimi veg- 
gonfi le fondamenta di alcune cellette , le 
quali ficuramente doveano fervire air ufo 
di quelli. Appreffo loro prefentemente vi 
è un* Ofteria già innalzata a fpefe della 
Comunità di Monfalcone , per comodo di 
quelli , che nel proffimo foggetto fiume s* 
imbarcano per Venezia , Iftria , e Dalma- 
zia. I/Amafeo, fecondochè riferifce il più 
volte citato Alberti , fcrifle di avere ve- 
duto neir acqua di quefti Bagni rottami di 
pavimento teflelato y o fia fatto a mofai- 
co. Sembra difficile efferfi potuto fare tal 
lavoro fott' acqua ; ma deefi fupporre , che 
r avrano levata , avendo prima otturato 
il meato , per cui tal' acqua dal mare tra- 
pelava nel Bagno. Nel fecolo dicimoquin- 
to , tredeci anni folamente dopo che fotto 
Tali di S. Marco fi ricovrò il Friuli , fu- 
rono quefti Bagni purgati , e circondati di 
muro in quadro , longo circa quattro pafTa 
per ogni lato , dalla fempre lodevole ifpe- 
zione di Francefco Nani allora Podeftà di 

H % Mon* 



6o Del Territorio 

Monfalcone : fegno , che In quel tempo 
del tutto giaceano . Nel lato di mezodì 
leggefi in detto muro incifa in marmo con 
caratteri detti Cottici la feguente rozza 
Ifcrizione , ivi locata a perpetua memo- 
ria di cotal beneficio. 

MAGNIFICUS PRiETOR NANI FRANCISCUS AMATOR 
JUSTITLEQUE BONIS, ET AMARUS , ET HOSTIS INIQUIS . 
JUSTOS DILEXIT, CUNCTOS DULCISSIME REXIT 
PALCONIS MONTIS PORTUM RENOVANDO SALUTIS. 
HIC FUNDAVIT OPUS FELIX MEMORABILE CUNCTIS : 
MUNDAVIT FOVEAM STUDIOSE FERE CORUPTAM; 
BALNEA CONSTRUXIT , JAM PERDITA BENIGNE REDUXIT : 
UNDE PARIT FRUCTUS SPLENDENS SUA MAXIMA VIRTUS . 
MILLESIMO QUADRIGENTESIMO 
TRIGESIMO TERTIO. 

Oltre i fuddetti Bagni vi è di memo- 
revole in quefta prima Ifola una Grot- 
ta , che molto tratto fi ftende fotterra , 
detta delle Fate , di cui gran f©le raccon- 
tanfi , le quali tutte lafcieremo da par- 
te y non effendo alcun fondamento da cre- 
derle. Ciò y che troviamo di vero, fono i 
due feguenti cafi dodici anni fono in cir- 
ca avvenuti . E* fama, che in quefta Grot- 
ta da 



di Monfalcone Lib. L 6x 

ta da più fecoli ftia nafcofto un Teforo^ 
dall'avidità di pofTeder il quale fpinti quat- 
rro Carfolini , che colà erano flati man- 
daci ad appianare la proffima già mento- 
vata ftrada , uniti ad Antonio Sborzo O- 
fte de' Bagni , deliberarono d' introdurfi 
in detta Grotta , e di non efcirvi y che 
molto ricchi. Munitofi perciò ciafcuno di 
loro di una torcia a vento , di quelle , 
che fogliono i Contadini adoprare in quel- 
le parti , chiamate da loro Falle , animo- 
famente un dopo 1* altro calarono nella 
medefima. Internatifi alquanto in effa fen- 
tirono eccitarli un grandiffimo ftrepito , 
che di non poco terrore fu loro cagione. 
Tuttavia fettifi tra fé coraggio y avvan- 
zaronfi ancora alcuni paffi ; ma venutili 
incontro alcuni grandi uccelli , li quali 
effi prefero per Diavoli alati y che coli* 
ale fmorzaron loro le torcie , e che con- 
tro i medefimi grandi flrida gittarono ; 
fenza più innoltrarfi , rifolfero , come fe- 
cero , di ritornarfene addietro . Lo fpa- 
vento , che per ciò concepirono , talmen- 
te loro nocque i che poftifi tutti cinque 
a letto, i quattro Carfolini in termine 

di 



6z Del Territorio 

di pochi giorni tutti morirono : e V Ofte 
fé non dopo lunga infermità potè riftabi- 
lirfi in falute . Ciò faputo avendo due Pre- 
ti , i cui nomi ftimiamo ben fatto tace- 
re , giovani , e molto animofi , {limolati 
anch' effi dalla fletta fame deir oro , che 
fa parere ogni pericolo picciolo , ed ogni 
fatica leggiera ; figurando/! forfè di ave- 
re più coraggio de* prefati Carfolini , vol- 
lero anch' effi tentare di quefto teforo V 
acquiflo . Scieltafi adunque una notte mol- 
to borrafcofa , ed ofcura per non effere 
veduti da' Veneti, da' quali temevano do- 
ver effi venire flurbati , per effere Arci- 
ducali , fi pofero in cammino verfo que- 
fta Grotta infieme con una donna , che 
conducevano feco , acciocché ferviffe al 
trafporto deir ambita ricchezza. Giunti, 
che furono, col beneficio di una lanterna 
accefa, che ognuno di loro portava, (ce- 
fero in quella : ed aggiratifi per varj feni 
della medefima , allafine giunfero ad un 
paffo ftretto , frammezato da un pezzo di 
macigno , che una colonna fembrava . 
Mentre preparavanfi un dietro l'altro paf- 
farlo , fi fé loro incontro un grande uc- 
cello , 



dì Mon falcone Lib. I. 6$ 

cello , il quale avventatefeli contro col ro- 
flro , ed artigli , e Inettamente gracchian- 
do gli empì di tal' orrore, e fpa vento , che 
potendoti appena reggere in piedi fen' ufci- 
rono da quella Spelonca. Ritornati a cafa 
molto languidi , e mefti , fipofero anch' 
effi a letto, e nello fpazio di pochi gior- 
ni, tutti e tre parimenti fen paffarono all' 
altra vita . Dopo quefti non fi fa , che ad 
altri fia venuto il prurito di andare in cer- 
ca di quefto teforo . Quefti due avveni- 
menti fono accaduti , come fopra dicem- 
mo, dodeci anni fono incirca. Se poi gli 
Uccelli comparuti nell'uno, e nell'altro 
di loro , foffero veramente tali , o pure 
Demonj colà deftinati alla cuftodia di quel 
fuppofto teforo , lafcieremo , che ciò ven- 
ga decifo dal faggio Leggitore. Quegli in- 
felici defonti crederono , che foffero vera- 
ramente Demonj ; e lo ftefTo credono an- 
cora poco meno , che tutti i circonvicini 
abitanti. Se noi però dovremmo apporvi 
il noftro fentimento , diremmo , che fu- 
rono Uccelli del genere de' notturni, i qua- 
li effondo naturalmente nimici della luce, 
e veggendofi nel proprio ofcuro albergo 

affali- 



64 Del Territorio 

affaliti co' lumi , non è da ftupirfi , che 
contro medefimi , e contro quelli , che li 
portavano , s' avventaffero con tanto fu- 
rore. Che fé moriron quei miferi, ciò ad- 
divenne , per lo foverchio fpa vento , che 
prefero, da cui tocchi gli fi versò il fan- 
gue, e finiron di vivere. Dell'altra Ifola 
detta della Punta non vi è altro da no- 
tarfi di rimarco > fenon che in uno fcoglio 
da lei non più difcofto , che un tiro di 
baleftra apparifcono le fondamenta di un 
Caftello colà rizzato da' Signori Veneziani 
nel 1284, mentre guerreggiavano con Rai- 
mondo della Torre Patriarcha di Aquileja, 
allora Padrone del Friuli x il quale chia- 
maron Belforte . Di quefto Caftello così 
lafciò fcritto Giuliano nella fua Cronica ri- 
ferita del P. de Rubeis nel fine della fua 
grand* Opera intitolata Monum. EccL Aqui- 
le jenfis . Anno Domini 1284 Indizione xn 
die tertio y vel quarto exeunte Junk vene' 
runt Veneti primo ad tfdificandum unum Ca- 
ftrum apud Duinum juxta Mat^ilanam > & 
S. Joannem in mari , longe a terra plus ja- 
£ìu Machin<£ y vel Balliate. Quefta Marzi- 
lana altro non poteva eftere , che Marcel- 
liana , 



dì Monfalcone Lib. I. 65 

liana, di cui parlarono nel feguente libro, 
la quale in quel tempo doveva fare nel 
noftro Territorio ancora qualche figura . 
Scrive che quefto Cartello era vicino a 
Marzilana , nella maniera che lo dice vi- 
cino a Duino , che è più di un miglio di- 
ttante . Pare, che quefl* Ifola foflè altre 
volte chiamata Amarina. Racconta il Si- 
gonio lib. 1 de Regn. Ital. , che Autari 
Re de* Langobardi comandò nel 587 ad 
Eoino Duca di Trento di portarfi col Aio 
Efercito a fottomettere V Iftria , che an- 
cora foggiacea all'Impero de* Greci. S'in- 
camminò il Duca a quella volta , e giun- 
to a' confini di quella , cogl' incendi , e 
Taccheggi gran terrore fparfe in tutti gì* 
Iftriani , che a gran fegno sbigottiti del- 
la fierezza di lui , radunata gran fomma 
di foldo , la mandarono al Re Autari , 
fupplicandolo di un'anno di tregua. Ac- 
cordategliela egli , ordinò ad Eoino la 
retromarchia. Obbedì quefti; ma nel re- 
trocedere vi occupò un' Ifola proffima a 
Monfalcone . Il Cafella fcrivendo dell' 
Origine de* Barbari lib. vi 11 afferifce , 
che quefta fi chiamava Amarina . Efla 

I non 



66 \ Del Territorio 

non poteva eflere altra , a noftro giudi 
ciò , che quella della Punta , o pure Tal 
tra a quefta vicina de* Bagni . Non tro 
viamo Ifole più proflime a Monfalcone di 
quefte. E fé Eoino l'occupò , qual di e£ 
fa fi foffe , è neceffario , che per confer 
varia da' Greci , che oltre V Iftria poffe 
deano allora in Italia anche V Efarcato di 
Ravenna , e Y Ifola non molto dittante di 
Grado , trovaffe in effa qualche Fortez 
za , o che Ambitamente la fabbricaffe; al 
trimenti il prefidio lafciatovi farebbe ri 
mafto poco ficuro . In qual fito precifo 
foffe poi quefta Fortezza non fi fa : la 
lunghezza del tempo ne ha fcancellata , 
non folamente da' libri ; ma ancora dal 
fuolo, qualunque memoria. Effendo adun- 
que il fito del Timavo ftato cotanto pri- 
vilegiato dalla natura , che di fiumi , la- 
ghi, grotte, ifole, fcogli, bagni, monti, 
e mare riccamente il provide , non è da 
prendere maraviglia , fé foffe talmente ce- 
lebrato dagli antichi , che pochi furono 
quei Poeti fra elfi , che per ornamento 
de' loro componimenti non voleffero in elfi 
intrecciarvelo . Non però tutto abbiamo 

detto 



di Monjalcone Lib. 1. 67 

detto di lui: molto ancora ci reità da feri- 
vere , lo che faremo a fuo luogo . Scor- 
do il piano di quefto Territorio , faliremo 
col noftro Ragguaglio i fuoi Monti , così 
detti comunemente , benché Colli più to- 
fto , per l'umiltà loro , fi dovrebber chia- 
mare . Quefti , come già dicemmo , fian- 
cheggiano da tramontana tutto quefto Di- 
ftretto , procedendo col loro corfo dal Ti- 
mavo all' Ifonzo : e fono un braccio di 
que* molti , che coftituifeono il Carfo . 
Quanto è più fertile il piano , tanto più 
Aerili fembrano quefti ; imperciocché tut- 
ti comparifeon da lungi coperti da bian- 
che pietre , le une fu T altre addofTate : 
e fpogli affatto di alberi -> che fono il prin- 
cipal ornamento de* Monti. Ma non è co- 
sì ; mercecchè tra i maffi delle pietre vi 
fono de' fiti erbofi , i quali ottimo pafcolo 
apprettano agli armenti , e Angolarmente 
alle pecore : e le pendici de' medefimi fo- 
no in più luoghi veftite di Ulivi . E quan- 
do fi volefle vederli tutti ombreggiati di 
ameni verdeggianti Bofchetti y come già 
era prima della Guerra Gradifcana quel 
della Rocca ; batterebbe , che dove abbi- 

I 2 fognaf- 



68 Del Territorio 

fognaffe, fi faceflero colla polvere ialtare 
le pietre , ed in luogo loro fi poneffero 
degli Ulivi , i quali fenza dubbio dareb- 
bero a fuo tempo frutto abbondante, per 
la qualità del terreno, e proprietà del cli- 
ma molto addattato a nutrire tal pianta . 
Oltre ciò fomminiftrano quefti Monti in 
abbondanza pietra da fabbrica, e da con- 
vertire in calcina : danno anche marmi da 
lifciare , cioè li di Selzo neri , ed i bianchi , 
che fi cavano alle Fontanelle . Quelle po- 
che volte , che ci damo fermati in Monfal- 
cone, efiendo per lo più flati allogiati in 
Cafa de' noftri Cugini, che fulla falda e- 
fifte di uno di quefti Monti, abbiamo a- 
vuto tutto T agio di considerare la loro 
condizione , e natura . Niuna cofa però 
neir efame , che di loro abbiam fatto , ci 
è paruta maggiormente degna di noftra ri- 
fleffione , che il vedere le pietre , delle 
quali fono coperti poco meno che tutti 
quei Monti, prominenti dal fuolo in gui- 
fa , che tre , o quattro palmi , ed in al- 
cuni luoghi ancora più , miranfi alzare la 
iefta fopra quella terra , in cui tengono 
fitte le loro radici . Siam di parere , che 

ciò 



di Monfalcom Lìb. 1; 69 

ciò provenga dal vento Bora , il quale 
sferzando di fovente quefti Monti , e per- 
ciò difeccata avendo in gran parte la ter- 
ra , che nella fuperficie loro vedevafi co* 
fuoi rigidi fiati, ridottala allafine in fottilif- 
fima polvere fé l'abbia feco lungi portata, 
E fiamo indotti a quefto credere da ciò, 
che allevolte fuole accadere nel proffimo 
Contado di Gorizia . Quivi egli talvolta 
infierifce con tanta forza , che non fola- 
mente porta via i tetti delle cafe, e fchi- 
anta, o fquarcia gli alberi; ma ancora le- 
va in aria gli uomini , ed i giumenti : an- 
zi ha talora anche balzati fuori di ftrada 
le carra colli bovi attaccati . E vicino Ra- 
fderta fi viaggia con effi con tale circofpe- 
zione , neir ore maffimamente , che con 
maggior furia fuole imperverfare . , che fi 
riducono effe carra fotto qualche riparo , 
o di qualche ftrada baffa, e riftretta, ove 
non può giugnere il vento a colpirle : o 
pure dietro qualche gran pietra, per evi- 
tarne il pericolo . Parranno ad alcuni que- 
fti racconti menzogne; ma non così a noi , 
che abbiamo quefte cofe in parte vedute , 
ed in parte udite da perfone degne di fe- 
de* 



70 Del Territorio 

de. Andando noi neir 1717 a Lubiana,- 
Capitale della Carniolia , paffammo per 
Aiduffina , luogo pofto circa venti miglia 
di là da Gorizia , dove quegli abitanti 
pretendono , ma fenza fondamento valevo- 
le a pervadercelo , che ivi altrevoite fof- 
fé T antica Città di Juvavia : ed effendo 
paffati per una bella pianura , che s* in- 
contra prima di giugnere, reftammo mol- 
to maravigliati di non avervi in effa ven- 
duto alcun' albero , lo che giudicammo 
provenire dalla fterilità del terreno. Ar- 
rivati in Aiduflina comunicammo il giu- 
dicio da noi fatto ad uno di quei Sacer- 
doti , il quale ci rifpofe , che non dalla 
jfterilità proveniva, ma dalla impetuofità 
della Bora, la quale fpezzava qualunque 
albero portovi , pervenuto che quefti foffe 
ad una fufficiente groffezza . Né il mio di- 
re , foggiunfe , vi paja lontano dal vero: 
offervate quefte sì umili cafe: non penfa- 
ile già di vederle tutte sì baffe , perchè 
non vi fia chi poffa più oltre innalzarle; 
ma così fono per fottrarle dalla maggior 
forza del vento . Per quefta ragione anche 
tutte le fineftre, che vedete, fon fatte sì 

angu- 



di Monfalcono Lib. I. 71 

angufte, ed i tetti fono sì caricati di faf- 
fi; imperciocché, fé di tal pefo foffe chi 
voleffe alleggerirli, facil cofa farebbe, che 
tra pochi giorni veniffero dal vento leva- 
ti, ed altrove portati per aria. Seguì poi 
a raccontare ciò , che di fopra abbiamo 
fcritto degli uomini follevati da terra , coi 
redo , che abbiamo ivi narrato . Profe- 
guendo noi il noftro viaggio ci fu poi lo 
fteffo raffermato in più luoghi: e ritornati 
in Udine alcuni mercatanti, che per loro 
affari frequentano quelle contrade, ci 'an- 
no più volte confermato lo fteffo. Onde 
non ci pare mal fondato il noftro giudicio, 
cioè , che la Bora fia quella , che a poco a 
poco abbia fpolpato di terra i noftri Mon- 
ti, e lafciatigli le offa nude, cioè le pietre, 
che fui dorfo loro fi veggono , da per tut- 
to per così dire ifolate . Che fé in quefto 
Territorio non ifcuopre detto vento le ca- 
fe, né fchianta gli alberi, o porta per aria 
gli uomini , ciò addiviene , perchè quivi 
la Bora percuote con impeto minore, fre- 
nata forfè dagli antecedenti Monti , che le 
fceman le forze. Veniamo poi confermati 
in quefto noftro parere dall' avere offerva- 

to, 



72. Del Territorio 

to, che dalla parte, che quefti Monti non 
fono percofii dal fudetto vento, le pietre 
fono coperte di terra , più, e meno, fe- 
condochè con maggiore , o minore vee- 
menza viene da quel bersagliata . Contut- 
tociò non andarono mai privi di decoro i 
monti fuddetti . Viderfi piìi Cartella tor- 
reggiare altrevolte fui doffo loro, tra qua- 
li però niffuno per antichità, e chiarezza 
avanzava quello , che fi ergeva fulle pen- 
dici del monte , da cui fpunta il Tima- 
vo, del quale noi parleremo più a lungo 
a fuo luogo . Antico di molto fembraci 
ancora quello , che Redipuglia vien det- 
to , di cui molte favole ci vengono raccon- 
tate, per lo più lavorate full' odierna de- 
nominazione, che alcuni figuranfi portare 
il nome di Re; ma nel Teforo della Chie- 
fa di -Aquileja , libro , da quel Capitolo 
confervato , leggefi , che Rodopoglum lati- 
namente fi nominava nel 1399 • Di effo 
non ci refta , che qualche veftigio delle 
fue fondamenta : ed ampia , e ben intefa 
frrada , che a lui conduceva , la quale a 
tal* effetto fi conofce cavata in quel Mon- 
te : lo che ci fa credere , che né tempi 

mol- 



dì Monfalcone Lib. I. j% 

molto antichi luogo fotte di qualche con* 
Siderazione. Fogliano ancora tra quefti fi 
può noverare, Forte eretto da' Veneti nel 
1474, a ^ ne di reprimere le fcorrerie de* 
Turchi, che in quel fuolo, e nel feguen- 
te più volte infettarono il Friuli . Fu poi 
demolito per ordine del Senato ; quindi 
rifabbricato nella guerra con gli Auftriaci 
a cagion degli Ufcocchi , la quale ebbe 
principio nel 1615: ora però un* altra vol- 
ta diftrutto. Il quarto è la Rocca di Mon- 
falcone, che ancora futtifte in buona for- 
ma , e che non poco ritiene dell' antica 
fortezza . Fu efla edificata da Teodorico 
Rè degli Oftrogotti , il primo di quella na- 
zione, che regnatte in Italia. L' anno della 
fua edificazione non è certo: è però ragio- 
nevole il credere , che poco dopo il 495 
del mondo riparato fotte eretta: anno, ini 
cui egli , vinto all' Ifonzo Odoacre Re de- 
gli Eruli, fi refe d'Italia padrone. Moti- 
vo di erigerla, a nottro debol parere, fu 
non tanto il fine d* impedire da quefta par- 
te il tragitto in Italia ad altri Barbari , 
quanto per lafciare un' eterno monumento 
alli pofteri della Vittoria , eh' egli poco 

K lun- 



74 Del Territorio 

lungi da lei riportò del fuddetto Odoacre , 
il quale con tutte le forze d' Italia gli ven- 
ne incontro per difputargli dell' Ifonzo il 
patteggio . Luogo perciò a lui di fejnpre 
gioconda rimembranza, non meno di quel- 
lo fi foffe ad Augufto il Promontorio di 
Azio . Che fé quefti per memoria dell' av- 
venturoso combattimento quivi avuto con 
M. Antonio, fabbricò la Città della Vit- 
toria , detta grecamente Nicopoli ; così 
Teodorico fempre emulatore della Roma- 
na grandezza per gloriofa ricordanza di 
quella Vittoria , che fi acquiftò di Odoa- 
cre, colla quale apriflì la ftrada al poffe- 
dimento di Roma , e della più nobil por- 
zione delT Imperio della medefima , è cre- 
dibile, che voleffe in detto luogo fabbri- 
cata quefta Rocca , per cui la memoria 
di così fortunato avvenimento , fi ftendeffe 
fino alla pofterità più rimota . Il Sigo- 
nio, e Palladio pajono difpofti a credere, 
che tutti i Barbari, che da quefta parte 
affaliron l'Italia, veniflero per la ftrada, 
che s'incontra colla Città di Gorizia. Il 
fuperbo Ponte però eretto da' Romani nel 
noftro Territorio, e detta Rocca nel luo- 
go 



dì Monfalcone Lìb. L 75 

go poco fa menzionato edificata > dimostra- 
no, che quefto foffe sì de* nimici , che de- 
gli amici il più frequente paflaggio. Fu a 
principio denominata Verruca Month Falco- 
ni* y fommità del Monte Falcone: qual no- 
me Verruca fu poi per la corruzione della 
lingua latina accorciato in quello di Roc- 
ca . Ella è di figura ritonda , con muri 
larghiflìmi, però molto riftretta. Siede fui 
vivo faflo, entro cui fon cavate le foffe, 
che attorno le girano , fé pur foffe poflòno 
dirfi, non eflendo che poco profonde . I Si- 
gnori Veneziani vi aggiunfero un parapetto 
di muro col fuo fpalto air intorno : e nel 
1525 una Torre quadrata tutta di pietra a 
fcalpello nel mezo , per entro confervarvi 
la polvere ; governando la Patria del Friu- 
li in qualità di Luogotenente Agoftino da 
Mula, ed eflendo Podeftà di Monfalcone 
Giovanni Diedo , come fi raccoglie dalla 
feguente Ifcrizione , che incifa in marmo 
fi legge fulla porta della Torre medefima. 

AVGVSTINVS DE 

MVLA P. F. I. LO. 

IO. DIEDO P. MON. 

TISEr MDXXV. 

K z Quan- 



y6 Del Territorio 

Quantunque in fico alto, e pietrofo non 
manca però mai F acqua in quefta Roc- 
ca , a cagione di due cifterne di perfetta 
bruttura , ch'entro vi furono Ica vate, dal- 
le quali viene per ogni ftagion conferva- 
ta. Alla cuftodia di efTa mantiene conti- 
nuamente la Sereniffima Repubblica qual- 
che Prefidio , e vi deftina per ogni trien- 
nio un Patrizio , che con titolo di Cartel- 
lano vi prefieda al governo. Li primi fet- 
te , che tra Veneti ottenefTero quefta Ca- 
flellania , fi furono Marco Salomone qu, 
Girolamo , Pietro del Morto qu. Nicco- 
lò , Gabriel Buono qu. Felice , Niccolò 
Tagliapietra qu. Girolamo , Carlo Salo- 
mone qu. Marco , Niccolò Marcello qu. 
Marco, e Niccolò Delfino qu. Girolamo, 
Una Ducale fi legge tra le memorie rac- 
colte da S. E. il Signor Pier Gradenigo da- 
ta li fei Novembre 1489, colla quale vie- 
ne aflegnato il falario da pagarfi dalla Ca- 
mera di Padova al Cartellano di quefta 
Fortezza . E* credibile , che fotto quefta 
Rocca, che fu per più fecoli riputata uno 
de* più forti Propugnacoli , che averte 1* I- 
talia , accadeflero in varj tempi molti ri- 
marche- 



di Monfalcone Lio. L 77 

maiftte-voli marziali fucceffi ; ma la Sto 
ria cen' ha confervati , poco men che ni- 
uno. Nella Lega di Cambrai fu più vol- 
te combattuta da* Tedefchi , fingolarmen- 
te nel 1511, e nel 1513. Nella prima 
bravamente fi difefe : nella feconda fu pre- 
fa con molta ftrage de' difenfori . Tanto ci 
fa intendere una Cronica MS. , che tenia- 
mo appo' noi . Alemani prius reliffio Mara* 
ni optimo prtffìdio iverunt Montemfalconum , 
& tllum ad pa£ia habuerunt . Arx vero y qu<e 
pofita erat in alto Colle munita quinquagin- 
ta mìlitihus > & copia tormentorum y non fi- 
ne magna janguinis effufione deviBa fttit . Su 
uno de* Monti più vicini a Monfalcone fi 
veggono le vefligia di un* altro Forte, det- 
to la Gradinata . Quelli , che penfano , 
che ivi foffe quel delle Donne , celebre 
nella guerra di Gradifca , s 5 ingannano ; 
imperciocché quefti fu fabbricato fuori del 
noftro Diftretto , come ciafcuno fi può 
chiarire leggendo la Storia del MoifefTo * 
Le vefligia parimenti di un* altro fi veg- 
gono a Pietra Rofsa . Chi foffero quelli ^ 
eh' ereffero quefti due ultimi Forti , o 
pure in quale occafione foffero atterrati ^ 

non 



78 Del Territorio 

non ci è palefe . Stando in fu la Rocca 
di Monfalcone , fi fcuoprono al fettentrio- 
ne di effe , tra gli ora mentovati Monti, 
due piccioli Laghi y che a quello Terri- 
torio appartengono : uno detto di Pietra 
Rofsa y da cui efce un fiumicello , che fa 
girare un Molino , e che poi fcende ver- 
fo oriente a por capo nel fiume delle Fon- 
tanelle. Poco lungi da quefto Lago vien- 
ci affermato , che veggonfi due grandi a- 
nelli attaccati ad un' alto , ed ifcofcefo 
macigno detto Gradina . Altri fimili ci 
viene parimenti aflerito , che trovinfi in 
tal politura in più luoghi del Carfo : ed 
Ercole Partenopeo nella fua Defcrizione 
del Friuli fcrive , che nel Monte Medea 
fi vedeano a fuo tempo due altri di pari 
grandezza fu un precipizio innacceffibile : 
e che colà comunemente credeafi , come 
anche nel noftro Territorio ora fi crede , 
che fervito aveflero in occafione di qual- 
che gran diluvio a ligare le navi , che 
portate dalla gonfiezza deir onde giugnea- 
no ad approdare a quefti erti gioghi . Sa- 
rebbe da credere , che più tofto aveflero 
fervito allo fcarico di grolle pietre , da' 

Ro- 



di Monfalcone Lib. L 79 

Romani forfè levate da quefti luoghi dì 
tal materia molto abbondanti, per la co- 
finizione delle maravigliofe lor fabbriche; 
avvegnaché altro ragionevole ufo di loro 
ci pare f che non poffa cadere in pensie- 
ro. E ciò fi portiamo a penfare , perchè 
fono tutti quei Monti coperti , come già 
più fopra abbiamo detto , da fpefliffime 
pietre , in maniera che in niun conto a* 
carri di trafporto è permeffo di colà po- 
ter transitare. Onde non fiamo lontani dal 
credere , che faliti gli antichi a forza di 
palchi uno full* altro piantati ad attacca- 
re in quegli alti luoghi detti anelli , rac» 
comandaflèro a > medefimi un qualche pon- 
te di travi , fu quali poi per longo trat- 
to faceffero fcorrer le pietre . Quefto è il 
noftro parere : fé altri faprà trovare di 
meglio , lo fentirem volentieri . 1/ altro 
picciol Lago fi chiama delle Mocìlle , e 
fi pretende , che riceva le fue acque dal 
fiume Vipao, che fcorre di là di quei Mon- 
ti, che fotto altri Monti pattando, venga 
poi nella Rogia di Monfalcone a trasfon- 
derle . Tal pretefa procede dal faperfi > 
che qualvolta otturanfi certe picciole grot- 
te , 



8o Del Territorio 

te , in cui parte del Vipao va a precipi- 
tar/i , per trarre acqua più copiofa a cer- 
ti Mohni , fremano quelle di quefto La- 
go ; nel qual tempo veggonfi anche dimi- 
nuire quelle , che vengono a formar det- 
ta Regia. Quest'Ottobre mi portai a ve- 
derlo , e lo trovai poco meno , che afeiut- 
to , avendo riflrette tutte le fue acque in 
un' ampio profondo foffo; ma pochi gior- 
ni paffati , eflendo caduta una pioggia , 
non folamente fi vide riempiuto tutto il 
fuo letto , ma anche largamente inonda- 
ta tutta la vicina campagna molto fecon- 
da , maffimamente di vini , che tra più 
eccellenti di tutto il Territorio vengono 
numerati . In quefto Lago non fi pefeano 
che delle anguille ; ma neir altro di Pie- 
tra Rofsa, oltre quefte fi prendono anche 
delle Tinche , e de* Luzzi . Non lungi da 
quello delle Mocille featurifee la Fontana 
detta del Bofchetto , le cui acque fono 
molto defiderate dagl' infermi : e fono an- 
che uno fquifito rimedio per molti mali, 
fpezialmente per le reptazioni di ftomaco, 
nel qual bifogno , s è vero ciò che ci fu 
afTerito > anche dal Medico % fanno in tal- 
uni 



dì Monf alcove Lib. IL 8 1 

uni queir effetto , che farebbe un perfet- 
to folvente. Per terminare affatto quello 
noftro Ragguaglio de' vantaggi conferiti 
dalla natura a quefto Territorio [ altro 
non ci refterebbe da fcrivere , che delle 
Caccie , delle quali anche ci fpediremo 
in poche parole , dicendo , che nel mon- 
te , e nel piano fi trovano tutti quei Sal- 
vatici , di cui comunemente abbonda il 
reftante del Friuli , quai fono Lepri, Qua- 
glie, Pernici, Acceggie, dette quivi Gal- 
linaccie , e tutt* altro , fia da rete , da 
vifchio , o da fchioppo : e che in oltre 
ne' monti s' incontrano anche de* Cator- 
ni, e ne* bofchi qualche Capriuolo. Ma 
la Caccia quivi più praticata fi è quella 
della Marina , dove i Cacciatori trovano 
di che poterfi a pien foddisfare , non man- 
cando 2l fuoi tempi Mazorini , Foleghe, 
Arcaze , Zarzegne, Grue , Capiroffi , Chiof- 
fi , Majaflì , Cigni , Oche , Frifoli , Bec- 
canotti , ed altri acquatici volanti in gran 
numero ; dimodoché in tal genere non ce- 
de quefta a quaT altra fi voglia maritima 
Cacciagione. Laonde potiamo veracemen- 
te conchiudere , che non vi è cofa , di 

L cui 



8 ^ Del Terrìt. di Monfalc. £. / 
cui vada bifognofa Y Umana Vita , la qua- 
le abbonde voi mente non contribuifca que- 
llo picciolo Territorio ai fuoi Abitanti ; 
fendochè anche feta , lana , canape , e li- 
no produce in copia a chi fé ne cura : fé 
pero fi eccettuano le carni di vitello , col- 
le quali radevolte fi poffono imbandire le 
menfe : quantunque di quelle di ca Ara- 
to f e di manzo ve ne fiano in abbondan- 
za ♦ 




ìlZmméMMmó^ 



RAG- 



RAGGUAGLIO 81 

GEOGRAFICO STORICO 

DEL TERRITORIO 

DI MONFALCONE 

DI BASILIO ASgUINL 
LIBRO SECONDO. 




El libro antecedente trattam- 
mo di ciò , che di bene con- 
ferì la natura a quefto Ter- 
ritorio nel Piano , e ne* Mon* 
ti , nel Mare , e ne* Fiumi : 
in quefto Secondo difcorre- 
remo de* Luoghi abitati , che fi trovano 
in effo. Quefti fi dividono in Defena , e 
Territorio. La Defena è la parte più vi- 
cina a Monfalcone , e contiene , oltre la 
Terra , quattro Villette , i cui nomi fo- 
no , Aris , Bifirìgna y Villarafpa , e S. Polo, 
Al Territorio appartengono , Btgliano > 5, 

L z Can- 



84 Del Territorio 

Cannano , Cafsogliano , Dobbia y Fogliano jj 
S. Giovanni dì Carfo , Jamiano > l* Jfola Mo- 
rofina y Pierìs , 5. Piero , Polazzo ? -R^/- 
puglia y Ronchi y Sagrato y Sel^o , Solefcbia* 
no y Sterpavano y Turriaco y Vermegliano , e 
S. Zanuìto . Oltre tutte quefte Ville vi 
fono ancora quattro Cafali y tutti fituati 
nella Defena : cioè i Bagni , Crofaray Mad* 
donna Marcelliana y Mandra y e Pannano . 
Gran parte di quelli Luoghi troviam no- 
minati nel già accennato Teforo della Chie- 
fa di Aquileja : ed oltre quefti ancora al- 
cuni altri y che fuffiftevano in quefto Ter- 
ritorio circa il 1300 , che ora non fi tro- 
vano y quali fi erano Marcelliana la vec- 
chia , che fuppone una nuova y e Villano- 
va prope Monfalconum. La prima è dive- 
nuta un Cafale : la feconda , o eh* è fia- 
ta diftrutta dalle guerre , o che ha can- 
giato noipe . Né fi de 5 credere y che le 
Ville foprannominate , per effere tante > 
cioè venticinque , oltre la Terra Capita- 
le , in così picciol Diftretto , fieno pove- 
re di abitanti ; avvegnaché Pieris , Tur- 
riaco , S. Piero y ed i Ronchi fono quat- 
tro Ville molto ben popolate . Di tutto 

però 



dì Monfalcone Lìh. IL 8 5 

però quefto Territorio il Capo fi è Mon- 
falcone , Terra , e Fortezza altre volte 
molto piena di popolo , cioè priachè Pal- 
ma nova foffe fabbricata da* Veneti ; il 
che accadde nel 1593 y effendo di Vene- 
zia Duce Pafquale Cicogna. In quel tem- 
po , mercè il groffo prefidio , che conti, 
nuamente quivi fi tratteneva y non poco 
fioriva di mercatura : e diverfe nobili, e 
ricche famiglie facevano in effa il loro or- 
dinario foggiorno , tra le quali fi nume- 
ravano i Bevilaqua y i Zanettini y Civra- 
ni , Tommasj detti ancora Monfalconj , 
Gibellini y Galeazzi , Savj , Scaracchi, e 
quelli del Borgo : un ramo de' Collore- 
di, ed un' altro de' Torriani difendenti da 
Leon della Torre : le quali famiglie eftin- 
te , o pure altrove paffete , ì loro pode- 
ri fono caduti in mano di altri, i quali in 
altri luoghi dimorando, fono in gran parte 
cagione y che quefta illuftre Terra fia af- 
fai decaduta dalla fplendida fua antica fre- 
quenza. Di efla parlando Ercole Parteno- 
peo f così ebbe ad efprimerfi circa il 1600: 
Monfalcone è un Caflello pieno di popolo y ric- 
co y nobile y e forte per natura y e per arte ; 

ed 



$6 Del Territorio 

ed il Biondo Reg. X. così fcrifie : Momf al- 
to Oppidum Regioni* egregium : dal cui fen- 
timento né pure fi feofta Leandro Alber- 
ti nel fuo Ducato del Friuli , riconofeen- 
dolo per un nobile , e ricco Cafìello , molto 
fieno di popolo . Tale in fomma fi era , che 
nel 1501 non ebbero i fuoi Abitanti dif- 
ficoltà di attribuirgli di Città il nome , 
come fi legge nel marmo , eh* efpofto fi 
vede fui la porta di effa Terra , che vec- 
chia vien detta . 

VICTORE DIEDO PR- 
a. 
ET. VRBI Q. GRATISSIMO CON 

CIVES POS, AN. SAL. MDI. 

Si potrebbe però dubitare, fé gli Abi- 
tanti di Monfalcone, o pure i Signori Ve* 
neziani, vi aveflero pofta quefta Ifcrizio- 
ne per lo Concives > che vi fi legge, la quale 
parola pare piuttofto convenire a quefti % 
che a quelli , i quali non erano Concitta- 
dini del Diedo. Ma veggendofi , che in 
detto marmo fta incifo Vittore in luogo di 
Vittori, Pret. in luogo di Pràet. fi può cre- 
dere, che il Componitore di tale Ifcrizione 

abbia 



di Monfalcone Lib. IL 87 

abbia potuto mettere ancora Concìves in 
luogo di Cives\ quando tuttociò non fi vo- 
glia addoflare alla ignoranza dell' Incifore . 
Comunque però quefto fiafi , è certo, che 
Monfalcone fioriva in tal guifa , maffima- 
mente nel fecolo xiv, ed era in tanta ri- 
putazione tenuto, che ancora dalle Città 
più principali del paefe ,. quali fi erano 
Udine , e Cividale , fu talvolta ricercato 
di confederazione, come poco più fotto di- 
moftreremo. E* fituata quefta Terra a pie 
del Monte Falcone , in luogo piano , da 
quella parte, che la fovraftante Rocca fi 
volge vers* oftro : ed è circondata da lar- 
ga , e per avanti ben profonda fofla , in 
cui cade un fiumicello, che dicemmo efler 
Rogia chiamato , il quale accrefciuto poi 
di altre acque prende il nome di Ponzia- 
no , e va a formare con effe un celebre 
altrevolte porto fu quefta fpiaggia . Quefti 
poco fopra Monfalcone forge da terra , ed 2 
noftro parere con qualche foftegno potreb- 
befi rendere navigabile fili* entro la det- 
ta fofla , fé T utilità , che fomminiftrano 
alcuni molini, che col di lui beneficio fanfi 
girare , non prcvalefle a' vantaggi , che 

potreb* 



88 Del Territorio 

potrebbero recare i navigli. Attorno det- 
ta foffa fi fpargono quattro Bórghi, o fiati 
Contrade, chiamate di S. Michele, di S. 
Rocco , di Rofta , e di S Jacopo , nelle 
quali ora foggiorna la maggior parte di 
quegli abitanti, non '(blamente per lo be- 
neficio degli orti, ma ancora per la falu- 
brità maggiore dell'aria, i quali due van- 
taggi entro la Terra di molto riftretta , 
non fi pofibn* avere . Ella è dittante da 
Udine circa venti miglia , da Palma do- 
deci, da Aquileja nove, da (Dividale ven- 
ti, da Gradifca fette, da Gorizia dodici, 
da Triefte dieciotto, da Capodiftria tren- 
ta: a queft' ultime due però andando per 
mare. Dal Dominio Patriarcale, fiotto la 
cui ombra più fecoli avea pofato } cadde 
Monfalcone fortunatamente fiotto il Vene- 
to Ducale Impero nel 1420: anno, in cui 
vittoriofe fcorreano per tutto il Friuli le 
Armi di quefta Invitta Repubblica , gui- 
date dal noto valore di Filippo Arceli 
Piacentino Conte di Val Tidone, eflendo 
deir Efercito Proveditori Marco Bragadi- 
no , e Francefco Lofedano, a 5 quali aven- 
do fatta la fua dedizione , fpcdì quefta 

Comu- 



di Monfalcone Lib. IL 8 9 

Comunità fuoi Oratori a Venezia, per ot- 
tenere la Confermazione de' fuoi Privile- 
gi , i quali in brieve tornati riportarono 
il feguente Ducale graziofo Rescritto. 

cr^Homas Mocenigo Dei Grafia Dux Vene* 
-*- tiarum &c. Univerfis > & fingulis tam 
pr<efentibu$ 7 quam futuris prctfem Prìvilegìum 
infpeSìuris volumus fare notum y '& manife- 
fìum y quod comparentes ad prcefentiam no* 
firam prudente s Viri S. Federicus Notarius y 
& S. Georgius quondam Ambrofii Apothecarii 
Oratore* y & S indici Circum]pe£ìorum y & 
Provìdorum Virorum Judicum y Confitti y & 
Cornmunis Montisfalconì ad nojlrum Domini- 
um desinati y & humiliter [upplicarunt y ut 
dignarrmur diSiam Commutiti atem in fideli y 
humili y & devota Subje£ìione y & Gbedien- 
tia fa£ìa per eos noflrrf Dominazioni accepta- 
re benigne fub protezione y & nojìra Ducali 
gubernatione y eidemque Communitati ferva- 
re y quod regantur fecundum St aiuta y Or- 
dines y & Confuetudincs juas y ficuti per no- 
Bros Provifores extitit prcefatae Communitati 
promifsum . Hinc efi y quod nos humilibus pr ce- 
di £ì<e Commutiti atis fupp/icationibus inclinati 

M Com- 



90 Del Territorio 

Communitatem pr<edi£lam , Terram , & Ro- 
cham Monthjalconi acceptatas libere ad obe- 
dientiam > & fub Ubero mandato , & guber- 
mattone noflra cum juribm 5 jurifdiSìionibus , 
& p ertine ntiis omnibus tenore pr<efentìam fub 
potejìate , gubernatione y ■ ,& obedientia noftri 
Domimi , etiam libere acceptavimus } & ac- 
ceptamus annuentes > quod eos regi , & gu- 
bernarì màndabimus jecundum Fiatata , or- 
dines > & consuetudine* . Volu.mus tamen , 
quod Muda y & omnia alia jpeffiantia , & 
pertinentìa Patriarchatui Aquilegia in Ter- 
ra Montisfalconi , & ejus diFtri£ìu veniant 
in noflrum Dominium , In fuprafcriptorum au- 
tem fidem pnefens noHrum privìlegium fieri 
pijfimus y & noflra Ducali Bulla plumbea pen- 
dente munirì. 

Datum in noflro Ducali Palatio die 1 8 men- 
fis Juliì Indizione 13 y Milefimo Quadrigen- 
t efimo Vige fimo. 

Ego Antonìus Mazzarolus Due. 

Notarius ex originali esemplavi 

man. t0 

Quefta Copia noi V abbiamo traferitta 
da altra > che Originale fi conferva nella 

Can- 



di Man falcone Lìb, IL 91 

Cancellarla della Comunità fiiddetta . Al 
governo di quefta Terra viene di fedeci 
in fedeci mefi mandato da Venezia un Pa- 
trizio con titolo di Podeftà y la cui giu- 
rifdizione fi (tende fovra tutto quefto Ter- 
ritorio : ed ha nel Civile , e Criminale un 
potere di nulla inferiore agli altri Reggi- 
menti di Terraferma , fubordinato però a 
quello d» Udine ; come fi può comprende- 
re dall' ingiunto Ducale Documento fom- 
miniftratoci dalla generofità di S. E. il Sig. 
Pietro Gradenigo. 

AuguHinits Barhadico Dei Gratta Dux 
Venetiarum &c. Nob & Sapienti Viro Do- 
minico Boi/ani , de Juo mandato Locumtenen- 
ti Patria Fori Julii , dikffio falutem y & 
dileflionis affeffium . 

f\ Uantum nobis difplicuerit innobedientia 
/£^ Potefìatis Nofìri Montisfalconi ex in* 
clujo exemplo Litterarum Nojìrarum ad Eam 
de facili intelligere poteritis ; Quod idcirco 
Vobis mittimus , ut providere pojjitis > & man- 
data Noflra executioni mitti y ut par eli ; 
& fi expediet y ut ad alias provifiones deve* 

M % nire 



92, Del Territorio 

nire valeamus , quando in ejus innobedientia 
perfeveraret , quod credere non pofsumus . 

Dat<e in Noflro Ducali Palatio die 14 2Vo- 
vetnbrh 1498. 

Poteftati Montisfalconi. 

CUm grandiflima moleftia , & difpli- 
centia abbiamo intefo , che avendo- 
vi il Luogotenente della Patria fcripto , 
& in quello cafo , come Superior Voftro 
richiefto di mandarli la copia delle Scri- 
pture fatte contro alcuni fententiati per 
Voi , non folamente non lo avete voluto 
far , come faria fta V Officio , & debito 
Voftro ; verum etiam contra ogni rafon 
avete ritenuto, & incarcerato quelli, che 
vi prefentaron le Lettere , togliendoli i lo- 
ro Animali , grani , & altre Robe , il che 
quanto fé abbi convenuto far per un Ret- 
tor Noftro , lo lafciamo confiderar a Voi; 
& per Lettere prefenti ftrettamente , & 
efficacemente vi comandemo, che imme- 
diate vifte le prefenti integramente refti- 
tuir , & relaxar dobbiate tutti , Anima- 
li , Grani , & Qg,ni altra cofa tolta ai pre- 
detti 



dì Monfaicone Lìb. IL 93 

detti Sudditi Noftri ; facendovi tamen dar 
licurtà da pagar , e fodisfar quanto faran- 
no conofluti dover pagar > & in effètto 
effer debitori . Al Logotenente Noftro ve- 
ramente , come a quello , a cui fpetta le 
appelation delle Sentenze, & atti Voftri, 
omnino , & infallanter manderete le Co- 
pie di tutte le Scripture fenza alcuna al- 
tra renitentia , o contraditione . Che quan- 
do facefte altrimente , farefllmo affretti 
devegnir a tal provifione contro di Voi , 
che vi pentirefte della inhobedientia Vo« 
ftra , e cederei!! in exemplo ad Altri cum 
detrimento , & incargo Voftro , & non 
ne date caufa , che più ve abbiamo da 
fcriver in tale materia . 

Datae in Noftro Ducali Palatio die 14 
Novembris 1498. 

I primi fette Podeftà , che a nome de* 
Veneti reffero quefta Terra , furono i fe- 
guenti . Gianbenedetto Molino qu. Filip- 
po , Jacopo Civrano maggiore , Giorgio 
Malipiero qu. Francefco , Lodovico Baffo 
maggiore , Pietro Boldù qu. Leonardo , 
Paolo Valiero maggiore , Benedetto Ba« 

rozzi 



94 Del Territorio 

rozzi qu. Lodovico. Quelli , che queft' an- 
no 174 1 governa fi chiama Pietro Barozzi 
qu. Niccolò . Oltre quefto Magiftrato vi 
fono in Monfalcone quattro altri , che dal 
Configlio di detta Comunità vengono elet- 
ti a fuoi tempi . Quefto Configlio viene 
formato dalle infcntte Cafe . Alugara , 
Baffoni che termina , del Ben , Bonavia , 
Canziani , Favoriti , Furlani , Grataroli , 
Lenardoni, Marini, Mazorana, Miniuffi , 
Mirandola, Paganoni, Paroniti , Pellegri- 
ni , Pizzoni , Riva , Talpi , e Tiveroni . 
Quefti fi chiamano Cittadini di Monfalco- 
ne, ed abitano in effo,, o pure in qualche 
villa del fuo Territorio . Oltre le fuddette 
Cafe vi fono anche le feguenti , le quali , 
benché dimorino altrove 'anno però il di- 
ritto di entrare in quefto Configlio, cioè 
Bojani , Chiarizzini , Paparotti , Conti di 
Sbruglio , Sforza , Conti Sufanna , Conti 
Valentini, e Conti Afquini, tutti nobili di 
Udine , o di altri luoghi . A quefti potreb- 
berfi aggiugnere i Conti Girardi , i quali fi 
poffòno dire oramai Udinefi. Tutte que- 
lle Cafate, come anche le fovraddette de' 
Cittadini intervengono, o poflòno interve- 
nire 



di Monfalcone Db. IL 95 

nire in quefto Configlio : e non già uno 
per Cafa; ma quanti vi fono, purché paffi- 
no gli anni dieciotto . Quefti a' tempi de- 
biti convocati eleggono due Giudici , due 
Proveditori alla Sanità, i quali alle occor- 
renze fono fino a fei accresciuti : due Pro- 
veditori alle ftrade: e due Giuftizieri , o 
fieno Proveditori alle Vettovaglie . Tutti 
quefti 'anno le fue particolari ifpezioni . A* 
Giudici fi fpetta il diritto di unire il Con- 
figlio , e di proporre in effo le materie , 
che fi debbon trattare: a loro pure appar- 
tiene il fare il prezzo del pane, e del vi- 
no, il distribuire l'entrate, e l'invigilare, 
che il Pubblico non riceva alcun detrimen- 
to. Alli Proveditori alla fanità quell'in- 
combenza vien' appoggiata, che è diretta 
a mantenere quefta in tutto il Territorio. 
De' Proveditori alle ftrade verfa il dovere 
circa la manutenzione di quefte , e delle 
pubbliche fabbriche , a cui vengono con- 
fegnate. A' Giuftizieri per fine, incombe 
il provedimento della Grafcia , e che i pefi 
non venghino alterati dall'avarizia de' ven- 
ditori. Oltre i fuddetti Magiftrati elegge 
effo Configlio un Camerlengo t il quale n- 

fcuote 



96 Del Territorio 

fcuote lontrate della Comunità confiden- 
ti negli affitti delli Dazj del pane, del vi- 
no , e della Grafcia , a' quali fono anche 
aggiunti quelli della pefca ne' fiumi. Eleg- 
ge ancora il fuo Cancelliere, il fuo Pre- 
dicatore, il Medico, ed anche il fuo Pa- 
xoco , il quale viene da lui prefentato al 
Capitolo di Aquileja, e poi confermato da 
Monfignor Illuftrifs. Patriarca. Ha voto 
nel general Parlamento del Friuli : ed il 
fuo Rapprefentante tiene il fettimo luo- 
go tra le tredeci Comunità , che inter- 
vengono in quello . Sembra , che quefta 
Comunità tenefle ancora a* tempi , ch'e- 
ra foggetta a' Patriarchi , V ìftelfa forma 
di governo, che ora tiene. Nella fovrad- 
dotta Ducale ottenuta immediatamente 
dopo la Dedizione vi apparifcono i Giu- 
dici : nel feguente Documento oltre i Giu- 
dici ancora il Camerlengo . Si rileva in ol- 
tre il Capitani© , che veniva da loro man- 
dato , le cui veci dal Podeflà ora vengon 
fupplite. Allora vi era di più un Vicecapi- 
tanio , al quale non fi fa , che da 5 Veneti 
ila mai flato alcuno foflituito . Il Docu- 
mento è quefto , che ci fu fuggerito da 

S. E. 



dì Monfalcone Lib. IL 9 7 

S. E. il Sig. Pietro Gradenigo , e benigna- 
mente conceduto autentico dal Sig. Giù- 
feppe Bini Arciprete di Gemona, già da 
gran tempo celebre tra Litterati. 

Anno Domìni 1358 Indizione n , die 16 
rnenfis Septembris . Affium in Monfalcono in 
domo Communìs , pr<efentibus Difcretis Viris 
Joanne Filio Chelli de Florentia Familiare 
Dni Capitanei dilli Montisfalconi y Pante- 
dolo Nauta de Terge fio , Magiflro Jacobo 
Muratore de Vendono teflìbus y & aliis più* 
ribus . Hoc publìco Documento pateat mani- 
fefte ; quum convocato y & congregato ad fo- 
num campante generali Conftlio Communìs y & 
Hominum pr<edi£ì<e Terree Montisfalconi in 
domo Communìs > ubi more [olito congregari 
confueverunt y ubi etìam interfuerunt difere- 
ti Viri Dni Leonardus della Turre y Cora- 
dutìus qu. Dni Matthiujfti y Nicolaus Hof- 
pes , Francìfchìnus de Terebefofo y Joannet 
Stancus y Gregorius Valla y Matthìas Dni 
Leonardi y Jacobus Hofpes y Michael Sabba- 
dini y Jurius Vorliti, Bemardus Odo, Venir 
Slogne y Gregorius qu. Jurii Sartoris y Tbo- 
mafws Nucar y Donatus Mutarius } Bernar- 
di dus 



98 Del Territorio 

dm Cerdo y Nicolaus Valla y Marius Gata- 
prum y Martinus Brufcemwi y Lucmanus Co- 
gnatus Baii &c. & Petrus Rodugle ; & ultra 
quam dune partes Hominum dìEìì Confila prò 
commodo y & utilitate dìffiì Communis primo 
fuper infrafcriptis dìligenter traci atu y & ra- 
tiocìnio habitis , & confederati* ; Intendentes 
pr<efatam Terram Montisfalconi , & Commn- 
nitatem ad honorem y et reverentìam San£ì<e 
Aquilegenfis Ecclefia perpetuo manut enere , et 
defenfare y nec parcere laboribus , et expenfts . 
Propter id Providi Dni Petrus Vicecapitane- 
us y Dordinus y et Lutanier Judices y et Re- 
nerius Camerarius , ac omnes Confiliarii dìEìce 
T erra Montisfalconi de voluntate proediEìorum 
Vie e capitanti, et Ojfficialìum unanimiter y et 
concordìter y omnì via , et modo y jure y et for- 
ma y quibus melius potuerunt y fecerunt y con- 
ftituerunt y et ordinavenint Andream Nota- 
rium eorum vicinum pr<efentem y et hoc man- 
datum fponte fufeipientem eorum verum Procu- 
ratorem y et Sindicum fpecialem y fpecialiter y 
ac nominatim ad faciendum y et jurandum Le- 
gam y Unionem y Confederationem y et Compani- 
am cum Communitatibus Utini y et Cìvitatìs 
Aufiritf P fdelibus > et devotis Ecclefa Aquile- 

genfty 






dì Monfalcone Lib. II. 99 

genfi y et cum omnibus , et fwgulis Kobìlibus , 
Clerici* y Terris , CaHris , et Vìllis , et om- 
nibus y qui ad diSiam Legam venifsent y vel 
venire vellent pò defenfione Jurìum dì£ì<e Ec- 
clefi<e y et Patrie? Fori Julii , ac Fidelium 
ipfius cum omnibus y et fwgulis articulis , capi- 
tulis , et Inflrumentis necefsariis , et opporr u- 
nis y cum juramentis y promijfwnibus y pcenarum 
adjeSiìonìbus , et aliis opportunis . Promitt en- 
te* diEìì conflituentes mibi infra/cripto tam- 
quam public^ perfine fiipulanti vice y et no- 
mine omnium } quorum interefl , vel interef- 
fé poterit , perpetuo firmum y et ratum , et 
gratum habere , tenere y et obfervare totum 
id y et quidquid per diStum eorum Sindicum 
in prqdièìis , vel circa pr<edi£ia fuerit faEìum } 
five geflum , ac promifsum , et juratum . ln- 
fuper promiferunt dièìum eorum Sindicum rele- 
vare ab omni onere fatisdationis , de Judicio 
ftfii y et judicatum /ohi fub hypotheca y et obli- 
gatione omnium bonorum ditli Communis pr<e- 
fentium y et futurorum . 
( Signum Notarii ) 
Ego Paulus qu. Pelegrini de Monfalcono Im- 
periali auEìoritate Notarius bis omnibus inter- 
fui, et rogatus fcripfi. 

N % I/ori- 



ioo Del Territorio 

L'originale fcritto in Pergamena , fi tro- 
vava nella Cancellaria di Udine , da cui 
Teflrafle M.Antonio Fiducio di quefta Co- 
anunità Cancelliere. Fu trattata quefta Le- 
ga , e forfè anche conchiufa , vacando la 
Sede di Aquileja per la morte di Niccolò 
Patriarca , che fucceffe al B. Bertrando. 
Sono in Monfalcone più Chiefe: entro il 
xicinto il Duomo dedicato a S. Ambrofio : 
e ne* Borghi quelle di S. Michele , di S. 
Rocco , del Rofario officiata da' Padri 
Domenicani, e di S. Jacopo, oltre altre, 
che direm Sobburbane. Vi è uno Speda- 
le , che ha obbligazione di ricevere gli am- 
malati, ed anche di alloggiare per tre gior- 
ni ciafcun Pellegrino : e più Fraterne di 
Laici erette peli* efercizio di varie opere 
pie . Nella Chiefa di S. Michele fi vede 
una Lapida Sepolcrale con in mezo uno 
feudo molto ben lavorato , carico di un' 
quadrupede rampante , non fo fé Lione , 
o altro confimile, colla tefta di Cavallo, 
e tutto fcaccheggiato dal capo alla coda. 
Suir orlo , che circonda la detta Lapida 
leggefi in lettere majufcule quefta Ifcriziò- 
ne . N. D. LUCRETLE DE MUSTO 

OLIM 



di Monfalcone Lìh. IL ior 
OLIM CONSORTIS SPECTABILIS 
D. PETRl DE MUSTO CASTELLA. 
NI MONTISFALCON1 146 1. Effa fu 
figliuola di Alvife Calbo, e la prima mo- 
glie di-quefto Pietro da Morto figliuolo 
di Niccolò , fecondo Veneto Cartellano di 
quella Rocca, il quale, fenon per altro, 
fu almeno infigne per la moltiplicità de* 
Matrimoni , avendo dopo detta Lucrezia 
fpofata una Bafadonna, poi una Dolfina, 
per ultimo una Ambrofim relitta da Luc- 
ca Delfino. Tuttociò abbiamo tratto dal- 
le notizie Storiche di S. E. il Sig. Pietro 
Gradenigo. Gli Abitanti sì di Monfalco- 
ne, che del fuo Territorio fono d'ingegno 
civile , e pronto , e molto induftriofi a 
proccacciarfi onori, e fortune; onde non è 
da ftupirfi , fé in tutti i tempi fiorì in erto 
qualche cofpicuo foggetto. Tra quefti non 
fi debbon tacere due gran Prelati , che per 
loro Patria fortirono Monfalcone. Uno di 
quefti fi fu Giovanni Zanettini , il quale 
da giovanetto entrato nella Serafica Reli- 
gione di S. Francefco, e partati con lode 
ì ftudj di Filofofia, e Teologia, in brieve 
fi vide falito ai più eminenti gradi della 

Reli- 



ioz Del Territorio 

Religione medefima ; imperciocché dopo 
effere flato Inquifitore , e più volte Pro- 
vinciale , allafine nel Capitolo Generale , 
che fu celebrato in Venezia nel 1469 , fu 
di comun fentimento di quei Vocali fubli- 
mato al Pofto di Miniftro Generale di tut- 
to queir Ordine . Terminato quefto illu- 
flre impiego fu dalla Santità di Sifto IV. 
fpedito Nunzio a Ferdinando V. Re delle 
Spagne , e due volte alla Sereniffima no- 
ftra Repubblica : onde per premiarlo di 
tanto infigni fatiche , lo difegnò primiera- 
mente Arcivefcovo di Ravenna ; quindi 
nel 1475 lo dichiarò Arcivefcovo di Spa- 
latro : ed allaperfine nel 1478 Arcivefco- 
vo di Tebe , e Vefcovo di Trevigt . Solìen- 
ne egli quella Mitra per otto anni con fa- 
ma di molto pio, e zelante Paflore : alla- 
fine nel 1478 chiufe in Trevigi quefta vita 
mortale . Fu fepolto nella Catedrale , e 
nella Capella della SS. Concezione da lui 
fabbricata , nella quale dà que* Cittadini 
gli fu fatto fcolpire in marmo un lungo E- 
pitafio con fentimenti pieni di gratitudine 
proteftandofi in effo , che molto fpefe , e 
molto oprò a lor beneficio . Neir Ifcrizio- 

ne, 



di Monfalcone Lib. IL 103 
ne, ch'egli fé incidere full' Arca, che di 
finiflimo marmo colà innalzò alli SS. Mar- 
tiri Teonifto Vefcovo, Tabra Diacono, e 
Tabrata Suddiacono , egli fi chiamò Udi- 
nefe: e come tale anche viene tra gli Uo- 
mini illuftri di quefta Città regiftrato dal 
Capodaglio . Può efiere , che la di lui Fa- 
miglia , la quale circa cinquant' anni fono 
s' eftinfe , godefle anche della Cittadinan- 
za Udinefe : è però certo , eh 5 effa nobile 
eflendo partita da Bologna , fi trasferì a 
Monfalcone , ove accumulate avendo più 
che ordinarie ricchezze, per qualche fecolo 
ivi fi trattenne in grado molto onefto , e 
diftinto „ Ma crediamo , eh' egli fi chia- 
maffe Udinefe*per efTer figlio del Conven- 
to di Udine . Dell' altro Prelato non po- 
tiamo fcriver , che poco ; non trovandofì , 
che parcamente adombrato dall' Ifchia nel 
fuo Teatro manoferitto delle Glorie Friula- 
ne . Ei chiamoffi Rinaldo Scarlicchio, Ve- 
feovo prima di Pedena in Iftria , poi di 
Triefte , allafine Vefcovo } e Principe di 
Lubiana , ove nel 1640 depofe le frali fue 
fpoglie. Nacque a noftro parere in Gratz 
Capitale della Stiria; imperciocché nota il 

prefa- 



104 Del Territorio 

prefato Scrittore, che fu levato al Sagro 
Fonte da Ferdinando Arciduca d' Auftria , 
che poi fu Imperatore di tal nome il fe- 
condo . Suo Padre fu Carlo Scarlicchio , 
il quale partito da Monfalcone fua Patria 
con Cristoforo fuo Fratello erafi portato 
a feguire le bandiere di quella Sereniffima 
Altezza. In quefto impiego fu tale la fua 
condotta , che quando gli nacque il fud- 
detto Rinaldo, era già fàlito al riguarde- 
vole Pofto di Capitan delle Guàrdie del 
fovraccennato Arciduca. I fuoi difenden- 
ti, o pure egli medefimo,. venduta la ca- 
fa, che aveano in Monfalcone, che ora è 
abitata dalli Signori Bonavia nel Borgo di 
Rofta, ed i poderi , che poffedeano in que- 
fto Territorio , Affarono il loro domicilio 
in Lubiana. 1/ Indice de > Vefcovi premef- 
fo alla fua Iftoria di Triefte dal P. Ire- 
neo della Croce fa quefto Soggetto Dal- 
matino , ingannato forfè V Autore dalla 
definenza del fuo cognome ; ma quanto ab- 
biamo finora detto di lui abbastanza con- 
vince aver egli fortito la fua origine al- 
meno nella Terra di Monfalcone . Oltre 
i fuddetti due infigni Prelati die quefta 

Terra 



di Monfaìcone Lìb. IL 105 
Terra alla luce più altri illuftri Soggetti, 
e tra quefti Niccolò di Monfaìcone , il 
quale , fecondo che ci teftifica il Co: Ja- 
copo di Porzia, Litterato di alto grido, 
in una delle fue Pillole ftampate in Ve- 
nezia , compofe una Storia del Friuli in 
uno ftile molto elegante . Vivea quefti nel 
Secolo XV ; ma di qual Famiglia egli fi 
foffe , e qual fine fortifle quefta fua Ifto- 
ria , non è giunto a noftra notizia . Sup- 
poniamo però , eh* egli foffe di Cafa Tom- 
masj nobile Udinefe , la quale fu chiama- 
ta Monfalconia , ed anche di Monfaìco- 
ne , forfè perchè oriunda da quefta Ter- 
ra. Aveano i fuoi poderi in Dobbia, Vil- 
la di quefto Territorio. Eftinta reftarono 
fuoi Eredi un ramo di Colloredo , ed i 
Conti Sufanna . Altro degno Soggetto ci 
efibifee un marmo , eh* entro il Duomo 
fi legge di quefto tenore. 

CANTIANO BEVILAQVAE DIVI 
MARCI EQVITI INAVRATÒ CIVI 
EGREGIO VIROQVE OPT. AC PRV 
DENTIA SINGVLARI , PLVRIMIS 
CVM PVBLICE, TVM PRIVATIM 
REB. GESTIS, CVM PIE VIXISSET 

O AN- 



ioò Del Territorio 

ANNO AETATIS SVAE LXXX DE 

CEDENTI ANDREAS F. PIEN 

TISS. MONVMENTVM 

POSVIT. 

OBIIT XIII KAL. OCT. MDLXXX 

Quali opere fi facefle quefto illuftre uo- 
mo , non abbiamo trovato chi cel' abbia 
fapute narrare . Quefta Cafa , come fi è 
detto fi eftinfe : ed uno de* Signori Nic- 
coletti fuoi eredi ci diffe , che nell' ulti- 
ma guerra del Friuli reftarono le Carte lei 
spettanti tutte bruciate . Teodoro del Bor- 
go non nacque in Monfalcone , ne fi fa , 
che quivi moriffe : è però certo > che fu 
molto affezionato a quello Luogo , ove la- 
fciò i fuoi difcendenti y i cui nomi di fo- 
vente s y incontrano nelle note de' Configli 
di quefta Comunità. Egli fu Capitano di 
fperimentato valore negli Eferciti Veneti : 
difefe bravamente col Co: Girolamo Savor- 
gnano , e con Jacopo Pinadello la Fortezza 
di Ofopo dalla furia del Frangipane nel 
1514 : e chiamato da Gradifca in Udine 
nel 1511 da Alvife Gradenigo Luogotenen- 
te allora della Patria y a fine di porre a 

dovere 



di Monfalcone Lib. II. 107 
dovere la plebe contro i nobili follevata , 
prontamente vi accorfe con cento baleftrie- 
ri , ed ottimamente corrifpofe alle conce- 
pite fperanze. Per quefte , ed altre confi- 
mili benemerenze , fu egli aggregato alla 
nobiltà Udinefe : e dal Sereniffimo Princi- 
pe graziato dell' entrate della Gaftaldia dì 
Fagagna , e di feffanta annui Ducati fua 
vita durante. Portò egli , come fopra fi 
difle , grand' affetto a quefto paefe ; e per 
un voto , che fece , non fi fa in quale oc- 
casione , fé coftruire la Chiefa di Foglia- 
no , del che irreffragabile documento ci 
porge V infrafcritta Lapida , la quale ivi fi 
legge fino al giorno prefente . 

MAGNIFICVS DNS THEODORVS BVR- 
GENSIS EQVES AVRATVS , ET 1LLMI 

DNJ" VENETI ARMORVM CAPITA- 
NEVS FANVM HOC SVMMO IN COLLE 
VICI FOGLIANI DIVAE VIRGINI 
MAGNI DEI GENITRICI EX VO- 
TO CONSTRVI FACIEBAT ANNO 
DNI MCCCCC XXL 

A" noftri giorni illuftrò quefta Terra Vit- 
tore Paparotti , il quale riguardo ai fuoi 

O z meri- 



108 Del Territorio 

meriti innalzato al grado di Colonello nel- 
le Venete Truppe , riportò in varie con- 
giunture fingolar lode di valorofo Soldato . 
Fratello di lui fu Ottaviano , uno de* piti 
celebri Affeflbri , che ne' Veneti Tribuna- 
li fedefle a 1 fuoi tempi . Avendo quelli for- 
tito un* ingegno molto proclive alli ftudj 
più ameni > gran foldo profufe in libri , 
medaglie , e pitture . Né vi mancano pre- 
fentemente altri degni Soggetti , maflima- 
mente nel militare , che per effer viventi 
{limiamo bene tacerli . Enrico Palladio , 
che nel lib. i delle fue Iftorie non conce- 
de contro il comune parere per autore alla 
Rocca il foprannominato Re Teodorico , 
quantunque poi lo confeffi nel libro pari- 
menti primo della guerra Gradifcana ; lo 
concede fenza difficoltà air altra Fortezza, 
che le fta fottopofta , cioè a Monfalcone 
la Terra. Il Biondo Reg. X. non distingue 
la Rocca da quefta ; ma dice , che a fini- 
ftra del Natifone , per cui fi dee intender 
T Ifonzo , col quale quegli vienfi ad uni- 
re , fta Monfalcone Oppido rimarchevole 
di quefla regione , pofto fu un Monte dif- 
ficile da falirfi > il primo edificatore del 

qua- 



di Monfalcone Lib. IL 109 
quale fi fu Teodorico Re degli Oftrogotti: 
Natifoni Jinifìrorfum ( e qui dovrebbe dire 
dextrorfum, perchè i rifpetti de* fiumi de- 
onfi prendere colla faccia volta contra la 
corrente dell' acque , come e infegnano i 
Geografi) efl propinquum Mons Falco , 0/>- 
pìdum regioni; egregium y arduo in Monte fi- 
tum , quod Tbeodoricus Rex Ofìrogotorum 
prìmus tfdificavit . Accorderemmo volentieri 
ad emendue quefli Scrittori illuftri quanto 
aflerifeono, quantunque non troviamo al- 
cuno degli antichi , che ciò ci confermi : 
né crederemmo pregiudicare di molto al- 
la nobiltà di luogo sì celebre , quando an- 
che da noi fi concorre/Te ad affegnargli per 
fondatore un Re , che quantunque barba- 
ro, però acquiftoffi gran nome di prode, 
e politico. Ma non dobbiamo a ciò in al- 
cun conto aflentire , perchè più certi , più 
antichi , ed anche più vicini ci lufinghia- 
mo poter rinvenire i fuoi Autori . Nel 
Teforo della Chiefa di Aquileja già più 
volte allegato , leggonfi due Scritture , li- 
na del 1275 9 la quale fta in quefti ter- 
mini concepita : Joannes quondam Ronchijii 
mìlìtis de villa Ronchi; de ultra Ifontium r&+ 

cogno* 



no Del Territorio 

cognovit fé habere in pheudum return , & 
legale in villa MarciUana? o£ìo campos fal- 
vo &c. E T altra è di quefto tenore : Al- 
bertus de Monfalcono quondam Dm Valterii 
de Vermegliano confefsus fuìt habere ab Ec- 
defia AquiL in pheudum manfum unum &c. 
item manfum unum in Marcigliana veterì y de 
qttibus extat Inftr. Scriptum anno Dhi 1300. 
Àmendue quefte Scritture fanno menzio- 
ne di Marcelliana > la quale fi dovrebbe 
così pronunciare , e non altrimenti : ed 
in queft' ultima fi chiama Marcelliana la 
Vecchia ; onde così fi ragiona . Se davafi 
una Marcelliana Vecchia , doveafi necef- 
fariamente dare anche una Nuova , altri- 
menti fenza fondamento , anzi fcioccamen- 
te fé le avrebbe apporto V aggettivo di 
Vecchia. Per quefta Nuova Marcelliana 
non potiamo noi conofcere altro luogo, 
che Monfalcone : lo che così dimoftriamo . 
In diftanza di affai meno di un miglio da 
quefta Terra trovafi un Cafale con una 
Chiefa detto la Madonna Marciliana . E' 
vero , che il popolo di quefto Territorio 
da gran tempo prevenuto da una tradi- 
zione, ma falfa, almeno in parte, fi cre- 
de , 



dì Monfalccne Lib. IL 1 1 • , 

de , eh' efla Chiefa venga così denomina- 
ta per edere. T Immagine di Maria Tem- 
pre Vergine, che in efla da più fecoli fi 
riverifee con fomma venerazione, venuta 
fopra un Basimento oggidì chiamato Mar- 
chiana miracolofamente fu per lo fiume , 
che Rofega ora fi nomina . Che detta Ven. 
Immagine fia venuta in un naviglio nella 
forma ora deferitta , non è noftra inten- 
zione di opporci ; ma eh* efla fotte deno- 
minata la Madonna Marciliana , perchè 
così nominavafi detto naviglio , non po- 
tiamo reftar perfuafi per due ragioni. La 
prima di quefte fi è , che tal nome di 
Marciliana , col quale ora tal forta di Ba- 
ttimento vien conofeiuta , è un nome nuo- 
vo , e da poco tempo entrato nel Voca- 
bolario Italiano , fé pure vi è entrato : e 
fé vi è entrato certamente dopo che det- 
ta Ven. Immagine fi è dimoftrata cotan- 
to favorevole a' fuoi Divoti : affermando- 
ci T autore della Tragicomedia intitolata 
il Tofcanifmo , che i vecchi Tofcani/m- 
piternalmente difiero Naviglio , o pure Na- 
vile fimil forta di groffi battimenti. Inol- 
tre fé il luogo dov'è porta detta Chiefa, 

anti- 



1 1 % Del Territorio 

anticamente , come abbiam veduto , no- 
mavafi Marcelliana, o poco diverfamente; 
non fi vede , perchè debbafi ricorrere al 
nome di un battimento per conofcerlo ta- 
le . In detto luogo ora non contanfi che 
due cafe oltre Y accennata Chiefa : fi ren- 
de però chiaro efiere fiato altrevolte di 
molto abitato ; imperciocché apparifcono 
pelle ftrade molte fondamenta di fabbri- 
che: e ne' campi vicini frequentamente s* 
incontrano frammenti di varie anticaglie: 
anzi ancora vi fi conferva una Lapida fe- 
polcrale, della quale avremo da qui non 
molto a parlare . E Dio fa quant' altre 
vi faranno fiate ne' tempi inlitterati invo- 
late ! Onde ci par di potere non fenza fof- 
fìciente fondamento inferire, che gli Abi- 
tanti di Marcelliana la Vecchia attirati 
dalla frequente comunicazione col prefidio 
della vicina Rocca , ed anche fpinti dalla 
gravezza delT aria -, che colà ancora va 
giornalmente peggiorando; ma più ancora 
per metterfi a coperto dal frequente paf- 
faggio de' barbari fotto l'ombra della Roc- 
ca y andaflero fino dal principio dell' ere- 
zione di effa trasferendo a poco a poco le 

loro 



di Monfalcone Lìb. II. 1 1 g 
loro abitazioni fotto quel Monte , ed ivi 
poi col tempo ftabiliffero Marcelliana la 
Nuova, la quale per la vicinanza del Mon- 
te Falcone, e della Rocca medefima, che 
col nome di eflb va parimente infignita , 
cangiafie la denominazione di Marcelliana 
neir odierna di Monfalcone : nella guifa 
per appunto fi parva licet componere ma* 
gnh , che Ilio , o fia Troja , non rade 
volte fu dagli Scrittori chiamata Pergamo , 
perchè così fi denominava la fua Rocca , 
o Cittadella , che foffe : onde Virgilio % 
bellantes Pergama cìrcum , e Seneca il Tra- 
gico excifa efi ferro Pergamus . Potrebbero 
però efferci oppofte due cofe . Primo, che 
non convalidiamo colle fcritture, che que- 
fta fia Marcelliana la Nuova , come ab- 
biamo provato colle medefime , che fi def- 
fé Marcelliana la Vecchia. Secondo, che 
Marcelliana la Nuova potrebbe effere al- 
tro luogo diverfo da Monfalcone. Al pri- 
mo objetto fi rifponde , che ci è bensì rie- 
fcito trovare delle fcritture per la prima, 
non già così per la feconda: ma le fcrit- 
ture, che fervono per quella, denno fer- 
virc anche per quefta \ conciofliachè non 

P può 



ii4 ^>el Territorio 

può diri! una cofa vecchia, fé non riguar- 
do alla nuova . Circa poi la feconda òp~ 
pofizione , cioè che altro luogo potrebbe 
eflere la Nuova Marcelliana , e non Mon- 
falcone; colle Patenti, che fi confegnano 
dal Capitolo di Aquileja a quei Religiofi y 
che fono da lui iftituiti Parochi di quefta 
Pieve , fi farà vedere , che quello , che 
ora dicefi Pievano, o per meglio dire Vi- 
cario di Monfalcone, per lo pafiato dice- 
vafi di Marcelliana, della quale quefta di 
Monfalcone , e quella de' Ronchi erano 
due Chiefe filiali . Ne produrremo una fo- 
ia del 1580, la quale varrà per molte che 
potreffimo addurre: e quefta anche tronca 
per isfuggir la lunghezza. Dice adunque 
così . Jacobus de Francìfcis prò nane V. De- 
canus > Canonici , & Capitulum Sat?£ì<e Pa- 
trìarchalis Eccl Aqule)en. Dileffio nobis in 
Chrifto Ven. D Presbìtero Vincentio Amorofìo 
de Cefena falutem in Dno y & omne bonum. 
Vita , & morum koneftas , aliaqne laudabìlìter 

tua prebitatis , & virtutum merita ìndu- 

cunt nos , ut ubi redamur ad gratiam libera- 
le s . Vacante fiquidem Beneficio nofiro Curar 
to y Plebe y feu Vicariatu S. Maria Marcel- 
liana 



dì Monfalcone Lib. IL 115 

liana Terra Monthfakonì Diecqfis Aquilejen- 
Jis per obìtum Veri. Presbiteri Sebafiiani Stra- 
dtotti ultimi illìus Vicarìi y & ReSìoris : cujus 
quidem Eccl Curata , quandocumque vacare 
contìngit y prafentatio , & eleEìio prò eorum 
jure eligendi , ex antiqua y & continuata con- 
suetudine ad Magnif. Communitatem ejufdem 
Terra Monthfakonì , — conjìrmatio vero y & 
infìitutio ad nos y & Capitulum pieno jure 
fp e SI are dignofcitur . Nos pramifsorum meri- 

forum intuiti* y & auSìoritate y qua fun- 

gimur y eandem Ecclefiam S. Maria Marcel- 
liana providemus y teque Presbiterum Vincen- 
tium Amorofium — per Birettì capiti tuo im- 
pofitionem y k de ipja legitime invefìimus .... 
Dat. Aquìleja die 25 Februarii 1580. Dal 
contenuto di quefta Patente ci pare , che 
refti abbaftanza provato, che Monfalcone, 
e non altro luogo fia la vera Nuova Mar- 
celliana ; concioffiachè per quelle parole, 
vacante jiquidem Vìcariatu 5. Maria Marcel- 
liana Terra Montisfaìconi , la Nuova Mor- 
celliana , cioè Monfalcone , e la Vecchia 
vengono in effa confederate per una cofa 
medefima : e fé così non foffe , non pa- 
rebbe cofa poflìbile , che luogo sì princi- 

p % c pale 



n6 Del Territorio 

pale , quale fi è Monfalcone , tanro tempo 
fofle flato fenz' avere il proprio fuo Pa- 
roco. Quella antica Patente, e non una 
più moderna, abbiamo qui prodotta , per- 
chè i più recenti Vicarii contro Y antica 
confuetudine, non di S. Maria Mercellia- 
na, ma di S. Ambrofio di Monfalcone fo- 
no invertiti : e Y abbiamo tratta col favo- 
re del Sig. Davide Ettoreo Patrizio Udi- 
nefe , e Canonico di Aquileja , da queir 
Archivio colla feguente, che riguarda la 
dotazione di quefta Chiefa , la quale in 
quefta forma fi trova diflefa : Cum Eccle- 
fia S. Ambrofii de Monfaìcono tamquam Bi- 
lia Plehis Marcellìatice , pertinente ad Mona- 
fìerìum Beline <e , confecraretur , nolletque E- 
pifcopus Petenenfis confecrationem perjìcere , ni- 
fi Dominus Abbas d'rììam Ecclefiam de Mon- 
faìcono dotar et , tamquam verus Dominus , & 
Patronus Plebis , & Ecclefice pr<edi£ì<e ; ideo 
Dominus Abbas prò [e , & fuccefsoribus fuis 
ìllam dotavit ei afftgnando &c. Come poi Y 
Abbate di Beligna diveniffe Padrone di 
quefta Chiefa , e come ora ne fia Padro- 
ne il Capitolo di Aquileja , lo diremmo a 
fuo luogo. E perchè poco fopra dicemmo , 

che 



dì Monfalcone Lib. 11 117 
che anche la Chiefa de* Ronchi era filiale 
di Marcelliana; acciocché non paja , che 
abbiamo ciò proferito di mero noftro ca- 
priccio , addurremo ciò, che abbiamo let- 
to nelle Offervazioni del Canonico Fanzio, 
uomo molto verfato negli affari del fuo 
Capitolo di Aquileja. Le fue parole fono 
quefte. V Abbadia di Beligna y che ave a del- 
ia jua menfa il Beneficio y e Chiefa di Fin- 
micelio, e la Parochiale di S. Maria Mar- 
celliana y ed efsa ha per filiale S. Ambrofio 
di Monfalcone , ed i Ronchi &c. Sin qui il 
fuddetto Canonico . Se poi anche S. Miche- 
le di Carfo foflfe filiale a Marcelliana, la- 
fcieremo che altri più illuminati di noi lo 
decida. Chi foffe poi, che circondò la Nuo- 
va Marcelliana di mura , di cui parte for- 
mata co* merli all'antica ancora fi offer- 
va fuori del nuovo ricinto tra 1* orto , e 1 
meriggio fli quefta Terra , non è venuto 
a noftra cognizione. Penfiamo però, che 
ciò accadeflè ne' tempi , che i Patriarchi 
di Aquileja fignoreggiavano anche in tem- 
porale quefto paefe : ma quale di loro fof- 
fe T Edificatore, né pure quefto ci è no- 
to. Sembra , che il Patriarca Raimondo 

della 



1 1 8 Del Territorio 

della Torre vi fabbricaffe entro il Palazzo, 
che già fervi di residenza anche a* Veneti 
Rettori, e che finì di cadere nel 1737; con- 
cioflìachè fulla porta di eflb vedeafi in 
marmo fcolpita V Arma del di lui infigne 
Cafato. Quefti era uno de' cinque Palaz- 
zi , che nel Friuli già teneano 1 Patriar- 
chi. Gli altri quattro erano quelli di A- 
quileja, di dividale, di Gemona, e di li- 
dine. Nel parlamento convocato in quella 
Città dal B. Bertrando nel 1335 quefto 
fi trova fcritto : ad perpetuavi memoriam , 
& confufionem , & ruborem eorum , cioè de* 
Ribelli, tamquam proditores Ecclefitf Aqui- 
lejenfts pingantur in Palatiis Patriarchalibus 
Aquilegia y Civitatis , Glemonte , Ut ini. Hi/ce 
quattuor Patriarcharum Palatiis foggiugne il 
lodato Pré de Rubeis Monum. ecc. col. 
896 , adde quìntum , quod in vetuflis chartis 
Cafirum , & Palatium Montisfalconis appel- 
lata . Più volte trovofli in quefto luogo 
il fuddetto Prelato in occafione della guer- 
ra , eh' egli ebbe co* Veneti per cagion di 
Triefte ; ma Angolarmente nel 1289 , di 
cui quefto Iafciò notato il Cronifta Giu- 
liano . Anno Millefimo Ducente/imo , O£ìo- 

gefimo 



dì Monfalcone Lib. IL 119 
gefemo nono , Induzione 1 1 . Venerabilis Vir 
D. Raymundus Dei gratta S. Sedìs. Aquile- 
genfis Patriarci? a in Fejìo B. Marci Aqui- 
legia exivh cum fua gente , & ivìt verfus 
Montemfalconern , caufa eundi ad exercitum 
in Ifìria. Eo die venit ad eum D. Albertus 
Comes Gorìtitf cum fua gente y qu<e erat in 
villa Cervignani > nec non omnes Forijulii a 
decem , & olio annis jupra y & a feptuagin- 
ta infra y & Carnea y Cadubrio y Carinthia. 
In cujus fubfidium y & juvamen mifit etiam 
Nibilis Vir D. Meynardus Dux Carintbice 
magnam multitudinem hominum . Omnibus ve- 
ro congregatis apud locum praedillum y egre- 
gius Vir D. Albertus Comes Goriti<e fupradi- 
lìus y de confenfu } & voluntate Domini Pa- 
triarchi pr<edicìi fecit Milites D. Henricum 
de Prampercho y & D. Nicolaum flium Bai- 
dachi de Civitate , in Campenea y qu<e e fi fub 
Caflro fuperius nominato . Quibus vero pera- 
lìis 3 ordinata fuerunt acies Equitum prò fe f 
& Peditum prò fé ; nec non Relìores cujuf- 
libet aciei . Hoc fallo computata fuerunt a- 
cies ; & Re lì or y feve Capitaneus cujus libet 
aciei computavit omnes : éf reperti fuerunt 
■in fumma in toto exercitu quinque mille Mi- 
lites , 



120 Del Territorio 

lìtes y & quìnquaginta mille Pedites . Et mo* 
to inde exercitu ìverunt omnes verfus Terram , 
quam Veneti jecerant ante Tergeflum . Que- 
lla Terra era detta Romagna. Le mura- 
glie, che ora circondano Monfalcone , ab- 
biamo motivo da credere , che foflero e- 
dificate nel 1526, effendo Podeftà Giovan- 
ni Diedo, quel medefimo, nel tempo del 
quale fu alzata nella Rocca la mentovata 
Torre per confervare la polvere ; conciof- 
fiachè veggonfi nella parte esteriore di ef- 
fe mure verfo il mezo giorno efpofte tre 
Arme, fotto una delle quali fta incifo. 



M D X X V I 
IO. DIEDO P. 



Quando non fi volefle dire , che quefto 
Diedo fofTe più torto ri doratore , che fon- 
datore di effe. Apparifce però dal poco, 
che ci refta delle antiche muraglie , che 
quefte, di cui ora parliamo, fono più ri- 
strette in giro , e più alte di quelle , ed 
anche di differente bruttura; avvegnaché 
le antiche fono a merli, fecondochè fi u- 
fava ne* tempi un pò a noi più rimoti ; 
e quefte fono a feritoje , fecondochè fi pra- 
ticava 



> 

dì Mon falcone Lib. IL m 
ticava avanti la più moderna invenzione 
di fortificare le Piazze . Comunque però 
fiafi , è certo , che dalla prima edificazio- 
ne di quefta Terra fino air erezione di 
Palma, fu mai Tempre confiderata per una 
delle più importanti Piazze di tutto il pae- 
fe : e perciò sì a' tempi de' Patriarchi , - 
che a quefti della Sereniffima Veneta Re- 
pubblica , fi leggon fatti diverfi provedimen- 
ti ad oggetto di conferrarla , ed accrefcer- 
la: e tanta era la ftima , che di lei fi a- 
vea, che dalla confervazione dì effa fi giu- 
dicò talvolta dipendere la falute di tutta 
la Patria. Ciò fi fcorge fingolarmente dall' 
infrafcritta Lettera indiritta alla Città di 
Udine circa Tanno 1409 dal Patriarca An- 
tonio Pancera , allora Padrone del Friu- 
li, la quale noi abbiamo tratta da' pubbli- 
ci Atti della Cancelleria della Città fo- 
praddetta . Il Friuli in quel tempo era 
divifo in due fazioni: quella degli Udinefi 
fofteneva il Patriarca Pancera , a cui da 
Gregorio XII era fiato levato il Patriar- 
cato: r altra de' Cividalefi portava Anto- 
tonio da Ponte , a cui il medefimo Pon- 
tefice gli avea conferito V ifteflò Patriar- 
ca cato 



122 Del Territorio 

cato ad efclufione dell'altro. A favore di 
quefto partito militava il Co: di Ortem- 
burgo , il quale avendo forprefo quefta 
Fortezza , minacciava, di diroccarla ; on- 
de il fuddetto Pancera fu mofTo a fcrive- 
re ai fuoi Udinefi in quefto tenore. 

Antonius Dei Grafia SanElce Sedis Aquu 
lejenfu Patriarcha . Nobile! > & prudente! Fi- 
dele! . Intelleximu! non fine fumma amaritudi- 
ne noBr<e menti! , quod attendente! fmgula- 
riffimam ajfeftionem , quam ad vo! femper gef 
fimu! y & quorum con/ilio no! continuo reximu! y 
nec non promìffwne! latijjima! per vo! nohh fa- 
Bla! y ficutì vefroe litter<e pene! no! exiflente! 
pleniu! tejìificantur , & quod noftrÌ! femper 
Prrtdecefioribui prò defenfione Patria j & con- 
fervatione Caflrorum , T errar um , & Locorum 
ipfiu! ve fra fubftdia y auxilia y & favore! li- 
leraliter impendifli! , ac fumptibiu non parcen- 
do y nec vit<e confulendo y arma ferventi y aU 
toque animo affumpfifli! , nob'n Pr<efidi vefìro 
per vo! elenio ad regimen Aquilejenfu Eccle- 
fi<e y veftroque Compatriota y & Civi fubfidi- 
um y vel auxilium , aut arma afumere negle- 
xt fu y qui indefeffu viribia prò fa Iute Patria y 
ejufdemque liberi ath confervatione continuati! 

vigili'n 



di Mon falcone Lib. IL 123 
vigiliis non defììtimus adhìbere fìudìa , & la- 
bore . Videtis quidem Caflrum Montisfalconi 
mutatione aliquorum jocìorum aSìualiter indi- 
gere : quod fi favore s veftri non defierint , erit 
falus totius Patnae , & confufio adverfario- 
rum ìpfum qu<erentium demolire . Heja ergo 
Optimi Viri prò honore vefìro , prò conferva- 
tione Patriae , proque nominìs veftri y & fa- 
m<e , ac fidelitatis augmento nobis in tanto a- 
gone certaminis conHituto celeriter fuccurrite , 
adfintque prtefidia veftra &c Valete f eli- 
cti er . 

Dat. in Cafiro noftro Portus Gruarii die 24 
Martii lndift. J. 

A tergo . Nobilibus > & pritdentibus Capita* 
neo y feptem Deputatis , Confi/io , & Commu- 
ni Terne veftri Utìni noftris ftdeltbus dìleBis . 
Di quefta conquida delTOrtemburgo co- 
sì ne parla la Cronica di Giuliano. Ilio ve- 
ro anno ( cioè 1409 ) Civit atenf e s dediti funi 
Corniti de Ortemburgo , & idem Comes venit 
Civitatem Auftri<e cum plufquam ducentis e-* 
quis , et cepit Montemfalconem , et impofuit 
gentem Juam intus y et expulit omnes popula- 
re s , et majores , exceptis quatuor : et obtinuit 
eandem locum fere per duos annos y et plus „ 

Q^ 2 £ pò- 



124 Del Territorio 

E poco dopo , fotto l'anno 1411 quefto vi 
aggiugne : Die ultimo Septembris Cìvitaten- 

fes cum quibufdam Ungaris ad Villam 

Mortegliani iverunt , magnam praedam fece- 
runt y villam concremaverunt > & abìerunt : 
Montemfalconern devenerunt , & ibi devora- 
verunt omnia , qua fpoliaverunt . Ma cent* 
anni prima , cioè nel 13 io avea già quefta 
Terra incontrata una confimi! difgrazia . 
Fu effa affalita in detto anno , in cui por- 
tava la Patriarcale Mitra Ottobono , da 
Enrico Conte di Gorizia , la cui intrapre- 
fa così viene defcritta dal Niccoletti . Il 
Conte non potendo vincere con due brufchi af- 
falti la durerà di Odorico di Cucagna > pre- 
foflo dal Vicedomino , e dal Camino alla dife- 

fa ( di Monfalcone ) fen^a mettere a pe~ 

ricolo i foldati più arditi > chiufe agli afs ediati 

ogni via di foccorfo Contro un sì lungo , e 

tedio/o afs e dio fi moflrò ( Odorico ) di una pa- 
%ien%a invitta : né ce/se giammai > fé non 
quando mancata la vittuaglia , gli mancò F 
audacia : e non potendofi reggere alla fame , 

vincitrice degli opinati , avendo con patti 

chiarì prima afftcurata la falve^a fua , e de* 
fuoi y tornò fubito al Camino . Ma il vincitore 

raffi. 



v di Monfalcone Lib. IL 125 
rajficurando le fatiche patite fot to la fede de* 
buoni , lafciò Monfalcone alla guardia di Fi- 
lippo Orbiti , e di foldati di conofciuta bontà \ 
e col refto fi fece fentìre fotto VHlalta . Que- 
ilo affedio però, che lungo, e tediofo ce 
lo dipinge il Niccoletti , di non tanto lun- 
ga durata ce lo fa concepire nella fua Cro- 
nica Giuliano. Anno prtediSìo (dice quefti, 
cioè 13 io) in Menfe Februario ivit cum exer- 
citu fuo Domìnus Comes ante Montemfalco- 
nem , & Cafìrum obfedit , & duravit ibi in 
obfidione xv dies , quem locum detinebant UH 
de Cucanea , ut pr<iediEìum e fi de aliis . Quem 
quidem locum detinentes , ut irent f ecuri , de- 
derunt Domino Corniti , quia non habebant 
alimenta , die ultimo Februariì . Dalli Si- 
gnori Veneziani fu più volte impiegata la 
loro vigilanza in cuftodire , e riparare que- 
fta Fortezza , ora con farle profondare le 
foffe, e riftorar le mura, ed ora con prove- 
derla di tutti i bifognevoli militari attrez- 
zi: Angolarmente nel 1571 , in cui temen- 
doti la calata de' Turchi in quefte parti , fu 
mandato il Governatore Zampefco , come 
fi legge in una lettera fcritta da Monfig. 
Jacopo Maracco Protonotario Apofiolico J 

e fuo 



12 6 Del Territorio 

e fuo Vicario Generale al Patriarca Gio- 
vanni Grimani , la quale ci fu favorita dal 
molto erudito Sig. Giangiufeppe Liruti , 
dal quale Zarnpefco fu ridotta in iftato di 
fare occorrendo una valorofa difefa. Quin- 
di è, che più volte attaccata dopo , di ra- 
do fu prefa: anzi i Turchi, che reiterata- 
mente, come già dicemmo, entrarono per 
quefta parte nel Friuli , non mai ebbero 
ardire di aflalirla. Così fece anche il Co: 
di Terfaco nel 1615, il quale all' improv- 
vifo fcefe in quefto Territorio con un for- 
midabile ftuolo di Croati , ed Ufcocchi. 
E Marco Cane uno de' Capitani da Maf- 
fimiliano Imperatore deftinati nella cele- 
bre Lega di Cambrai alla conquida del 
Friuli , che nel 1309 fperò di riportarla 
con un' improvvifo affalto, non partì dal- 
le fue mura, che feornato, e confufo. E- 
ra a quefto Capitano fortito di porre in 
fuga Tefercito Veneto con alcune truppe 
di Croati , e Contadini ne' contorni di Go- 
rizia raccolti, il quale efercito in Trivigna- 
no, Villa poco dittante da Udine , erafi 
trincierato , non con altro ftratagemma , 
che quello di un* improvvifo , non preve- 
duto 



di Monfalcone Lib. II. izj 

duto affalto. Gonfio adunque dell'aura di 
sì bella vittoria teftè riportata , volfe le 
fue bandiere verfo Monfalcone , jl quale 
fapea ftarfene del tutto fproveduto di Sol- 
datefca , per eflere quefta , per quanto 
e* immaginiamo, concorfa colle altre del 
Friuli ad ingroffare il campo fuddetto di 
Trivignano : penfandofi forfè con fimile 
improvvifo attacco di conquistarlo. Ma il 
difegno gli andò fallito; attefbchè gli Abi- 
tanti di una fede al fommo collante ver- 
fo il Veneto nome , e di un valore fem- 
pre mai da ammirarfi, di ciò all'infretta 
avvertiti , prefi i podi fulle mura, eh' erano 
ancora le vecchie, fotto la direzione di al- 
cuni Ufficiali d'Infanteria, che ivi, non 
fi fa per qual cagione, eran rettati, refe- 
ro vano l'attentato di Cane. Sorprefo e- 
gli da maraviglia a quefto impenfato con- 
tratto , fé accoflare il cannone, e fquarcia- 
te in più parti le mura , le prefentò un 
vigorofo affalto . Salirono allegramente i 
nimici, fperando facile la conquida, e ric- 
co il bottino ; ma ributtati una , e più 
volte, conobbero efferfi di gran lunga in- 
gannati : onde recandofi a gran vergogna 

di ve- 



n8 Del Territorio 

di venire in tal guifa rifpinti, non da' Sol- 
dati y ma da l'empiici Cittadini , tanto fi 
opinarono nel combattimento , che dugen- 
to di loro, con uno de* più principali /og- 
getti della Croazia, caddero fotto quelle 
mura eftinti . I reftanti fianchi , e pella 
maggior parte feriti, difperando di potere 
più riportar quefla Piazza, dopo undici ore 
di fiero oftinato combattimento delibera- 
rono allaperfine partirfi: onde Tuonata la 
ritirata , fiaccarono da quelle mura non 
fenza gran confufione , e cordoglio. Fran- 
cefco Palladio part. n pag 97 fa menzio- 
ne di quefto attentato di Cane: non dice 
però, che Monfalcone fbfTe difefo da fuoi 
Abitanti, né che undici ore durafTe Taf* 
falto : lo che noi abbiamo da un Mano- 
fcritto di Giovanni Partenopeo contempo- 
raneo Autore, che con molto elegante flile 
fcrifle in latino gli avvenimenti di quella 
guerra , il quale così quefto fatto defcrive. 
Marcus Canis pò fi viffioriam de Venetis ad 
Trivignanum , nondum coaSìo ad Goritiam 
df [ariano exercìtu , qui in dies expeffiabatur y 
adhìbitis tantummodo Lyburnis , quìbus pr<e- 
fuerat , & Vìllicìs nonnullis proximorum pa* 

gorum 



di Monfalcone Lib. Il f%$ 
gorum tumultuarie coaftis , ad Montemfalcò* 
nem caflra movet , oppidumque ìllud omnì bom* 
fordarum , ac aliorum tormentorum genere op~ 
pugnare orfus efl. Erant in Oppido Peditum 
quidam PrafeEìi y qui Oppidanis per loca apta 
difpofitis Cafìrum inferius y in quod vehemen- 
ìer erat inveffius , prqfenti animo defenfabant . 
Cum vero fcalis jam appofitis Cafariani ten- 
tarent ingrefsum , & jam foret ad undecimam 
horam a pugna initio acriter y viriliterque pu- 
gnatum , Oppidanì fé mutuam ad loci defen* 
fionem cohortantes hofiium non mìnus ducentos 
interf ecere: reliquos , quorum pars magna e- 
rat fauciorum y retrocedere coegerunt . Cecidit 
ea pugna inter ceteros quidam ex Lyburnorum 
ade maxima apud fuos auSìoritatis . Ma giac- 
ché della nuova Marcelliana abbiamo fin 
ora parlato , non farà fuori di propofito , 
che anche della Vecchia qualche cofa fer- 
viamo : quantunque tale fen giaccia al pre- 
fente , che di efla appena fi portano rav- 
visar le veftigia . Senza dubbio riportò el- 
la la denominazione di Marcelliana dalla 
Gente Claudia cognominata Marcella, la 
quale in ogni tempo gran Soggetti die al- 
la Romana Repubblica : e quando altri 

R par- 



130 Del Territorio 

partorito non avefle, che quel Marco CIau* 
dio Marcello , che viffe a' tempi di An- 
nibale , egli fblo avrebbe badato a render 
cofpicuo non {blamente il fuo Ceppo , ma 
r ifteffa fua Patria . Egli fu , che a' Ro- 
mani affoggettò il Friuli : e Nipote di lui 
fu l'altro Marco Claudio Marcello, che 
coftrinfe a partirfi da quefto Paefe quei 
Galli Tranfalpini , i quali erano qua ve- 
nuti per faltus antea ignota vi<e , come Li- 
vio libro xlix ci afferma : e che diftruf- 
fe contro il parere del Senato TOppido, 
che dodici miglia lungi d* Aquileja ave- 
anfi fabbricato. Non una volta trovafi la 
Gente Marcella nominata nelle noftre La- 
pide , come fi può vedere predò Monfig. 
del Torre illuftre Mitrato di Adria , par- 
ticolarmente pag. 263 de Deo Beleno y ed 
in altri luoghi. Onde abbiam fondamento 
da credere $ che parte di quefta illuftre 
Famiglia paffaffe ad abitare in Aquileja, 
allorché la medefima fu dedotta da' Ro- 
mani Colonia: e che nella divifione, che 
fecero i Triumviri di quel Territorio a 
quei nuovi Coloni > toccafle alla Gente 
Marcella in quefto luogo la fua porzione > 

la qua* 



dì Monfakone Lib. IL 131 
la quale dal fuo cognome chiamò Marcel- 
liana : coftume praticato in tale occafione 
da più altri Coloni ; imperciocché Tappia- 
mo , che così Mutiana fu chiamata da' 
Mutii , Fanniana da' Fannii , e più altri 
luoghi y i quali , benché per V alterazio- 
ne della lingua vi fia feguito qualche di- 
vario , però beniffimo fi conofcon per ef- 
fi , cioè per Mutiana Muzzana , per Fan- 
niana Fagagna > per Flaviano Flaibano , 
per Cafftano Caflbgliano , per Terentiano 
Sterenzano : oltre altri confimili , i qual 
fi trovano quafi per ogni canto del Friu 
li , di alcuni de' quali le Lapide ritrova 
te , maffimamente in Flaibano , e Faga 
gna y irrefragabile teftimonianza ci fanno 
Da* Romani adunque provennero gli an 
tichi Abitatori di Morcelliana la Vecchia ; 
onde fiami permeilo inferire , che molto 
nobile fi fu V origine di Monfalcone; con- 
ciofliachè > fé fi riguarda la Rocca , ella 
ebbe per comune fentimento degli Scrit- 
tori per Autore Teodorico Re degli Oftro- 
gotti , Principe il più faggio , e *figf P^ 
rinomato de' quanti andarono cinti Wl Re- 
gio Diadema d* Italia : fé la Terra , £#a 

R z ebbe 



1 3 1 JD?/ Territorio 

ebbe per Fondatori, come abbiamo pur* 
ora dimoftro , gli Abitanti di Morcelliana 
la Vecchia , li quali fenza dubbio di fce fe- 
ro dagli antichi Romani , Popolo il più il- 
illuftre di quanti ci rammentin le Storie. 
Oltre la Cafa Claudia è d' uopo , che in 
Marcelliana la Vecchia fofle anche la Ti- 
zia , e quefta molto potente ; concioffiachè 
più Lapide s' incontrano in quefto Territo- 
rio de* loro Servi , qual' è la feguente, che 
leggefi incifa fopra un cippo di marmo , 
lungo circa tre piedi , il quale fta fitto in 
terra avanti la Chiefa di quella . 



L. M. 

TITIAE 

LALES 

IN F. P. CXXII 

IN AG. P. LX 



Che vuol dire : Luogo del Monumento , e 
fi a Sepoltura y di Ti^ia Lales , il quale fi Jìen- 
de in fronte piedi centoventidue y e dentro il 
campo piedi fefsanta . Soleano gli Antichi 
costruire i loro Sepolcri fulle pubbliche 
vie y ut Viatores admonerentur efse mortales , 
come fcriffe Varrone nel lib. v. de Lingua 

latina \ 



di Monfalcone Lìb. IL 133 
latina ; e per quefto dice in Fronte , cioè 
fu la ftrada . Altra Lapida , inedita fino* 
ra , come 1* antecedente fi trova in Mon- 
falcone in cafa de* Signori Paparotti , la 
quale fupponiamo levata dall' ifteffa Mar- 
celliana , le cui parole fon quefte . 



VARIA 

CALLITVCHE 

L. T I T I O 

SEMNO 

CONTVBERNALI 

Q. CiELIO 

P Y R A M O F. 

V V F. 



Da quefta Ifcrizione fi rileva, che Va- 
ria Callituche non per testamento, ma ef- 
fendo ancora viva , fece fcolpire quefto 
Marmo in memoria di L. Tìtjo Semno fuo 
Contubernale , e di jQ^ Celio Piramo fuo 
figliuolo. Ma crederei, che fi dovette fcri- 
vere Callitycbe , e non Callituche , il qual 
nome non tiene alcun fignificato ; imper- 
ciocché Callos in greco lo fteffo importa, 
che Bello, e Tyche il medefimo, che for- 
tuna . E* probabile però , che in quefta 
Lapide fia flato pofto un" V in vece di 



uà 



134 Del Territorio 

xxvl Y , lo che foleano fare frequentemen- 
te i più antichi Latini , allorché fervianfi 
de Greci vocaboli. Cicerone in Oratore ci 
afferma, che fcriveano Purrum in vece di 
Pyrrhum y e Fruges in luogo di Phryges : 
onde quefta Lapida deefi tenere in conto 
di molto antica . Callitycbe però fi trova 
talvolta fcritta ancora qol Jota, Gugliel- 
mo Choul nel fuo bel Dìfcorfo della Religio- 
ne antica de* Romani y flampato in Lione nel 
1 5 6 9 ) pag. 1 9 S ci prefenta una Tefta di Don- 
na fcolpita in un* antico Diafpro , nel cui 
contorno fta incifo KAAAITIXE, cioè 
Callitiche , che vale lo fteffo , che Bella- 
fortuna. Quefta Varia Callitycbe di condi- 
zione ferva denomina L. Semno fuo Contu- 
bernale in luogo di Marito; concioffiachè 
il Maritaggio tra Servi non chiamavafi da' 
Romani Matrimonio y ma Contubernio : 
così abbiamo dal Nieupoort Rit\ Rom. explic: 
feEì. vi cap. v.§ ni. L' Ifcrizione , che 
fiegue parimente appartiene alla Famiglia 
Tizia : e fi vede incafiata appreffò il Cam- 
panile della Villa S. Polo , ultimamente 
pubblicata anche dal Sig. Canonico Ber» 
toli pag. 223. Ella è quefta. 

L. TU 



di Monfalcone Lib. II. 135 



L. TIT1VS L. 

LIB. GRAPTVS 

ET BARBIA PAVLINl 

V. F. SIBI ET PRIMITIVO 

DELICATO ANN. VII 

ET GRAPHICE ET 

DAPHNO FILIS sic 

L. M. IN F. P. XVI. 

IN ÀGR. P. X X. 

LIB. ET LI. 

H. M. H. N. S, 



Per intelligenza di quefta Lapida , Io 
che fervirà anche per altre , fi dee fape- 
re , che qualunque Servo pofto in liber- 
tà da' Romani , ind 5 in poi chiamavafi Li- 
berto, e per gratitudine del ricevuto be- 
neficio prendeva il prenome , ed il nome 
del fu fuo Padrone : e del nome , che a- 
vea pria della libertà ricevuta , ferviafi 
di cognome, Così nel cafo noftro colui , 
eh' eflendo Schiavo chiamavafi Grapto > 
fatto libero da Luzio Tizio fuo Padrone, 
prefe il prenome, e nome di lui, e chia- 
moffi Luzio Tizio Grapto. Ciò fuppofto 
la fuddetta Lapida , parmi , che dovreb- 
befi intendere in quefta maniera . L. Tizio 

Grapto 



1 3 6 Del Territorio 

Grapto Liberto di L. Ti^io, e Barhia figli* 
noia di Paolino vìventi fecero quefìo fepolcro 
per fé y e per Primitivo DHìcato di anni fet- 
te > per Grafce y e Dafno loro figliuoli , e per 
tutti ì Liberti y e Liberi e di loro Famiglia. 
Quefìo monumento ftendefi in fronte f edici pie- 
dì y e nel campo venti . Le lettere fiogolari 
H. M. H. N. S. vogliono dire Hoc Monu- 
mentum Heredem Non Sequetur , cioè ; in 
quefio fepolcro non avrà alcun diritto V erede . 
Ciò, che ora con molta venerazione fi ri- 
verisce in Marcelliana fi è la fua antichif- 
fima Chiefa , e più di lei ancora la Mi- 
racolofa Immagine della Gloriofa Regina 
degli Angioli , a cui effa Chiefa è dedi- 
cata : a vifitare la quale , per voto fatto, 
ogni Sabbato in cotta , e ftola fi porta un 
Sacerdote preceduto da divota Procefiìone 
degli Abitanti diMonfalcone. In effa Chie- 
fa , il cui Coro va di varie fagre ftorie 
dipinto , opera di Arfenio Negri Pittore 
Udinefe , che ciò fece del 1548 , fi veg- 
gono molte Sepolture diftinte con Arme , 
e varie Ifcrizioni , tra le quali fi legge 
la feguente fcolpita in marmo , indicante 
qualche gran cafo , ma difficile da poterfi 

ri le- 



di Monfalconè Lìb. II. 137 
rilevare giustamente, per Ja rozzezza, col- 
la quale fu diftefa dal fuo componitore. 

CARA SUO GENITRIX NATO DUM CREDERET ORBA 

QUOD FORET EXTREMO CONTULIT OSSA ROGO. 
PROH DOLOR/ UT NATUS PrTa REVOCATUS ADIVIT 

HUC FLEVIT TRISTES HEU PIUS EXEQUIAS/ 
QUATTUOR ET LACRIMIS CIRCUMDANT OSSA PARENTIS 

FRATRES, OJJOS PARILIS JUNXIT UBIQUE DOLOR. v 
UNA D1ES TRISTIS FLENTES , ET FUNERA VIDIT 

PRO SUPERIS FRATRES FUNDERE MATRE PRECES. 

Congionto alla Chiefa vi è un Cimite- 
ro , nel quale gran parte del Popolo di 
Monfalconè viene ancora oggidì Sotterrato. 
Ma tanto batti avere fcritto delle dueMar- 
celliane . Quattro miglia in circa lontano 
da Monfalconè, tra V occidente , ed il me- 
riggio , fi fcorge in quello Territorio un' 
altro Luogo molto degno di eflere com- 
memorato , ora detto S. Canziano , quan- 
tunque le Acque Gradate foffe denomina- 
to , allorché fioriva Aquileja : Luogo ve- 
ramente infigne , di cui anche i Martiro- 
logi > e 1* Ecclefiaftiche Iftorie ne fanno 
un gloriofo ricordo , per avere ivi alcuni 
Santi Martiri lafciata la vita per la con- 

S feffion 



1 3 8 Del Territorio 

feflion della Fede. Era quefti il Porto prin- 
cipale di quella ricca , e grandiofa Città , 
quattro miglia da lei incirca dittante. Per 
conofcere di quanta importanza egli fotte, 
batterà dire , eh* era il Porto di Aquileja , 
la quale Maximam Italia Urbem ditte Ero- 
diano : Opulentum Emporium V Imperatore 
Giuliano : Pr<edivitem 9 atque immenfam CU 
vitatem Procopio : Primam pofl Romam in 
Italia il Panciroli : il Baronio , V Ughel- 
li : ed il Tommafini alteram Romam : in 
fomma tale era in quel tempo quefto Por- 
to , quale fi fu poi quello della ricchifli- 
ma Città di Venezia. Riceverà egli dall' 
oriente , e dall' occidente le merci , che 
poi per terra, e pe' fiumi trasfondeva in 
tutto il fettentrione. Gran comodo a di- 
ftraerle per V Illirico, e fue confinanti Pro- 
vincie gli conferiva , per atteftato di Stra- 
bone lib. iv , il Nauporto , fiume della 
vicina Carniolia , ora detto la Lubianizza, 
da lui cinquanta miglia dittante : ove con- 
dotte quelle fu i carri , fi calavano giù per 
detto fiume nel Savo , quindi neir Iftro , 
perfine nel Ponto Eufino andavano a ter- 
minare il lor corfo: efitandofi ette con gran 

profit- 



di Monfalcone Lib. IL 139 
profitto de* negozianti Aquilejefi a tutti 
quei popoli , co' quali detti fiumi, e mare 
comunicavano . Perciò quefto Porto fu ri- 
putato di tanta importanza , maflimamen- 
te alla Nazione Veneta , che ivi fi teneva 
da effa per di lui ficurezza , ficcome ci af- 
ferma il Panciroli nella fua Notizia dell* 
Imperio Occidentale , continuamente an- 
corata un'Armata Navale. Pretefe il Can- 
dido lib. 1 y che il Porto di Aquileja fofle 
neir Anfora : Portum Aquilejenfem y qui fit 
ex Arnphora navigabili alveo . Il Palladio Rer. 
Por. Jul. pag. 16 , die quefto pregio alla 
Natiffa , la quale poi in quella fcorreva . 
Divitis h<ec quondam Aquileja portus . Niffu- 
no però di loro nominò il Natifone : non 
potendo/! forfè perfuadere , che quefti in 
quel tempo toccafie Aquileja . Strabone pe- 
rò lo afferma lib. v , e fcrive , che anch* 
egli foffe uno de' Porti di quella ampiflìma 
Città , e che fopra fi faceffe un ricco mer- 
cato. Quefte fono le fue parole tradotte : 
Su per lo fiume Natifone fi naviga a quella , 
( cioè ad Aquileja ) con navi da carico per 
più di fefsanta Jladj ( cioè miglia fette , e 
mezo) . Quivi fi riducono le nazioni degl y II- 

S 2 Uri- 



140 Del Territorio 

lirici y e di quelli y che dimorano lungo il Da- 
nubio a fare le fiere . Alcuni vi portano cofe 
da mare > e vino in botti di legno : ed altri 
vi arrecano [chiavi y be filami y e felli . Ma 
oltre quefti Porti > che ferviano come di ca- 
nali per introdurre le merci in quella gran 
Città , ven 5 era un* altro di più riguardo , 
cioè le Acque fuddette Gradate. Che all' 
Acque Gradate vi fofle quefto gran Porto, 
lo convince V ifteffo fuo nome ; concioffia- 
chè , come ben'oflerva il Co: Madrifio nel- 
la fua dotta Apologia pag. 40 , la voce 
Grado appreffo Latini importava lo fteflo , 
che Scala di navigazione . E che Porto fi- 
gnificaffe ne* tempi maffimamente più baf- 
iì y non è da porfì in dubbio . Philìppus Au- 
gufius y lafciò fcritto il Du-Cange , in char- 
ta y qute extat in Regèfìo Carcafsonenfi y dat 
facultatem Epifcopo Magalonenfi aperiendi Por- 
tum y qui dìcitur Gradus . E più fotto : ad- 
huc etìam conceffit eidem Joanni y & Magolo- 
nenfi Ecclefirf aufioritatem faciendi Gradum . 
Quindi è , eh' eflendo poi quefto Porto 
dell' Acque Gradate interrato dal mare , e 
perciò pattato il fuo traffico ad un" Ifola 
otto miglia incirca al difotto di Aquileja , 

fu 



dì Monfalcone Lìb. IL 14 r 
fu anch' effa a noftro credere > per tal ca- 
gione chiamata Grado. Da ciò inforfe poi 
11 opinione , feguita da Andrea Dandolo 
nella fua Cronica , dal Sabellico nel fuo 
libro fopra il fico di Venezia , e da Ercole 
Partenopeo nella fua Descrizione del Friuli, 
che in detta Ifola di Grado , per V affinità 
del fuo nome colle Acque Gradate , e non 
in S. Canziano vi foffero le medefime. Con 
più fondamento però il P. Filippo Ferrari 
nel fuo Letico Geografico , ed il Co: Ma- 
drifio nella fuddetta fua Apologia in San 
Canziano le vogliono collocate , nella cui 
opinione ancora noi vi concorriamo , ecci- 
tati a ciò fare da più ragioni : e principal- 
mente dalla Tradizione coftante , e comu- 
ne in tutto quefto Territorio , che ivi San 
Canziano con fuo Fratello y e Sorella , S. 
Proto , e S. Grifogono terminaffero glorio- 
famente il loro Martirio y lo che fappiamo 
efTere certamente feguito all' Acque Gra- 
date. Secondo dalla diftanza di fole quat- 
tro miglia da quefto luogo ad Aquileja , 
da cui poco lontane è noto efTere fiate le 
Acque fuddette. Terzo dal vedere , che di 
tre Chiefe , che ivi ora fi trovano > una è 

dedi- 



14^ Del Territorio 

dedicata a S. Canziano, che è la Parochia- 
le , ed un* altra a S. Proto : anzi la Villa 
medefima ora porta il nome del primo di 
quefli due Martiri , e chiamafi S. Canzia- 
no. Per ultimo dair avere noi veduto nel- 
la Chiefa di S. Proto due grand' Arche di 
marmo , fenza dubbio di antico lavoro , 
ciafcuna capace di un corpo umano difte- 
fo : fovra una delle quali fta incifo a carat- 
teri Romani belliffimi 



E full' altra 



BEATISSIMO 

MARTIRI 

PROTO. 



BEATISSIMO 

MARTIRI 
GRISO CONO. 



Segno, che amendue quefti Martiri fu- 
rono fepolti in quefto luogo; e che quindi 
tratti, furono poi, ceffate le perfecuzioni , 
in dette Arche riporti : in confeguenza , che 
quivi, e non altrove, confumarono il loro 
martirio. Ed invero pare cofa naturale, 
che i Martiri foffero pellopiù fepolti nel 

luo- 



dì Monfalcone Lib. IL 145 

luogo medefimo, dove terminavano la lo- 
ro gloriofa carriera ; imperciocché il ciò 
fare riefciva più comodo, che il trafpor- 
tarli più longi. Effendo adunque nella Vil- 
la di S. Canziano tutto ciò avvenuto , e 
dair altro canto fapendofi dagli Atti di 
detti Santi Martiri , dalli Martirologi , e 
dalle Ecclefiaftiche Iflòrie, che tutto ciò 
accadette alle Acque Gradate; è forza con- 
chiudere , che quelle efifteflero dove è o- 
xa la fuddetta Villa, e non in Grado, od 
altrove. A tutto ciò fi aggiugne ancora, 
che le lezioni , le quali li recitano nella 
Diocefi Aquilejefe nel giorno della Fella 
di S. Canziano , e Fratelli, che fenza dub- 
bio farannofi prefe da loro Atti autentici, 
affermano, che fuggendo detti Santi Mar- 
tiri in cocchio , furono forprefi da' perfe- 
cutori della Fede alle Acque Gradate. Da 
quello fatto fi fcorge , che quelle Acque 
Gradate non potevano eflere all' Ifola di 
Grado , ove alcuno non vi poteva andare 
in quel tempo, che in barca . Ma circa 
quello particolare fiamo già fiati prevenu- 
ti colla rifpofla dal Signor Canonico Ber- 
toli. Dimoftra egli, nella fua erudita Rac- 
colta 



144 Del Territorio 

colta de' Marmi Aquilejefi , che vi era 
una ftrada rotabile, che da Aquileja por- 
tava a queir Ifola . In confermazione di 
quefto adduce due Lapide fepolcrali in 
quel torno trovate, mentre fcavayafi una 
Pefchiera: fegno manifefto, dice egli, che 
vi era ftrada ; imperciocché fenon fulle 
ftrade poneàfi tal forta di Lapide . Rin- 
forza poi la fua aflerzione col padaggio 
di Lupo Duca del Friuli , il quale nel 
Secolo vii fi portò per quefta ftrada còlle 
fue genti a Cavallo a forprendere queir 
Ifola . A tutto ciò fi rifponde , che diffi- 
coltà non abbiamo di concedere, che nel 
Secolo vii vi fofie la detta ftrada ; con- 
ciodìachè fin ad ora prefentè fi vede queft* 
Ifola congionta al continente con un pic- 
ciolo ponte. E' però credibile, che quefta 
ftrada non fofle fatta , che dopo ederfi co- 
minciata detta Ifola a popolare: poiché a 
qual fine tirare una ftrada rotabile longa 
più miglia , in una palude con ifpefa gran- 
didima , fé non vi era chi di lei fi fervide ? 
Detta Ifola non cominciò ad edere , alme- 
no con frequenza, abitata, che dopo Tanno 
ccccvn, come ci avvertifce la Cronica del 

Sere- 



di Monfalconc Lib. IL 145 
Sereniffimo Dandolo , nel qual tempo , 
po.co dopo, fu eretta la Città, o fia Cartel- 
lo di Grado. Augufitnus , dice egli >Epifcopur 
Aquile jenfis intbronì^atus e fi anno ccccvn ah 
Jncarnatione Domini nofiri Jefu Chrifti . Hujur 
Auguflini retate , foggiugne V eruditiffimo 
P. Bernardo de Rubeis , Monum. EccL A* 
quii cap. xiv col 117 , qui Aquilejenfem pofi 
Cbromaticum regehat Ecclefiam , Gradente 
CaFìrum conditum futi . Rem narrat Cbro- 
nìFìa Venetus bis, verhis : Urbis Aquilejce Pro- 
ceres ad Aquas venerunt Gradatas , & in 
litore CaFìrum fpe £ì abile conflruxerunt % quod 
ab aquarum nomine Gradus appellai um e fi. 
Effendo adunque quefta ftrada fiata fatta 
dopo J'anno fuddetto 407, come ha mol- 
to del probabile; fiegue, ch'ella non po- 
tette fervire alla fuga de* noftri Santi Mar- 
tiri , la quale accadde 104 anni prima , 
cioè nel 303 , nel quale effi furono forpre- 
fi all'Acque Gradate. In confeguenza ali* 
Ifola di Grado non potevano effere le Ac- 
que fuddette per quefto capo ; poiché ad 
effe non fi potea in cocchio in quel tem- 
po fuggire. In quanto alle Lapide fepol- 
crali ivi trovate , è da crederli , che fa- 

T ranno 



146 Del Territorio 

ranno fiate pofte fui Canale , che detto 
Signor Bettoli fcrìve effere flato vicino a 
quel luogo , e non fu detta ftrada , la qua- 
le non vi era in quel tempo . Che fé le 
Lapide fepolcrali poneanfi fu le flrade per 
avvifo a' viaggiatori di effer mortali , co- 
me avvertifce Varrone , loc. cit\ quefto u- 
tile avvifo fé li poteva dare anche po- 
nendole fu canali, ove molti naviganti a- 
veano a paflare . 1/ andata poi di Lupo 
Duca dei Friuli colle fue genti a cavallo 
per quefta ftrada, niente prova contro di 
noi. Egli vi pafsò Tanno 663. cioè 360. 
anni dopo la forprefa de* Martiri fovra- 
detti. Ma anche conceduto, che ivi foffe 
ftata in quel tempo quefta ftrada , dicen- 
do gli Atti di detti Santi, che furon effi 
fermati alle Acque Gradate, mentre fog- 
giano in cocchio ; pare , eh' effi aveflero 
intraprefo un viaggio, che anche più lun- 
gi dalle Acque fuddette li dovefle in coc- 
chio portare. Che fé intenzione loro fof- 
fe ftata di fuggire folamente a queir Ifo- 
la, avrebber dovuto più tofto imbarcarfi 
in Aquileja ; lo che facendo più fpedita- 
xnente , e per certo con maggior fegretez- 

za * 



ài Mori falcone Lib. IL 147 

za, poteanfi involare dagli occhi de* per- 
fecutori. E poi fé detti Santi foflero fla- 
ti rattenuti neir Ifola , pare , che non fi 
foffero efpreffe propriamente le fuddette 
Lezioni , dicendo che mentre foggiano fu- 
ron forprefi : Sifinius fuper Rheda abeuntes 
infequitur comprehenditque ad Aquas Grada* 
tas ; imperciocché non potendo effi in coc- 
chio fuggire più oltre di quella ben piccio- 
la Ifola, avrebbero più tofto dovuto dire, 
che colà fuggiti, e non fuggendo , furon fer- 
mati. Ma altra difficoltà potrebbe efferci 
oppofta ; cioè , che S. Canziano è più mi- 
glia lontano dal mare ; e che appretto lui 
ora non vi apparifce alcun veftigio , che 
ci additi eflere ivi altrevolte flato Porto: 
dovechè all' Ifola di Grado ancora oggi- 
giorno vi battono le onde marine . Ma 
ciò , eh* è avvenuto alle Acque Gradate, 
è accaduto anche a Ravenna. Confinava 
effa altrevolte col mare , e perciò equorea, 
fu chiamata da Marziale: 
Molli* in equorea , qua crevit fpina Ravenna , 

Non erìt incultìs gratior Ajparagis ; 
ed ora è tre miglia dittante . Circonda*- 
vanla alle fpalle quantità di paludi ; ed 

T % ora 



148 Del Temi torio 

ora per atteftato del P.Alberti, è attornia- 
ta da fertiliffime campagne produttrici di 
dormenti in gran copia . Oderzo parimenti 
era ne* tempi più rimoti vicino al mare . 
Dal fuo porto ne ufcivano delle Armate 
navali, come fi può da Lucano inferire . 

Hinc Opkerginis Clajfis venerata Colonis ; 
ed ora fé ne fta circa quindici miglia di- 
fcofto. Il mare talvolta a chi fi accoda, 
e da chi fi allontana : laonde non è da 
Jlupirfi , fé S. Canziano , che altrevolte 
era un celebre Porto , ora fé ne ftia dal 
mare più miglia lontano. Stabilite adun- 
que le Acque Gradate in S, Canziano , 
lafcieremo oramai da parte la prefente 
quiflione ; e diremo , che queflo Luogo 
in quel tempo sì ricco , e da' trafficanti 
si. frequentato , è ora pafTato ad efTere un 
grand* efempio delle umane vicende. Bol- 
livano altrevolte per la calca de' foreftie- 
ri , e degli abitanti le di lui ftrade di belle 
fabbriche adorne : Italiani , Greci , Pan- 
nonj , Egizj , Germani > e più altre Na- 
zioni a gara ivi faceano moftra di loro 
ricchezze : ora fpalleggiate le vie da ra- 
re , e per lo più abiette cafe , non foon 

cam- 



di Monfalcone Lìb. IL 149 
camminate, che da pochi agricoltori, mal- 
conci anch' elfi dall' aria , che fpira mol- 
to infalubre : né altro vi fi vede di deco- 
rofo , che T unica Parochiale . Il fiio por- 
to folto in que' felici tempi di navi rifuo- 
nava in ogni lato di feftofe grida de* ma- 
rinai > che approdavano a lui , o pure da 
eflb falpavano : ora cangiato in palude , 
tutto vi tace : né altro vi fi ode fra que* 
denfi cannetti , che le ranocchie in gran 
numero a gracidare V eftate. Camminan- 
do noi per detta Villa , offervammo flri- 
fciarfi per quelle ftrade rufcelletti di lim- 
pidiflime acque , le quali probabilmente 
avranno fatto parte del nome alle Acque 
Gradate. C'incontrammo ancora a vede- 
re tre Lapide antiche , tra le quali una 
era quefta. 



L. M. 

M. FLAMI 

SAMI 

IN F. P. LXX 

IN A. P. CX 



Vuol dire Luogo della fepoltura di M. 
Flaminio Samo > il quale Julia Brada fi 

ftende 



150 Del Territorio 

Bende piedi fettunta , e nel campo piedi cen* 
to dieci. Effa pietra pofta a traverfo for* 
ma in parte una cantonata della Chiefa, 
di S. Proto: ed intanto apparifce, in quan* 
to la muraglia in quel fico fi è alquanto 
fcroftata. Pochi palmi lungi da lei , per 
mezo di altra fcroftatura , fi vede nello 
fteflb muro una Colonetta di marmo bian- 
chiffimo , longa circa due piedi , tutta 
fcannellata dal capitello alla bafe . Ciò 
mi fa credere, che chi rifrabbricafTe que- 
lla molto antica Chiefa , vi troverebbe 
nelle fue rovine molte anticaglie pofte a 
mifcuglio in quei muri. La feconda è la 
feguente . 

ANNAVA- £ L 
HELENA - SIBI 
ETM-PVBLICIO 
Ì L-CRVSCILLO 
L-M- Q.-Q.- P- XVI 

Cioè Annava, che prima della manomijfto- 
ve fi chiamava Elena , Liberta di Caja An- 
dava y acquilo per fé y e per Marco Publicio 
Crufcillo , Liberto anch' egli della fuddetta 
Caja , quello fito da feppellirfi , il quale . fi 

jlen* 



dì Monfakone Lib. II. 151 

ftende per ogni verfo fedici piedi . La o ri- 
volta per comune fentimento degli Anti- 
quari fignifica Caja, come la diritta Cajo. 
E* ben da offervarfi la bizarria infolita , 
colla quale quefta è fiata fcolpita. Detta 
Lapida ftaffi per terra nel cortile del Pie- 
vano di quefto Luogo. Viene addotta an- 
che dal Signor Bertoli , però alquanto di- 
verfamente . Noi quale 1* abbiamo trova- 
ta, tale T abbiamo fedelmente trafcritta. 
La terza è quefta. 

M. PVLLIOM. L. CASTO 

M. PVLLIO M. L. FVSCO 

PVRPVRARIO 

PVLLIA M. L. PRIMA 

M. FLAVIVS IANVARIVS 

M. P VLLIVS . 7. L. HORMVS pvrpvr . 

Il fentimento di tale Ifcrizione è quefto : 
Pulita Prima Liberta di M. Pullio , m. Fla- 
vio Januario > M. Pullio , e L. Ormo Tintore 
di Porpora , 'anno pofta quefta Ifcrizione in me- 
moria di M. Pulito Cafto , e di M. Pulito Fofco 
Tintore anch' egli di Porpora, amendue Liber- 
ti di M. Pullio . Quefta figura 7. alcuna 
volta fignifica Centurione, perchè rappre- 

fenta 



152, Del Territorio 

fenta il battone di vite , che quefti por- 
tavano ; altrevolte , come in quefta La- 
pida, fignifica^. Porporario vale lo ftef- 
fo , che venditore di Porpora : e fé que- 
lla Lapida fi foffe trovata in Aquileja , 
ancora noi avreffimo col Sig. Bertoli pre- 
fi i fuddetti per Venditori della medefima ; 
ma trovata in S. Canziano , ci pare più 
proprio T interpretarli Tintori. Quefti Tin- 
tori ci fan fovvenire ciò, che il Panciroli 
ricorda nel Cap. xln. della Notizia dell' 
Imperio Occidentale , cioè , che gl'Impe- 
ratori Romani aveano in Aquileja (labili- 
tà una delle nove Tintorie di Porpora , 
che fole in tutto V Occidente furono da 
loro permeffe. Per l'utilità grande, che 
da effe traevano , vollero , che tutte cor- 
reffero a loro conto : e benché fi dica u- 
na di loro ftabilita in Aquileja ; noi però 
fui fondamento della Lapida fuddetta , la 
quale fi vede incaffata nel muro efteriore 
del Cimitero di San Canziano , abbiamo 
motivo da inferire , che quivi eretta foffe 
detta Tintoria ; concioffiachè quefto Luo- 
go per la vicinanza a detta gran Cit- 
tà , deefi confiderare per un Sobborgo di 

quella : 



di Mcnfalcone Lìb. IL 15 g> 
quella : e come tzle infatti viene tenuto 
da quegli Abitanti. Non vi è dubbio, che 
molte altre , ed anche molto infigni Re- 
liquie di veneranda antichità fi faranno tro- 
vate per lo paffato in quefta Villa di S. 
Canziano; ma ora non fi veggono, che le 
due Arche decanti Proto, e Grifogono, e 
le tre antinotate Ifcrizioni; ma cadute in 
mano di chi non conofceva il loro pregio, 
farannofi fenza difficoltà concedute a chi- 
unque , che per grazia , o per prezzo le 
avrà dimandate. Si vede in Palma un gran 
Vafo da colà trafportato , che ora ferve 
ad una Comunità Religiofa per lavare i 
panni , il quale ivi confervato , avrebbe 
potuto fervire per un bel fregio air anti- 
chità di quel Luogo. Ciò che quivi fino 
all'anno fcorfo era in grande ftima di an- 
tichità, fi è una Campana , che comune- 
mente credeafi fonduta Tanno ccccxxxxv 
di noftra falute : e benché fi faceffe ve- 
dere , che ciò non poteva eflere , perchè 
T Era di Crifto non fi cominciò pratica- 
re, che T anno 526 dopo la di lui venu- 
ta, come dimoftra il Petavio Rat. Temp. 
Pan. 1. lib.vix. cap t \iii\ cioè anni ottan- 

V tuno 



1 54 Del Territorio 

tuno dopo la pretefa fufione di detta Cam- 
pana. Tuttavia .acremente fi volea forte- 
nere , eh' era fiata gettata veramente neir 
anno fopraccennato : non con altro fonda- 
mento , il quale per altro non farebbe 
flato del tutto debole, fé fofTe flato vero, 
che di efTerfi ciò letto nel fu detto bron- 
zo . Vifitato però quefli a noflra iflanza 
con più diligenza di quello forfè erafi fat- 
to per lo paffato , vi furon trovate le ve- 
fligia di un M , onde cefsò la difputa , e 
fi conobbe , che non del CCCCXXXX V ; 
ma che del MCCCCXXXXV era il get- 
to di quel Bronzo feguìto . Molto antico 
è Tufo delle Campane nell'Occidente. 
Chi però ne fofTe il vero Iftiturore, non vi 
è chi con certezza poffa indicarlo . Alcuni 
attribuifeono tal pregÌ9 a S. Paolino di 
Nola , il quale morì circa la metà del Se- 
colo V. Altri a Sabiniano , che fu eletto 
Pontefice nel principio del Secolo VII ; ma 
non vi è autorità , a cui fi poffa con ficu- 
rezza tale ritrovamento appoggiare. Quel- 
lo , che fi può addurre con fondamento, 
fi è ,• che prima del Secolo VI erano in 
ufo nelle Chiefe dell* Occidente ; poiché 

fi leg- 



di Monfalcone Lib. IL 155 
fi legge nella Vita di S. Colombano Ab- 
bate , in detto Secolo fcritta , e data in 
luce dal P. Mabilon nel Secolo Primo Be- 
nedettino , che a meza notte pulsante cam- 
pana egli fi ridufle alla Chiefa , e che i 
Monaci fvegliati dalla medefima anch' effi 
portaronfi a quella. Il primo , che intro- 
daceffe V ufo di benedirle , e di darle un 
nome precifo > vogliono , che foffe Gio- 
vanni xiii Pontefice > che vifle nel Se- 
colo X: e che per la prima volta ne be- 
nedì una ben grande , che dovea fervire 
a S. Giovanni Laterano, alla quale impo- 
fe il nome del Patron della Chiefa . I pri- 
mi a portarle in Oriente fi furono i Vene- 
ziani , che nel medefimo Secolo X ne re- 
carono una in dono all' Imperatore Mi- 
chele , che fu il terzo di quefto nome . On- 
de fé i Greci dierono a' Latini Y ufo de- 
gli Organi per le Chiefe; quelli recarono 
loro quello delle Campane forfè di mag- 
gior' ornamento. Ciò accadde nel 572,, in 
cui Coftantino Copronimo ne mandò uno 
in regalo a Pipino Re di Francia , allor- 
ché con una folenne ambafciata procurò di 
attirarlo nell' Iconomachia, errore da lui 

V 2 prò- 



156 Del Territorio 

profetato, a più potere promoflb. Circa 
quefti ultimi particolari fi legga il Teatro 
Storico tonti. 1 1 1 Periodo 1 della Storia 
Eccl. Gap. 1,611. Poche miglia dittante 
dalle Acque Gradate , a' tempi maffima- 
mente de' Longobardi, vi fi vedeva un* al- 
tro Cartello, Ponzio da Paolo Diacono lib. 
vi cap. xv denominato, il quale dal Magi- 
ni , e da' Collettori delle Cofe d' Italia 
tom. ix vien collocato fui fiume Ponzia- 
no, del qual Cartello prefentemente non vi 
retta, che il nome. Chi ve lo coftruitte a 
noi non è noto : è però verifimile , che 
tant* egli , che il prefato fiume fortiflero 
il nome da qualcuno della Gente Ponzia 
Romana: e forte là edificato a guardia di 
quel Porto, che comodo accerto efibiva a' 
naviganti , priachè la di lui foce reftaffe 
dal marino fluffo interrata . Che la gente 
Ponzia abitaffe anche in Friuli, fi può infe- 
rire da una Lapida , che viene addotta da 
Monfig. del Torre pag. 400 num. 75 . E' di 
meftieri , che le mura di quefto Cartello fi 
ergeflero fui lido proprio del mare ; av* 
vegnachè il foprammentovato Diacono ci 
fa fapere , che Pemmone Duca del Friuli 

là 



dì Monfahone Lib. IL 157 

là vi conduceffe il Patriarca Callido per 
precipitarlo nel mare . U Iftoria è nota ; 
perciò altro non foggiugneremo. In luogo 
di Ponzio alcuni vi leggono in Paolo Dia- 
cono Potio y altri Pucio y tra quali il Sa- 
bellico, ed il Candido: perciò vorebbero, 
che il fuddetto cafo di Callifto foffe ac- 
caduto al Cartello Pucìno y ora detto Pro- 
ficco , ma Proficco non era contiguo al ma- 
re in tal guifa y che fi poteffe dalle mu- 
ra gittare il Patriarca , come fuppone il 
cafo riferito da Paolo. Laonde noi ci ri- 
portiamo a' foprallodati Collettori delle 
Cofe d' Italia , ed al Magini perito Geo- 
grafo , i quali non fenza fondamento lo 
avranno fui fiume Ponzìano collocato. E* 
però d* avvertirfi , che nella Tavola Geo- 
grafica Medii JEvì da loro pubblicata , il 
nome di Ponziano viene applicato al fiu- 
me Stella , il quale fecondo alcuni è il 
THìavemptum mìtìus , e fecondo altri, che 
più gluteamente 'an giudicato , è V Ana- 
xus di Plinio . Che al noftro convenga 
tal nome , parmi non debbafi dubitare . 
Il Palladio molto pratico della Geogra- 
fia del Friuli y dove era nato , e vifluto > 

lo còl- ■ 



i S 8 Del Territ. di Monfalc. L. IL 
lo colloca nel noftro Territorio lib. i Rer. 
Fot. JuL : e poi la denominazione di Pon- 
zano in volgare, e di Pontiano in latino y 
che conflantemente fempre gli fu attri- 
buita , ci pare , che più che abbaftanza 
giuftifichi la noftra afferzione . Non fu pe- 
rò ne' tempi da noi più rimoti Luogo più 
celebre in tutto quefto Territorio di quel- 
lo , che ora vien detto San Giovanni di 
Carfo , del quale ci riferbiamo parlare 
nel Libro feguente , in cui ci fiamo pre- 
fitti trattare di coloro , che creder potia- 
mo eflere flati i più antichi Abitatori di 
quefto Diftretto. 




RAG- 



RAGGUAGLIO 159 

GEOGRAFICO STORICO 

DEL TERRITORIO 

DI MONFALGONE 

DI BASILIO ASQU1NI. 
LIBRO TERZO. 



E dar fede doveffimo alla Tra- 
dizione , che correva pochi 
fecoli fono in quefto paefe y 
\ ed anche ad alcune Scrittu- 
re, che ci fono reftate , do- 
vremmo ancora credere, che 
quefto Territorio foffe uno de* primi luo- 
ghi del Mondo abitati dopo Y univerfale 
Diluvio. 1/ Amafeo citato da Leandro 
Alberti nel fuo Ducato del Friuli , ed 
Ercole Partenopeo nella Defcrìzione del 
medefimo pag< 94 , da' quali non diffente 
ne pure lo Schonleben nel fuo Apparato 

agli 




1 6o Del Territorio 

agli Annali della Carniolìa pag. 182 , fo- 
no di opinione, che Noè cent'anni incir- 
ca dopo detto Diluvio vi mandaffe una 
Colonia di Abitatori fotto la condotta di 
Giafet fuo figliuolo maggiore , il quale 
approdato al Timavo , ed ivi (labilità la 
fua dimora , lafciò dal fuo nome quello 
di Giapidia a tutto il circonvicino paefe. 
Per quefta ragione , vogliono effi , che V 
antica Chiefa di S. Giovanni , la quale fu 
poi edificata alla ufcita di quefto fiume, 
folle denominata de' Tuba , la quale deno- 
minazione fi legge ancora in alcune delle 
antiche fcritture, fingolarmente nella Bol- 
la di Bonifacio Nono , la quale trovali 
nel Archivio Capitolare di Aquileja data 
nel 1404 contro i Perturbatori del Mer- 
cato Sancii Joannìs Carfe y feu Tub<e. In tal 
maniera fu quefta Chiefa denominata al 
loro parere , perchè ficcome ivi fu pian- 
tata una delle prime Colonie dopo il Di- 
luvio; così nel fine del Mondo dee ivi ve- 
nire uno de' quattro Aggeli predetti dal- 
le fagre Carte ad eccitar colla Tromba al 
Giudicio Univerfale i Defonti. E per que- 
lla ragione, ficcome ci afferma TAmafeo 

appref- 



d't Monfalcone Lìb. III. 161 

appreffo il fuddetto Alberti , molte per* 
ione lafciavano negli antichi tempi per te- 
flamentaria difpofizione di eflere in quel 
luogo fepolte. Intendiamo però di avere 
ciò fcritto , perchè così abbiamo in detti 
Autori trovato : per altro ci pare più ve- 
verifimile , che la Giapidia otteneffe il fuo 
nome più torto da Giapide nobil Etolo, di 
cui alquanto più fotto ne faremo menzio- 
ne . Abitatori più antichi degli Euganei 
penfiamo non poteri! con fondamento af- 
fegnare a quefta, anzi a tutta la regione 
del Friuli. Da più motivi veniamo fpin- 
ti a ciò credere , i quali effendo da noi 
flati altra volta al pubblico efpofti , (li- 
miamo non vi effere alcun bifogno di ri- 
peterli novamente. Nel tempo adunque, 
che detti Euganei poffedeano qttefto pae- 
fe , circa anni 1223 avanti che Y Autor 
della vita fi faceffe mortale , fecondo il 
computo di Lodovico -Schonleben nella 
parte feconda de' fuoi Annali , il quale 
con molto Audio , ed accuratezza profe- 
guifce tutto quefto racconto, gli Argonau- 
ti comparsero in quefto noftro Territorio. 
Chi feri ve > che fciolta la nave Argo la 

X calafe- 



x 6 z Del Territorio 

calaffero giù nel Vipao , e poi la rifacef* 
fero nell* Ifonzo , per opera di Tifi , che 
T avea fabbricata , e che feco lor navi- 
gava : ed altri che portatala fulle fpalle 
per tutto quel tratto di Monti. , che fi 
frappone tra il Nauporto, fiume , che Lu- 
bianizza ora vien detto , ed il Timavo , 
quivi la deponeflero, per poi rimontarla, 
e reftituirfi in Teffaglia , dond' eran par- 
titi . I più infigni tra loro erafi Giafone 
lor Condottiero , Ercole il terzo , Orfeo 
maravigliofo Suonatore di Cetra , Cafto- 
re, e Polluce, che feco conducevano Cil- 
laro loro cavallo, onde cantò Marziale. 

Et tu Ltfddeo felix Aquileja Timavo , 
Hic ubi feptenas Cyllarus haufit aquas 
Peleo Padre ad Achille, Telamone , Te 
feo, Peritoo con molti altri riferiti dal P 
Petavio Rat. Temp. par. n lìb. i cap. x 
Quefti avendo coli' ajuto di Medea, figli 
noia ad Aeta Re della Coichide, che fé 
co loro conduflero nel ritorno , rapito i 
celebre Vello d'oro, cangiarono nella par 
tenza da quei lidi cammino: ed invece di 
entrare nel Bosforo Tracio , per cui era 
no colà pervenuti, falirono T Iftro : quin 

di il 



di Monfalcone Lìb. III. 16; 
di il Savo , in cui cade il Nauporto , a 
fine di non eflere fopraggiunti da coloro, 
che di ordine regio infeguianli , per ricon- 
durli al lido da lor depradato. Partiti effi 
dal Timavo, o pur dall' lfonzo, fi fecero 
veder quivi i Colchi , che andavano in 
traccia di loro; ma non avendoli mai po- 
tuti raggiugnere , e temendo perciò del 
Re Aeta lo fdegno, arrivati in Iftria , fta- 
bilirono, fabbricata Pola, d' ivi fermarfi . 
Che cofa fi foffe il Vello d' oro , che lo 
fteflb vale , che Lana d ? oro , varie fono 
le opinioni. Paufania in- B<eot. Uh. ix è di 
parere, che altro non fofle, che una Pel- 
le di Montone d'oro fofpefa in Coleo nel 
tempio di Marte : fé poi fofle d* oro per 
arte, o per natura, nulla fi efprime. Dio- 
doro Siciliano fcrive lib. iv cap. iv, che 
fofle la Prua della nave, colla quale FriA 
fo fuggiafeo Tebano approdò nella Colchi- 
de, la quale portava /colpito 'un Monto- 
ne dorato. Dionifio Mitileneo appreflb lo 
Schonleben par. n pag. 29 vuole , che il 
maeftro di Friffò fi chiama/Te Montone , 
detto aureo peli* eccellenza di fua dottri- 
na: e che trattenuto da' Colchi prigione, 

X % colà 



1 64 Del Territorio 

colà veleggiaflero gli Argonauti per libe- 
rarlo. Svida lo fpacciò per un libro for- 
mato di pelli di Montone , in cui legge- 
vafi l'arte di far Y oro per Alchimia. Né 
vi manca chi dica , che '1 Vello d' oro 
fofTe l'arte di tigner le lane, della quale 
vogliono, che i Colchi foffero i primi in- 
ventori, col mezo di cui effi aveano accu- 
mulate immenfe ricchezze: e che per ap- 
prenderla colà addrizzaflero gli Argonauti 
la loro navigazione. Dercilo per fine an- 
tico Autore riferito da Natale il Mitolo- 
go lib. vi cap. viii, fu di opinione, che 
cjuefto Vello foffe 1' oro apprefo colla la- 
na da quei induftriofi abitanti . A tal fine 
racconta, che fcorrendo per quel paefe al- 
cuni torrenti, i quali menavano in gran co- 
pia granelli di quel preziofo metallo , elfi 
gli oppone/fero tavole in più luoghi buca- 
te , i cui buchi otturavano con lana appo- 
rtavi leggermente , acciocché paffata 1' ac- 
qua entro vi reftaffe l'oro: per renderli del 
quale padroni quei valorofi campioni verfo 
la Colchide fpiegafTer le vele . Quella ma- 
niera di raccogliere 1' oro da' fiumi fembra 
poco diffimile dalla praticata dagli Spa- 

gnuoli 



dì Monfalcone Lib. Ili 1 6 j 
gnuoli al riferire di Plinio lib, xxxni cap.' 
iv , i quali però invece di lana fervianfi 
deli* Ulice, erba di afpre foglie , la quale 
il raflòmiglia al Rofrnarino . Quefto viag- 
gio degli Argonauti quantunque fcritto da 
molti Autori , anche Storici , e sì anti- 
chi , che moderni , viene a* noftri dì te- 
nuto più torto per favolofo , che vero : 
e noi qui 1* abbiamo porto , non già per 
addurre un punto d' Iftoria; ma acciocché 
non porta parere a taluno di aver noi o- 
meflb avvenimento sì celebre per ifchivar 
la fatica. Ed infatti i più cauti degli Scrit- 
tori fempre ne "anno dubitato : e nel rac- 
conto di erto fempre fi fono efpreffi con 
formole indicanti incertezza . Ut ferunt 3 
fcrifle Mela lib. n cap. ni : Fama efl Giù- 
ftino lib. xxxi r cap. in. Anzi Strabone 
lib. xi fpacciò : tutto quefto francamente 
per favola : unde , feri ve egli , aurati VeU 
kris fabula confida e fty benché altrove con- 
tro il proprio decoro lo racconti per ve- 
ro. Né di altro fentimento fi fu Arriano 
in una Piftola indiritta ad Adriano Cefa- 
re , ove parlando del fiume Fafi > che ba- 
gnava la Colchide, 3 teftifica ; nullumfe ibi 

ilio- 



i66 Del Territorio 

illorum y qu<e de J afone fiffiis fabulìs fuerunt 
difta y reperisse . Ciò leggefi nel fuo Pe- 
riplo Ponti Euxini pag. 5 . E poco più ve- 
ridico ci pare , almeno in parte , ciò che 
ci viene narrato di Antenore , che pochi 
anni dopo la prefa di Troja vogliono, che 
comparifle colla fua Armata anch' egli in 
Timavo , della cui venuta così ebbe a can- 
tare Virgilio Aen. lib. 1. v. 248. 
Antenor potuit mediis elapfus Achivis 
lllirìcos penetrare finus y atque intima tutus 
Regna Lyburnorum, & fontem Juperare Ti- 
mavì . 
Alla cui venuta volendo pure alludere Lu- 
cano lib. vii , chiamò Antenoreo il fiume 
fuddetto. 

Aponus ubi fumifer exit 
Atque Antenorii difpergitur unda Timavi. 
Ma conceduto , di che fare non abbiam 
ripugnanza y che Antenore veleggiaflb fu 
quefto fiume y o pure che avanti lui vi 
paffafle ; non ci pare però di poter accor- 
dare ciò , che di lui fcriffero il Candido 
lib, 1 y Ercole Partenopeo pag. 17, ed in 
altri più luoghi ; cioè , che pofto pie a 
terra nel Friuli , qui cominciaffe Anteno- 
re a 



ài Monfalcone Lib. 111. i6j 
re a combattere gli Euganei : e che /cac- 
ciatili da queflo paefe, vi edificale poi, 
o almeno vi popolaffe di nuovi coloni A- 
quileja , Concordia , Oderzo , ed Aitino . 
Non Tappiamo immaginarci come un fug- 
gitivo Trojano , quale fi era Antenore , la 
cui patria era ftata dalle fiamme consun- 
ta , devaftato il paefe , ed il popolo dal 
ferro , e dalla fchiavitù in gran parte di- 
minuito, potefle condur feco tanta gente , 
che fofficiente foffe a debellare un popolo 
sì numerofo , quale fi eran gli Euganei , 
che al dir di Catone appretto Plinio lib. ur 
cap. xx abitava trentaquattro Città : e di 
più ergerne altre , ed altre vincere , e poi 
popolarle. Chi può reftar perfuafo, che 
dalla Troade , paefe cotanto eftenuato do- 
po una guerra di dieci anni continui, po- 
teffe egli raccorre tanti foldati , ed arma- 
re tanti navigli ? radunare tante armi , e 
tante vittuaglie , che baftaffero ad efegui- 
re intraprefa sì grande ? maffimamente in 
tempo , che Eleno altro Trojano già avea 
fondato un Regno in Epiro , come tefli- 
ficò Virgilio Aeneid. in. 
Priamiden HeìenumGrajas regnare per urhes: 

e men- 



i68 Del Territorio 

e mentre Enea n' ergeva un' altro nel La- 
zio : e mentre tanti altri Trojani in altre 
parti del Mondo cercavano ftabilire lor Si- 
gnorie ? Né egli è del tutto certo , che 
gli Eneti , i quali dìconfi aver effo feco 
condotti, veniflèro dalla Paflagonia in que- 
lle parti. Strabone lib. v propende a cre- 
dere , che i noftri Veneti foffero Galli A- 
remorici : Hos ego exifìimo Venetorum ad Ha- 
driaticum finum Autores : a cui fi fofcrivono 
il Cafaubono in not. ad Strab. lib v , il Me- 
rula lib. i cap. i , Cluverio Introd. adGeogr. 
lib. in , con buon numero di altri Moder- 
ni y e ben' afTennati Scrittori , contro T af- 
fezione di Livio , che ciò feri vendo è fem- 
pre flato riputato troppo vago di voler 
rendere V origine de* Veneti eguale a quel- 
la de' Romani , con farli anch' efli veni- 
xe da Troja. Ma non fola mente da' mo- 
derni Scrittori ciò viene affermato; ma an- 
cora da Giuftino lib. xxiv. fi può inferi- 
re , che veniflèro qua dall' Illirico, infic- 
ine coi Carni y dove , com' egli fcrive , fi 
posò parte di quei Galli , che dalla Cel- 
tica fecer partenza , feguendo le Infegne 
di Sigovefo , fratello a Belovefo y che di 

altre 



di Monfalcone Llb. IH. 1 69 
altre patti d'Italia fi refe padrone . Quin- 
di è , che Erodoto lib. 1 li difle Gentem IU 
lirkam: e benché parer pofTa a taluno, che 
più onorifico riefcir debba alla nazione de* 
Veneti fé la facciamo venire da Troja fot- 
to la guida di Antenore ; molte conghiet- 
ture però , e quefte molto gagliarde, gli 
fono contrarie. Tra quefte non leggiera ci 
fembra quella del Dio Beleno egualmen- 
te adorato da' Galli Aremorici, che dagl* 
Italici . E chi degli Eneti Paflagoni , e de* 
Veneti Galli volefie ricercare la Storia , 
certamente troverebbe molto più che lo- 
dare in quefti , che in quelli ; i quali fé 
Galli non fòffero flati , come gli altri cir- 
convicini , non faprei come avrebber po- 
tuto fuffiftere in mezo a potentiffimi po- 
poli di quella nazione , quali fi erano i 
Cenomani , gì 5 Infubri , ed altri porti all' 
occidente , ed i Carni ad oriente , i quali, 
oltre il Friuli, grandiffimo tratto del prof, 
fimo antico Illirico tenevano obbediente al 
loro valore . Conceduto adunque, che An- 
tenore paflaffe avanti il noftro Timavo , 
e che anche lo fendeffe co* remi , fé do- 
vea aver gente per T erezione di Padova, 

Y ci 



1 70 Del Territorio 

ci pare , che del tutto la dovette rifpar- 
miare nel Friuli . Ch* egli edificafle que* 
ila , vi fono molti degli antichi Autori , 
che T affermano : ma che edificale la Cit- 
tà di Aquileja colle altre tre fovraddet- 
te , non Tappiamo , che vi fia alcuno de- 
gli antichi , che di ciò ne formi parola . 
Onde fiam di parere , che quefta gloria 
debbafi più tofto afcrivere alli Carni, che 
dopo Antenore comparvero fu noftri lidi; 
o pure agli antichiffimi Euganei y che quel- 
li , e quefto preceflèro. Alcuni afcrivono 
quefta fondazione a* Romani ; ma aven- 
dola quelli dedotta Colonia , fubito , che 
s impofleffaron del Friuli , pare , che la 
ritrovafTero già fabbricata . Pochi anni do- 
po il paffaggio di Antenore altro nuovo 
Ofpite accolfe il noftro Timavo . Quefti 
fi fu Giapide nobir Etolo , di cui così fcri- 
ve il Perotti nella fua Cornucopia : Japis 
tìomen JEtolì cujufdam y qui cum ad regionem 
Veneti^ venìfset , Oppidum de fuo nomine con- 
didit , a quo e a pars ubi Timavus fluvius eji , 
Japidis nomen fumpfit . Al Perotti di paro- 
rola in parola fi confronta Roberto Stefa- 
no nel fuo Teforo della lingua latina. E 

Ber- 



di Monfalcone Lib. ìli. 1 7 r 
Bernardino Cillenio Veronefe interpretan- 
do quei verfi di Tibullo fatti in lode di 
Meflalla , i quali dicono : 

Nam bellis expena vano : Teflìs mibi vita 

Fortis Japìdice miles , 
così dice : Japis JEtolus fuit , qui in e a parte , 
qua Timavus fluvius decurrit , Oppidum con- 
flit uh y & inde e a pars Japìdia appellata fuit . 
Ed infatti Servio nel lib. 11 1 della Geor- 
gica efponendo quefti due verfi 

Tunc fciat aereas Alpes , & Norica ftquis 

Cafiella in tumidi! y & Japìdis arua Timavi : 
fa menzione di queft' Oppido dicendo : Ja- 
pidiaVeneti<e pars e fi ab Japido Oppido di£ìa , 
Ciò , che quefti Autori 'anno proferito di 
quefta Città di Japtdo y vien confermato 
anche da altri più Moderni , tra quali il 
Serra nel fuo Synonìmorum Apparatu , ed il 
Bayle nel fuo Gran Dizionario con altri , 
i quali tutti vengono foftenuti da ciò , che 
ora fiamo per dire coir autorità di Stra- 
bone . In qual luogo precifamente Giapi- 
de rizzaffe queft > Oppido non vi è antico 
Autore a noi noto , che ce lo additi . Dal 
fuddetto Strabone però potiamo poco me- 
no che evidentemente inferire > eh' egli ivi 

y 2 io co- 



172, Del Territorio 

lo coftituiffe , ove di preferite fi erge la 
Villa di S. Giovanni di Carfo ; concioflìa* 
che nel lib. v della fua Geografia ei fcri- 
ve così : In ipfo intimo fìnus Hadriatici receffu 
Timavus eli > & Dìomedis templum memora- 
tile ; babet enìm portum y & elegantem la- 
cum y & font e s feptem potabilis aqu<e. Dachè 
conofcer fi dee , che il Tempio di Dio- 
mede eretto fofie dagli Etoli , che dal lo- 
ro Capo Giapidi furon poi detti , nel fi- 
to proprio , ove ora fi trova detta Villa 
di S. Giovanni. E ciò rendefi chiaro, per- 
chè Strabowe dicendo > che quefto Tem- 
pio avea un Porto con fette fonti di ac- 
qua dolce , ed un ameno lago , viene a 
perfettamente prefcrivere il fuddetto fito 
di S. Giovanni , il quale ad oriente avea 
il Timavo > che gli fervia di Porto , il 
qual fiume viene formato da fette gran 
fonti di acqua dolce , che dal vicino faf- 
fofo monte tutti ad un tratto da fotter- 
ra fen'efcono: e ad occidente il Lago no- 
minato da Livio lib. LI , il quale fu da 
noi defcritto nel primo libro di quefto Rag- 
guaglio . In luogo di elegantem lacum altri 
vi leggono elegantem lucum ; ma noi ci ri- 
por- 



dì Monfaìcone Lìb. IH. 173 
portiamo al tefto di Strabone addotto dal- 
lo Schonleben nel fuo Apparato agli An- 
nali della Carniolia pag. 136 \ come più 
proprio , e più conforme al fito di cui par- 
liamo : e tanto più volentieri quefta lezio* 
ne abbracciamo , quantochè ivi preffo non 
ifcorgiamo alcun luogo addattato a nutri- 
re alcun bofco , non veggendofi attorno 
quel fito , che nudi macigni . A tutto ciò 
fi aggiugne , che da' noftri Scrittori ap- 
prendiamo , e fingolarmente dal Candido 
lib. 1 de' fuoi Commentari , effere fiato 
il Tempio di Diomede nel luogo medefi- 
mo , dove ora è quello di S. Giovanni , 
anzi quefti con le medefime pietre di quel- 
lo da' noftri Patriarchi innalzato. Se qui 
dunque fu il Tempio di Diomede , qui 
anche ci pare , eh 5 effer dovette la Città 
di Giapido ; imperciocché è ragionevole il 
credere , che quefto Tempio foffe fabbri- 
cato dagli Etoli dentro il giro di detto 
Oppido, o almeno molto vicino. Ed inve- 
ro grande biafimo Giapide fi avrebbe at- 
tirato , fé qui più tofto , che in altra par- 
te di quefto contorno non aveffe gittate 
le di lui fondamenta; fendochè la fua na- 
zione 



1 74 &tl Territorio 

zione tutta volta alla navigazione , ed a* 
traffici , come vedremo più oltre , non 
potea fciegliere in quelle parti mai fito 
più opportuno per accogliere , e fpedire 
le navi , che il fovraddetto di S. Giovan- 
ni : il quale avendo da un lato il Tima- 
vo , Porto ficuriffimo , di gran fondo > e 
di acque dolci proveduto : e dall' altro il 
Lago , di cui abbiamo altrove parlato, il 
quale pure potea grande commodità reca- 
re a' naviganti: gran biafimo, diffi, avreb- 
befi attirato , fé non quivi , ma altrove, 
rizzato aveffe Y Oppido mentovato . Ma 
ci verrà forfè oppofto , che detto fito tra 
il Timavo , ed il prefato Lago fembri 
troppo riftretto per 1' erezione di una Cit- 
tà . Tanto per appunto ancora a noi pa- 
re ; ma però chi vorrà riflettere , che det- 
ta Città in progreffo di tempo fi potè poi 
ilendere anche fopra le fonti del detto Ti- 
mavo , ove ora fi attrova il Palazzo de* 
Conti della Torre , e poi anche piegare a 
deftra di detto fiume , ove al prefente il 
giorno di S. Giovanni fi raguna un grof- 
fo mercato di Cavalli : anzi più avanti 
ancora , cioè infino al marej troverà fito 

foffi- 



di Monfalcone Lib. 11L 175 
/officiente a ftabilirvi fopra una Città con- 
veniente. E pare che così veramente fof- 
fé ; imperciocché ivi fi veggono fino ad 
oggidì alcuni veftigj di fabbriche non vol- 
gari . Che fé foffe chi dir voleffe non of- 
fcrvarfi oltre le fuddette poche reliquie , 
in tutto quefto fpazio alcuna parte del 
muro , che la cignea , né fegno alcuno di 
torri rovefciate , di teatri , di tempj > o 
pure alcun' altro monumento di abbattu- 
ta dominante Città, quale quefta fiera: 
fi potrebbe rifpondere , che ciò non dee 
recare maraviglia veruna. La Città de'Vej 
al dire di L. Floro lib. 1 cap» xn fu mol- 
to grande , e potente : Vejentium quanta 
res fuerit indie at decennis obfidio . Tunc pru 
mum hyematum fub pellibus y taxata fiìpen- 
dia hyberna y adaffius miles fua {ponte jure- 

jurando nifi capta urbe non reme are e a 

denìque vifa e fi pr<ed<e magnitudo ut uni- 

verfus popolus Romanus ad dìreptionem urbis 
mearetur . Hoc tunc Vejentes fuere : nunc 
fuifse quis meminit ? Qu<e reliquia ? Quodve 
vefligium ? Lahorat annaliumfides , ut Vejos 
fuifse credamus . E pure dalla caduta de* 
Vej fino al tempo , in cui fcrivea L. Flo- 
ro , 



176 Del Territorio 

ro , non erano fcorfi ancora cinquecent' an- 
ni. Onde non è da ftupirfi , fé la Città di 
Giapido ora moftri sì pochi veftigj della 
fua efiftenza , mentre tra efla , e noi vi 
fono qualche due milla anni frappofti. Cit- 
tà noi T abbiamo qui chiamata , perchè V 
O tdum attribuitole da Servio importa lo 
fteflb , che Urbs : e tal vocabolo lo trovia- 
mo noi applicato ancora a gran Città . Ci- 
cerone prò Rabir. diffe di Napoli , la qua- 
le anche a fuo tempo numeravafi tra le 
più cofpicue d' Italia : Neapolì in celeber- 
rimo Oppido . Gran progredì bi fogna > che 
qui foggiornando faceflero quefti Giapidj ; 
mercecchè il Tempio memorabile y che quivi 
alzarono a Diomede , ci fa concepire , che 
unito aveffero gran cumulo di ricchezze : 
ed il nome di Giapidia , che comunicarono 
al Carfo , a gran parte della Carniolia } e 
della Croazia y ( i quali paefi già paffarono 
fotto il nome di Giapidia prima , feconda , 
e terza y come ci avvifa lo Schonleben nel 
fuo Apparato psg 33 ) ed anche all' Iftria 
fecondo il parere della maggior parte de* 
Storici ; ci fpigne a credere , che tutte 
quale contrade afToggettaffero al loro co- 
man- 



dì Monfalcone Lìh. III. 177 
mando , e loro comunicafiero il nome, coi- 
rne i Franchi alla Francia , i Siculi alla Sii 
cilia , ed altri ad altre parti del Mondo; e 
per ciò fbpra la chiamammo Città Domi- 
nante. Di qua però del Timavo non ab- 
biamo valevole fondamento a pervader- 
ci , che più oltre dell' Ifonzo ftendeflero 
le loro conquifte. Nutrivano effi Giapidi 
ne' vicini monti razza nobiliffima di Ca- 
valli , i quali erano grandemente pregia- 
ti per tutta la Grecia: detti Stefanofori, 
cioè portanti corona , perchè quafi in tut- 
te le pubbliche Corfe riportavano il pri- 
mo vanto . Erano però effi , fecondo che 
ci afferma Strabene, velocitate magìs , quàm 
pdchrìtudtne pr<eHantes . Dionifio Tiranno 
al riferire del Candido lib. 1 vi ftabilì u- 
na Mandra a fuo ufo in quefle parti : co- 
me già faceapo anche a* noftri giorni gli 
Auftriaci Imperatori , i quali ne teneano 
una nella Villa di Lipi^a , e 1' altra in 
Pojloma. Uno di color bianco venia ogn* 
anno da loro fagrificato a Diomede . Il 
Partenopeo fcrive in S. Canziano ; ma non 
fappiamo con qual fondamento . Dell' ori- 
gine di quelli Cavalli ci racconta Strabo- 

Z ne un 



178 Del Territorio 

ne un curiofo avvenimento , fé foffe ve- 
ro. Narrafi , die' egli , che uno conofeiu- 
to per uomo , che vclontieri faceva figur- 
tà per altri , e che perciò veniva alcuna 
volta motteggiato, s'abbattè ne J Caccia- 
tori , i quali aveano prefo un lupo nelle 
reti : e dicendogli effi per ifcherzo , che 
s egli prometteva pagare tutto il danno, 
che il lupo facefle loro , il lafcierebbero 
andare . Contentato/I quegli , efli pofero 
il lupo in libertà. Sciolto, che fu il lu- 
po , avendo trovato un' armento di Caval- 
le fenza marco , cacciandole le conduffe 
nella ftalla del fuo malevadore. Avutane 
il buon* uomo quefta ricompenfa , egli le 
fegnò colla figura. del lupo, e chiamolle 
Lupìfere , il qual marco , come anche il 
nome fi è poi fempre confervato in quel- 
la razza dai fucceffori di lui , i quali eb- 
bero per coftume di non mai privarfi del- 
le femmine , acciocché appreffo loro foli 
rimaneffe la vera progenie , divenuta per 
quefto molto famofa. Quefta sì fatta di- 
ligenza però intorno a quefti Cavalli è a' 
noftri giorni in tutto ceffata . Sin qui il 
fuddetto Strabone part. 1 lib. v. Soggiu- 

gne 



dì Monfaìcone Lib. 11 L 179 
gne poi il medefimo, che in quelle vici- 
nanze aveano quelli Etoli due bofchi y u- 
no dedicato a Giunone Argiva , e V al- 
tro a Diana Etolia : i quali ora per at- 
teftato del Candido lib. i« uno chiamali 
di S. Geltrude > e V altro di S. Margheri- 
ta . Di quefti due bofchi , dice lo ftefib 
Strabone > fi racconta una favola > cioè , 
che le fiere di effi fiano sì manfuete, che 
i Cervi vanno in truppa coi Lupi , e che 
lafcianfi da pafleggieri colla mano accarez- 
zare fenza fare , né prender paura : e qua- 
lora le lepri perfeguitate da' cani fono en- 
trate in quefti bofchi , arreftanfi quefti , 
né 'anno ardire di più oltre perfeguitarle. 
Benché tutto ciò racconti Strabone per fa- 
vola, non vi manca però un noftro Auto* 
re , che vorrebbe farlo creder per vero . 
Donde quefti Giapidi colà capitanerò , ora 
fono per brevemente dimoftrarlo . Diome- 
de nacque da' Regnanti d* Etolia : per fen- 
timento di Virgilio lib. 1 JEneìd. fu il più 
forte di quanti fi prefentarono airafledio 
di Troja . Combattè contra Ettore : e po- 
co mancò al riferire di Omero Ili/ad. lib. v, 
che in duello non privaffe Enea di vita» 

Z % Ritor- 



180 Del Territorio 

Ritornato in patria finita quella guerra , 
da Egiale fua Moglie , che trattante erafi 
abbandonata agli amori di Cillebaro fi* 
gliuolo a Stendo Re di Argo , non vi fu 
ricevuto : altri fcrivono , che per vergo- 
gna de' trafcorfi di quella , tanta era la 
oneftà di lui , abbandonaffe fpontanea- 
mente il fuo Regno : onde paffato in Pu- 
glia con una numerofa comitiva de* fuoi 
Etoli , fu dal Re Dauno , che ivi regna- 
va cortefemente accolto, e poco dopo an- 
che dichiarato fuo Genero. AfTegnogli in 
Dote Dauno una porzion del fuo Regno, 
e fpezialmente le Ifole ora dette de" Tre- 
miti fulla cofta del Regno di Napoli , da 
quella parte , che fi fporge fui feno Adria- 
tico , da lui Diomedee nominate . Dive- 
nuto vecchio fcrivono , che fpariffe ; onde 
per quefto , e per le infigni fue virtù fu 
tra Semidei noverato . Alcuni vogliono , 
che foffe fatto fparire da Enea per timo- 
re , che non fi muffe a fuoi danni con 
Latino Re degli Aborigini . A fuo onore 
furono innalzati due Tempj , uno air Ifo- 
le de* Tremiti , e V altro vicino al noftro 
Timavo , del quale fopra abbiamo parla- 
to. 



di Monfalcone Lìb. Ili 181 
to. Appreffo il primo avveniva un mirabil 
cafo raccontato da Ariftotele nel fuo libro 
De admìrandis Auditionìbus . Scrive egli aver 
letto , che vicino al fuddetto Tempio ve- 
deanfi alcuni uccelli di ftraordinaria gran- 
dezza , armati di lunghiffimi roftri. Quan- 
do colà capitavano Uomini Greci y quefti 
uccelli li accoglievano con gran fefta , co- 
me loro compatriotti : allincontro fé colà 
fi portavan ftranieri , Y infettavano prima 
colle grida , e colle ali , poi levatifi in a- 
ria col duriffimo roftro li percuotevano il 
capo di modo , che li uccidevano . Soggiu- 
gne poi : quindi è nata la favola , che i 
compagni di Diomede furono convertiti in 
uccelli : quafichè il fuddetto racconto an- 
ch' egli non foffe tale. Il noftro Giapide 
fu compagno dì Diomede , e fecondo al- 
cuni Medico di profeffione. Mancato Dio- 
mede i fuoi feguaci datifi a fcorerre i ma- 
ri , gran ricchezze acquiftaronfi traffican- 
do . Alcuni di loro fabbricarono la Città 
di Spina fu uno de' rami del Po, il qua- 
le fino a' tempi di Plinio dinominavafi Spi- 
netico , com'egli fcrive lib. in cap. xvi. 
Ed il noftro Giapide ne fabbricò un' altra 

fui 



i8x Del Territorio 

fui Timavo ; onde profperarono in tal giri- 
fa, che, come lafciò fcritto Strabone lib. v 
di tutto T Adriatico divener padroni. Chi 
fofTe che diftruggeffe la potenza de' Gia- 
pidi , non vi è Storico , che cel rammen- 
ti ; ma noi penfiamo y che foffero i Car- 
ni , i quali del paefe loro fi refer padro- 
ni , come più fotto diremo. Chea' tem- 
pi de* Romani vi fuffifteffe ancora qual- 
che reliquia della Città di Giapido , ce 
lo dimostrano i quattro feguenti marmi , 
i quali parte dal Grutero , parte da Mon- 
fignor del Torre ci vengono efibiti , ed ul- 
timamente tutti dal Sig. Canonico Berto- 
toli nella fua gran Raccolta de* Marmi 
Aquilejefi , dal quale raccopiati noi qui li 
addurremo. Il primo fi è quefto. 

S. A. S. PRO SAL. 

A Q. V I L I N I 

VILI CI AVGG. 

ET TITI IVLI 

AQVILINI 

IVLIA 

STRATONI CE. 

V. S. 

Attefta detto Sig. Bertoli, che quefta 

Ifcri- 



di Monfalcone Lìb. IH. 183 

Ifcrizione è fiata letta in più maniere da 
lui addotte : nello trafcriverla , per isfuggi- 
re la proliflità, noi abbiamo fcielta quella, 
che ci è paruta più convenire. Le tre lette- 
re Angolari , con cui fi dà principio a que- 
lla Lapida , fi potrebbe credere , che dir 
voleflero , Soli Augufto > o pure Aetenno Sa- 
crum . Apollo , che nel Sole venia talvolta 
figurato , fu creduto da' Gentili V Autore 
della medicina , ond' era chiamato da Gre- 
ci Igeo , come e' infegna il Giraldi Sintag* 
vii. de Diis Gent. , che importa lo fteffo, 
che Medico . Quefta fpiegazione parrebbe 
propria al noftro Marmo , che fu rizzato 
per la falute de* due Aquilini; mafiìmamen- 
techè , vediamo eflTer altre volte ricorfi i 
Gentili al Sole per tal cagione , come fi 
feorge in altra Lapida prodotta dal Grufe- 
rò , ove fi legge : Soli Aeterno Sacntm prò 
falute P. Valerli Cri/pi . Ma ci lufinghiamo 
che dette tre lettere debbanfi più torto ri- 
volgere al Dio Silvano , a cui fappiamo da 
più Lapide riferite da Monfignor del Torre 
pag. 320 avere gli Aquilejefi addirizzati i 
lor voti : e perciò doverfi leggere Silvano 
Augufto Sacrum . Onde par mi tale dover ef- 

fere 



184 Del Territorio 

fere di quella Ifcrizione il fignificato . Giti* 
Ha Stratonìce fodisfece al voto fatto a Sil- 
vano Augufio per la falute di Aquilino Agente 
degl' Imperatori , e dell' altro Aquilino chia- 
mato Tito Giulo \ Qui Silvano vieti detto 
Auguro y lo che fi legge effergli flato in 
più altre Lapide attribuito. Silvano Augu- 
fio Eleuth. C. Arrius comincia una Lapi- 
da addotta da Monfignor del Torre pag. 
301. Ed un* altra pure riferita ivi dal me- 
defimo : Silvano Aug. Sac. C. Opetarius . 
xA^ugufto predò Romani fignificava lo ftef- 
fo che Santo : così viene teflificato da O- 
vidio Fajl. Uh. 1. v. 609. 

Sanila vocant Augufla Patres. 

Ciò poi , che mi fa riffolvere a rico- 
nofcere in quella Lapida piuttofto Silva- 
no , che il Sole , benché ad amendue tro- 
vili egualmente conferito V attributo di 
Augufio y anzi benché il concedere la fani- 
tà , fecondo la credenza degli Etnici , 
convenire piuttofto al Sole , in cui , co- 
me dicemmo , venia figurato Apollo del- 
la medicina inventore ; fi è il titola di 
Villico degl* Imperatori , conferito ad u- 
no degli Aquilini in quefta Ifcrizione. Vil- 
lico 



/ 



dì Monfalcone Lìb. 111. 18 5 
lieo appretto gli antichi era lo fletto, che 
Agente , o Fattore. Fu poi quello nome 
trasferito nella Corte degl' Imperatori, ed 
appropiato a varj minifteri . In una Ifcri- 
zione riportata dal Salmafio fovra Lam- 
pridio li legge Vìllicus ab alimenti* : e da 
Tibullo viene uno chiamato Vìllicus ara- 
rli . Appretto Giovenale Sat. 4. v. 77. li tro- 
va ancora Vìllicus urbis , cioè Prefetto del- 
la Città ; ma ciò li crede da lui detto per 
ifcherzo Poetico . Villico nella noftra La- 
pida , pare , che veramente difegni un* A- 
gente di campagna. Sappiamo, che gl'Im- 
peratori foleano ritenere i loro beni pa- 
trimoniali , e che Silvano appretto Gen- 
tili era il Dio prendente alla campagna , 
ed agli armenti , di cui Virgilio JEneìd. 
vin: arvorum pecorifque Deo. Ed in una 
delle Lapide fovrappofte abbiamo offerva- 
to , che C. Arrio ricorfe a Silvano Eku* 
tero , cioè Liberatore , forfè, acciocché la 
difendette dalle grandini , ed altre ville- 
reccie fventure . Ond' è da credere , che 
ancora Giulia Stratonice a lui raccoman- 
daffe Aquilino , come a Dio , a cui fi a- 
fcrivea la tutela , non folamente degli ar- 

Aa men- 



i86 Del Territorio 

ti y e campagne ; ma ancora degli uomi- 
ni y quali fi erano i paftori , i bifolchi , 
ma fpezialmente i Fattori. La feconda La- 
pida , che per teftimonianza de* fovrad- 
detti Autori vedeafi in S. Giovanni di Car- 
fo , leggevafi in quelli termini concepita . 



SPEI AVGVSTAE 

C. SACCONIVS 
VARRÒ TRIB. CO 

H. IMILIANAE 

DELMATARVM 

V. S. 



Imilianee fcriffe Monfig. del Torre , ImU 
litanie il Signor Bertoli; ma noi crediamo, 
che vi manchi un A , fcordato forfè dall' 
Incifore , o pure da qualche Copifta : e 
che debba dire Aimilian<e y come dai più 
corretti Latini fu fempre mai fcritto il no- 
me degli Emilii , col quale troviamo effe- 
re (tate infignite alcune delle Coorti Ro- 
mane ; imperciocché per quanto abbiamo 
cercato né ImiUan<? , né lmìlitan# fi addat- 
ta ad alcun popolo dell* antica Dalmazia. 
Ciò pofto penfiamo, che detta Ifcrizione 
fi poffa rilevare in quefta meniera . Cajo 

Sacco- 



di Monfalcone Lib. III. 187 
Sacconìo Varrone Tribuno della Coorte Emù 
liana , compofta di Dalmatìni , ha dato com- 
pimento al voto da luì fatto alla Speranza 
Augufìa. Una Coorte z tempi degr Impe- 
ratori , fecondo c'infegna il Nieupoort Rit. 
Rom.fefit. v. cap. 11. era compofta di circa 
quattrocento venti foldati , dieci delle qua- 
li formavano una Legione, a regger la qua- 
le fu da Romolo costituito un folo Tribu- 
no ; ma ne' tempi pofteriori fei ne furono 
declinati , che foleanfi fckgliere tra i Sog- 
getti , i più qualificati di tutto V efercito , 
come quelli , che in fpem Senatoria dignità* 
tis , come ci afferma Sifilino appreffo il 
fuddetto Nieupoort , veniano a tal pofto 
innalzati. Da quefto fi dee inferire , che 
C. Sacconio Varrone abitatore della Città 
di Giapido , ora detta S. Giovanni di Car- 
fo , foffe Soggetto di rango elevato. Abi- 
tatore lo diffi ; conciofliachè , quando al- 
tro non fi trovi in contrario , debbonfi i 
Soggetti applicare al luogo , a cui effe La- 
pide trovanfi affiffe. Per qual fine eglrpoi 
addirizzaffe i fuoi voti alla Speranza, che 
per la ragione altrove detta chiamò Au- 
gufta , non ci è palefe : bensì chiaro ci è 

Aa 1 refo , 



i88 Del Territorio 

refo , che tra le Deità , che poco meno \ 
che innumerabili fi adoravano in Roma , 
il foffe anche la Speranza , a cui non fo- 
lamente fi addirizzarono voti , ma anco- 
ra fi ereflero Tempj , come fi può vede- 
re apprettò Gregorio Giraldi De Deis Gen- 
tium Syntag. i . Ma fé alla Speranza ricor- 
fe Cajo Sacconio , ai Fati fi rivolfe Ot- 
tavia Sperata , come fi fcorge nella fog- 
getta Iscrizione. 



FATIS OCTAVIA 
SPERATA VOTVM 
SOLVIT LIB. MVN. 



Così farà fiata trafmeffa al Signor Ber- 
toli ; ma dovrebbe dire MER. , e non 
MVN. per praticare la formola/folita qua- 
•fi fempre offervarfi , come fi può vedere 
in più centinaia di efempj apprefiò gli Au- 
tori , da chiunque in marmo teftificava di 
aver foddisfatto ai fuoi voti. Quefta for- 
inola per lo più efprimevafi con quefte 
iniziali V. S. L. M, , cioè Votum Solvit Li- 
lem Merito ; che è lo fteffo che dire Sod- 
disfece con piacere , e giufli^ia al fuo Voto. 

I Fati 



di Monfaìcone Lab. III. 1S9 
I Fati prendeanfi dagli antichi per Decre- 
ti formati da Giove fopra la vita di ciaf- 
cuno degli Uomini , i quali veniano poi 
efeguiti dalle Parche. Quefte erano tre : 
Cloto , che teneva la Conocchia : Lache- 
fi , che filava lo ftame della vita : ed A- 
tropo , che al tempo decretato da Giove 
lo recideva . Tutto quefto venia dagli an- 
tichi comprefo in un folo verfo riferito 
dal Giraldi Syntag. vi. 
Cloto colum retinety Lachefis net , Atropos occat. 
A quefte ricorfe Tilia altra abitatrice 
di Giapido, per quanto a noi pare, allor- 
ché fece in marmo fcolpire la feguente 
breve Ifcrizione. 



1 1 1 

VOTVM 

x 

TILIA 

MAT. 



Parrà bizzarra ad alcuno la fpiegazione , 
che fiamo per dare a quefto più tofto In- 
dovinello, che Ifcrizione ; ma fé da que- 
fto ofeuro marmo altri faprà trarre lume 
più chiaro di quello noi procureremo ca- 
vare % 



190 Del Territorio 

vare , faremo per fofcrivere facilmente a 
qualunque ritrovata migliore. Per quanto 
a noi pare, Tilia in quefto marmo non fi 
chiama Madre , che a riguardo di qualche 
fuo figliuolo , il quale per lo X rivolto 
noi giudichiamo, che foffe in qualche gra- 
ve perìcolo della vita : per conferirgli la 
quale , penfiamo , che V amorofa Madre 
ricorrere alle Parche figurate per noftro 
debol parere nelli tre I fovrappofti . Che 
i Gentili faceflero voti ancora alle Parche, 
ce lo dimoftra il Grutero pag. 97, il qua- 
le adduce alcune Lapide ciò comprovanti. 
Motivo di ciò penfare ce lo porge il Nieu- 
poort de Not. Rom. y il quale afferma, che 
il Greco appofto al nome di un foldato 
lo fignificava morto, ficcome il T latino 
lo fignificava vivo. Pofto da Tilia rivolto 
noi ci diamo a credere , eh* efla voleffe con 
ciò additare, che fuo figliuolo fi trovafie 
in qualche grave pericolo. Onde così fem- 
braci poterfi fpiegare detta Ifcrizione. Ti- 
lia madre addirizza i fuoi voti alle Parche, 
acciocché confervinle fuo figliuolo , che fi trova 
in pericolo della vita . Ma lafciando da par- 
te le Lapide ritrovate per atteftato del 

Gru- 



dì Monfalcone Lib. HI. 191 
Gruferò, ed altri in S. Giovanni di Carfo, 
ci porteremo col noflro difcorfo a confi- 
deraré la Chiefa , che ora ivi fuflifte , e 
che di quel luogo è la Parochiale , la qua- 
le dicemmo effere fiata fabbricata colle ro- 
vine del Tempio di Diomede, anzi pofta 
per atteftato del Candido nel fito mede- 
limo , nel quale quegli fi ergeva . Le fue 
parole lib. 1. Comment. Aquil. fono quefte. 
Arx Divi Joannis Cherfei deleta , nunc Pba~ 
num , quod olim Diomedis templum memorabi- 
le fuifse , tam ex ruderibns , quam ex Antifti- 
tum annatibus confiat . Da che dobbiamo 
inferire , che nel fito, dove ora fi erge la 
detta Chiefa , prima vi fu il Tempio di 
Diomede , poi una Fortezza , quindi la 
Chiefa , che vi fi trova al prefente . Quan- 
do accadeflero dette mutazioni , né il Can- 
dido lo dice, né a noi è fortito trovarlo. 
Effa Chiefa forti diverfe denominazioni , 
cioè de Tuba per la ragione detta altrove: 
di Carfo per effere fituata a* pie de' monti 
così nominati: di Duino per non trovarli, 
che un miglio da quel Cartello difcofta : 
per fine di Timavo per effere locata vici- 
no alla fponda di quefto fiume , che na- 
turai- 



192, Del Territorio 

turalmente al noftro Territorio appartie- 
ne. A canto di efTa, né fi fa da chi, fu 
anticamente eretto un Moniftero, che »o- 
rmnatijfimum quondam lo difle Vorlico Pa* 
triarca in un Decreto , che da qui a poco 
addurremo. Francefco Palladio part. 1 lib. 
iv aflerifce , eh* egli era abitato da' Be- 
nedettini. Dopo il fecolo Ottavo, nel qua- 
le tutti i Monaci di Occidente abbraccia- 
rono la Regola di S. Benedetto , fi conce- 
de che tali foflero: vedi circa ciò il Gra- 
vefon Hifl. EccL tom. ni colloq. vi ; ma 
non già così ne' tempi anteriori , ne* quali 
è verifimile , che foffe pofleduto da una 
colonia di quei Monaci , che cotanto fio- 
rirono nella vicina Aquileja , al tempo 
fpezialmente di S. Valeriano Patriarca , e 
che tanto furono lodati da S. Girolamo 
Dottor Maffimo della Chiefa . Quelli pre- 
cederono almeno di un fecolo S Benedet- 
to. Grandi feiagure fofFrì quefio Monifte- 
ro dall' antichità , e da' barbari ; contut- 
toché) mai non lafciarono i Patriarchi di 
guardarlo con occhio benefico. In confer- 
mazione di ciò addur ci piace due Patriar- 
cali Decreti , da' quali trarremo ancora 

qual- 



di Mon falcone Lìb. HI. 19 3 

qualche luce per alcune cofe, che ci riman- 
gono ofcure . Effi amendne appartengono 
al Patriarca Vodorlico primo , che per at- 
tediato del P. de Rubeis fu chiamato an- 
cora Udarlico , e Vorlico ; favoritici già 
dal Stg. Co: Francefco Florio Canonico di 
Aquileja , e poi fatti {lampare ancora dal 
fuddetto Padre , a cui dovranno ricorrere 
quelli , che li desiderano interi . A noi ba- 
llerà produrre quel tanto di loro , che fa 
al noftro bifogno: e quefto tradotto, per 
foddisfafcione ancora di quelli , a cui non 
troppo il latino aggradisce . Il primo di 
loro è quefto . In Nomine San£ì<e y & In- 
dìvìduce Trinitatis . Quorìiam in vinea Do- 
mini Sahbahot Divina vocatìone-cultores accef- 
fimus &c. Porremo il reftante in volgare . 
Perlocckè io Vorlico Patriarca confederando , 
che la Cbiefa dì S. Giovanni di Timavo, Mo- 
nifìero altrevolte nominatijftmo y ma ora gia- 
cente nelle jue rovine del tutto abbandona- 
to y e del tutto /oggetto alla laicale fervità y 
ho deliberato di riformare quefto fanto luogo , 
e di ivi ridurre la Religione nel fuo /tfitico 
fplendore . Do adunque , e concedo la mede- 
[ima Cbiefa con tutte le fue offendici , dal 

BS fumé 



194 Del Territorio 

fiume detto Ponteda fino alla Valle del Ca- 
tino , con tutti ì campì , fé he , colto , ed 
incolto , con i fiumi } molino , e la villa Mal- 
chinafella a Te Giovanni y ed a tutti i tuoi 
fuccefibri in perpetuo , e con ìnviolabìl diritto 
fovra di loro, nelFiftefia maniera , che fece- 
ro gli Ani e ce fiori miei Enrico > e Federico 
al tuo Ante ce fiore Alberico Abbate > accioc- 
ché fia Fianca del tuo Mcnifiero , edificato 
in Beligna ad onore di S. Martino Confejfo- 
re di Cri/io : con patto però > che tu fia te- 
nuto ad ivi mantenere in perpetuo alcuni Mo- 
naci tuoi fratelli , acciocché il Divino Ser- 
vigio non poffa mai mancare in quel Santo 
Luogo : ed acciocché i Monaci dì Beligna , 
Moni fiero poco 'fano y qua venendo trovino qual- 
che rimedio alle malattìe > alle quali colà 
fiando fono frequentemente [oggetti : fhtod fi 
quis hanc tradìtionem evacuare pr<efumpferìt 
&c. anathemate percufius Deo in die judicii 
refpondeat . Quod ut verìùs credatur figìlli 
nofiti appenfione muniti fecimus . Ego Vorlìcus 
Patrìarcha huic Decreto a me faSìo manti 
propria fubfcrìpfi . Ego Rempot Concordienfis 
Eptfcopus fubfcrìpfi . Ego Alexander Civìtatis 
nova 3 Epìfcopus fubfcrìpfi . &c. Quefto Vorìico 

fegnò 



di Monfalcone Lib. Ili 195 
fegnò col nome di Vodorlko V altro Decre- 
to , che da qui a poco addurremo . Fu e- 
gli figliuolo a Marquardo Duca di Carin- 
thia , e fratello a Lituoldo , e ad Enrico: 
quegli fucceflbre nel Ducato al Padre: que- 
lli cT Iftrìa Marchefe. Molto giovane fu 
promoffo all' Abbazia di S. Gallo ne* Sviz- 
zeri , dell' Ordine de' Benedettini , da En- 
rico iv. Imperatore fuo Cognato : e poi 
per opera del medefimo innalzato ancora 
alla Patriarcal Dignitade , la quale am- 
miniftrò longhiffimo tempo , unitamente 
a queir infigne Abbazia , che mai non de- 
pofe , che colla morte, Vedi il Padre de 
Rubeis Monum. EccL Aquil. cap, Lvm , e 
feguenti . Il prefato fuo Decreto vien ri- 
ferito nella Confermazione di effo fatta 
nel 1213 dal Patriarca Volchero . Dovea- 
no effere molto ampie le tenute di que- 
llo Moniftero di S> Giovanni ; impercioc- 
ché , quantunque non fiaci noto quale o- 
ra fi fia il fiume Ponteda ; tuttavia con- 
tenendo lo fpazio } che intercede tra lui, 
e la Valle dei Catino , la quale ancora 
conferva V antico fuo nome , e s' incon- 
tra nel paffare dal Timavo a Triefte ; con- 

Bb 2 tenen- 



196 Del Territorio 

tenendo , difli , campi , bofchi , fiumi , 
ed una Villa ; è d' uopo , che i fuoi con- 
fini fofTero non poco tra fé difcofti . Stu- 
pira taluno , che fpirando ora in S. Gio- 
vanni di Carfo aria del tutto infalubre , 
fi mandaffero colà in quei tempi li Mo- 
naci di Beligna per rifcattarfi dalla mal- 
fana . Ma ceflerà di flupirfi , qualora ri- 
fletterà , che in quel tempo la palude vi- 
cina a quel luogo non era palude , ma il 
Lago , di cui nel primo libro abbiamo a 
lungo parlato : il qual Lago faceva l'aria 
fana > ficcome ora la palude la fa pelli- 
lente . Oltre i fuddetti poffeffi quefto Mo- 
niftero godeva in quel tempo anche i pro- 
venti della Muta, o fia tranfito delle Mer- 
ci per Triefte > Iftria , ed il Cragno; ma 
fu permutata dal Capitolo di Aquileja nel 
1601 col Co: Raimondo della Torre Ca- 
pitanio di Duino , ed allora Ambafciado- 
re Cefareo alla Santità di Clemente Ot- 
tavo , il quale avea la Giurifdizione tem- 
porale di quel luogo , ficcome ora la ten- 
gono i di lui Eredi , con un' affitto , eh* 
egli rifeuoteva nella Villa Corona. Que- 
lla notizia ci fu comunicata dal gentiliffi- 

mo 



dì Monfaìcone Lìb. 111. 197 
mo Sig. Davide Etcoreo Canonico di quel- 
la Metropolitana . U altro Decreto è in 
quefti termini concepito . In nomine San- 
tt<e y & Individua Trinitatis . Ego quidem 
Vodorlicus Aquilegenfis Patriarcha confide» 

rans , quia Regnum Ccelorum &c ho 

conferito in dote alcuni benejìcj alla Chieda 
di S. Giovanni di Timavo y la quale è fat- 
to la direzione dell* Abbate di Beligna ; im- 
perciocché quel luogo per le Reliquie de* San- 
ti y che ivi ripofano > è degno di molto ono- 
re > e di efsere da tutti i Crifliani venera- 
to : il quale anche è jempre fiato da' miei 
antecefsori molto amato : ed e fendo dall' an- 
tichità dìftrutto y l y 'anno con molta premu- 
ra riparato , e fatto foggetto alla Chiefa di 
Beligna : lo che lodo , approvo y e confermo . 
Confecrando io adunque V Altare di S. Cro- 
ce nella Chiefa medefima y le af oggetto la 
metà della Chiefa di Marc e Hi an a y e voglio , 
che ind' in poi fi et foggetta a quei Monaci , 
che ivi fervono a Dio . Di più dono all' Alta- 
re di S Giovanni dell' iflefia Chiefa dieci Ma- 
fi , che ricevei da Mainardo di Gorizia y che 
io già gli diedi a beneficio di fuo fratello En- 
getìno , fitnatì in un luogo y che fi chiama Or- 

tuvì- 



198 Del Territorio 

tuvìno . Innoltre gli dono altri due Mafi , lì 
quali ricevei del Marchese Engelberto per lo 
facrilegio y che i fuoi Soldati commisero in Car- 
niolìa y abbruggìando una Cbìefa : quefii Mafi 
fono pofli in Gradisca . Rogo itaque , rogando 
monco &c- Tefìes funt Otto Concordienfis Epif- 
copus y Andreas novae Cìvìtatìs Epifcopus &c. 
Ego Vodorlicus Patriarcha ]am in feneffiute 
pofitm manu mea fubfcripfi &c. Quefto Pa- 
triarca governò la Chiefa di Aquileja tren- 
tafei anni , e morì fecondo il Padre de Ru- 
beis nel 1121 in circa: e quefto fuo Decreto 
vien' addotto dal Patriarca Pertoldo nella 
conferma, che di lui fece nel MCCXLIII. 
Colla detta fcrittura veniamo ad appren- 
dere in quale occafione la Chiefa di Mar- 
celliana paffafle ad eflere un Vicariato del 
Capitolo di Aquileja dopo eflere fiata tre- 
cento trentotto anni retta da' Monaci fo- 
vradetti ; concioffiachè effendo ftata da 
Vodorlico fottopofta al Moniftero di Be- 
ligna , e poi quefto unito alla menfa del 
Capitolo di Aquileja del 1450 da Nicco- 
lò V. Pontefice , come apparisce dalla Bol- 
la da noi veduta; reftò anch' eflfa col det- 
to Moniftero a lui fottopofta , col qua- 
le era 



di Monfalcone Lìb. Ili 199 
le era già flato incorporato quello di S. 
Giovanni. In luogo dell' antidetto Moni- 
fiero diftrutto dai tempo > o pure dall' in- 
curfione de' barbari y ora fi vede un' Ofpi- 
zio , eretto forfè da' Monaci di Beligna , 
ad oggetto di dare ricovero a que' pochi 
Rel.'giofi , che ivi per difpofizione del Pa- 
triarca Vodorlico doveanfi trattenire per 
fervigio di quella Chiefa , o che pure ve* 
niano per racquietare la fanità perduta in 
Beligna, Egli confitte in un picciolo Corri- 
tojo con tre ftanzette per parte. A lui vi- 
cino ergefi il Tempio di S. Giovanni , non 
molto grande ; tutto però comporto di pie- 
tre polite collo fcalpello , le quali già di- 
cemmo avere fervito al Tempio di Diome- 
de , accomodate con dicevole maeftria all' 
architettura , che oggidì rapprefenta : la 
quale benché antica , non refta però di 
non apparire maeftofa , ed infieme aggra- 
devole agli occhi de' riguardanti. Entro vi 
fono tre Altari : il maggiore , e due late- 
rali . Non vi ha Coro ; bensì un* ampio 
Presbiterio , che forfè dovea fervire air 
Ufficiatura dei Monaci. Dietro all'Altare 
maggiore fi vede un Repofitorio di alcune 

infi- 



200 Del Territorio 

infigni Reliquie , di cui ne fa menzione uno 
de > foprarriferiti Decreti del Patriarca Vo- 
dorlico . Egli è al di fuori tutto incroftato 
di marmo bianco , fregiato di varj lavori 
di nero , ne 5 cui lati efienori leggonfi fcol- 
piti i feguenti verfi , in caratteri neri, non 
molto difficili da rilevarfi : da niuno però, 
per quanto ci è noto , flati finora prodotti . 

/ 

OSSA BEATORUM SUNT HIC CONCLUSA PIORUM, 

BAPTIST^ CHRISTI SIMUL ALTERIUSQUE JOAN.NIS . 

HIS SUNT CONJUNCTI MERITIS AC MUNERE DIGNI 

fic 
STEPHANUS, ET BLASIUS , NEC NON GEORRIUS ALMUS 

ATQUE MANU FORTIS LAURENTIUS ADDITUR ILUS . 

HOS HIC GERMANI QUONDAM SOLERTIA CLARI 

UNGARICUM REGEM FORMIDANS VALDE FURENTEM 

JUSSERAT ABSCONDI, MAGNO STUDIOQUE RECONDI. 

SIC PER QUINGENTOS , VEL FORSITAN AMPLIUS ANNOS 

NON POTUIT SCIRI FUERINT QUA PARTE LOCATI. 

SED VODORLICI PATRIS OMNIPOTENTIS AMJCI 

PONTIFICIS SUMMI, LENIS , NIMIUMQUE BENIGNI, 

VIRTUTIS PLENI CUNCTIS VITIIS ALIENI, 

PER LACRIMASMULTAS, QUAS CHRISTO FUDIT AMARAS , 

ATQUE PER INNUMERASSTUDUIT QUAS PASCERE TURBAS , 

TEMPORE, SUNT OSSA SANCTORUM JURE REPERTA . 

QUI SANCTOS COLUIT SE SICQUE COLENDO BEAVIT, 

QUOD JAM CUM SANCTIS MANEAT SIBI VITA PERENNIS . 



Quefti 



di Monfalcone Lìh. 111. 20 r 
Quefti verfi per maggiore chiarezza fo- 
no flati da noi nella feguente maniera tra- 
dotti , più litteralmente , che ci è flato 
poffibile . 

£>uì fon racchìufe di più Santi V Ofsa: 
Del Gran Battifla , e di un altro Giovanni . 
A quefìi di gran culto , e d* onor degni 
Stefano , Bìaggio , e Giorgio van congionti, 
A cui fi unifce ancor Lorenzo il forte . 
German 9 che qut già molto chiaro vifse 
Pel fuo accorto fapere , afsai temendo 
Dell 3 Ungarico Re V atro furore 
Volle , che qnefle con gran fiudio , e cura 
Sottratte fofser a nimicì oltraggi. 
Furono adunque di maniera afcofe , 
Che per anni non men dì cinquecento y 
E forfè ancora più > non fi poteo 
In qual parte faper furon locate. 
Ma mentre Vodorlico il Pontificio 
Sommo tenea Patriarcale Seggio , 
Uomo del Padre Onnipotente amico % 
Dolce y benigno > e di virtù ripieno , 
A tutti i vizj fommamente avverfo ; 
Per le lagrime amare , eh* egli fparfe 
Avanti quello > che redenfe il Mondo ; 
E per V immenfe cure fpefe in pafcere 

Ce V innth 



20 z Del Territorio 

L 9 innumeralil gente a luì [oggetto, , 
Furon quelle fanf O/sa ritrovate. 
Felice lui , che in la magion beata 
Ora coglie V onor , che ad altri fece ! 
Vita eterna là ju coi Santi viva. 

E* da crederfi, che il Germano, del quale 
fi fa menzione in quefli Verfi,e che coman- 
dò che le fuddette fante Reliquie foffero 
in luogo ficuro ripofte, altri non foffe, che 
r Abbate, che reggea in quel tempo il pre- 
fato Moniftero di San Giovanni : e che 
Vodorlico Patriarca fofTe il medefimo, che 
quelli , di cui fopra regiftrammo i De- 
creti. Quefti , come viene dimoflrato dal 
più volte lodato P. deRubeis Monum. &.c. 
cap. Lvin , e Lix , fu affonto alla Mi- 
tra Patriarcale di Aquileja del 1085, del- 
la quale non ifpogliofli , che circa il 11 zi 9 
in cui accadde la preziofa fua morte . Fa- 
cendo egli menzione folamente nel fuo ul- 
timo Decreto di quefte fante Reliquie , 
il quale egli fegnò in feneHute pofitus , è 
da crederli , che poco prima del fuo glo* 
riofo paffaggio all' altra vita , che accad- 
de , come fopra dicemmo , circa il 1121, 

foffe- 



dì Monfakone Lìb. III. 20 3 
fodero da lui rinvenute. Onde efTendo fcor- 
fi cinquecento , e più anni , fecondochè li 
legge nei fopraffegnati Verfi , da che furono 
le dette S. Reliquie fottratte agi' infulti 
de* Barbari fino all'anno > in cui da Vo- 
dorlico fur ritrovate , lo che accadde a 
noftro parere nel principio del xn Secolo; 
flegue che foffero fatte nafcondere dall'Ab- 
bate Germano nell' incominciamento del 
Secolo vii : da che fi rimarca la grande 
antichità di quefto Moniftero. In quefto 
tempo però gli Ugri non poffedeano la 
Pannonia ; popolo colà venuto a Scythicis 
Regnis , come dice V Annalifta Metenfe ap- 
prettò il fuddetto P. de Rubeis. De' me- 
defimi così fcriffe V Ornio Orb. Polit. pag. 
mihì 134. Anno 900 Ugri } jive Juhri y quos 
hodie Hungaros vocamus , ex ultima Scytbia, 
& a glaciali Oceano in Pannoniam venere . 
Prima di queftit/gri ivi regnavano gli-^z- 
ri y detti ancora Abari , i quali fcacciati 
gli Uni fucceflbridi Attila' vennero ivi a 
piantarli circa gli anni 582, del Verbo In- 
carnato. Che gli Avari precedettero in quel 
Regno gli Ungheri ce lo fa fapere il Cro- 
nifta Giuliano. Imperante Carolo III, cioè 

Ce 2 Carlo 



204 Del Territorio 

Carlo il Graffo , Ungarorum gens a Servia 
eggrefsa in Parmoniam , qu<e adjungitur fini- 
hus Aquikjenfis Ecclefue , primìtm venit: & 
ejeSìis Avaris ibi habitare coepit . Carlo il 
Graffo fecondo il Sigonio morì neir 888: 
ond'è neceffario , che prima del 900, an- 
no affegnato dair Ornio , compariffero nel- 
la Pannonia gli Ugri. 1/ Autore adunque 
de' foprarriferiti Verfi dovea chiamare A- 
varico y e non Ungarico il Re temuto dall' 
Abbate Germano, Ma egli lo diffe Un- 
garico riguardo agli Ugri , che nel tem- 
po , in cui egli fcrivea , regnavano nelle 
dette Pannonie . Qual poi fi fofle il Re 
degli Avari , da loro chiamato Kahan , 
cioè Re , o Imperatore , in Cacano poi 
volto da' noftri Scrittori , la cui fierezza 
temea il fuddetto Abbate , non potiamo 
con tutta ficurezza additarlo ; ma la con- 
gruenza del tempo ci vuole perfuafi , che 
foffe quello , che fotto fede di legai ma- 
trimonio tradì Romilda Vedova di Gi- 
fulfo Duca del Friuli \ imperciocché , 
fé lo nafeondimento di dette fante Reli- 
quie accadde nel principio del Secolo vii; 
Ja venuta in Friuli del fuddetto Cacano 

avven- 



dt Monfalcone Lzk III. 205 
avvenne parimenti in quel tempo , cioè 
nel 615 , anno, a cui tale avvenimento 
affigge il Sigonio . Ond' è credibile , che 
in queft* anno , o poco prima , per fot- 
trarle dalle mani di lui , le faceffe il det- 
to Abbate nafcondere- Quindi è , che det- 
te S. Reliquie (limare fi deono molto de- 
gne di venerazione , come nel fopraddot- 
to Decreto lo affèrì ancora il medefimo Pa- 
triarca Vpdorlico ; non folamente per V 
antichità di quel Santuario , rifpetto alla 
quale penfiamo , che poch' altri fi poffano 
a lui eguagliare : come anche per la pre- 
ziofità delle Reliquie , e per le lagrime , 
che vi fparfe un tanto Prelato per ritro- 
varle . Dal lato di quefto Tempio , che 
guarda il mezo giorno ora fi entra in una 
Chiesuola in tutto rapprefentante la S.Ca- 
fa di Loreto , sì nella bruttura , che nelle 
mifure , ed in ogni altra cofa , che in quel- 
la fi offerva . Da quefta Santa Cafa fino al 
Cartello di Duino un miglio dittante 5 fi 
venerano in proporzionata diftanza eretti 
fopra quadrate Colonne di marmo i quin- 
dici Mifterj , che fi contemplano nella re- 
citazione del Rofario , fatte per fua divo- 
zione 



206 Del Territorio 

zìone rizzare , non vi fono molti anni , da 
uno di quei Conti della Torre , che rifie- 
dono in detto Caftello . Fuori del Tempio 
fuddetto in faccia la porta maggiore , po- 
co alta da terra fi vede una cafla fepol- 
crale di marmo roffo per la metà quafi 
sfracellata , nella cui fuperior parte fi leg- 
ge incifa quella Ifcrizione. 

LUCRETIjE EX ARCI COMITIBUS , QU^ CLARA , ET LU- 
DOVICA FILIABUS PRO SE MjESTISS. MARITO RELICTIS , 
CUM QUO ANNOS V. M. III. D. III. CONJUNCTISS. 
VIXIT, ANNUM /ETATIS XXV INGRESSA 
XIII CALEN. OCTOB. MDLXXII 
TERTIO PARTU CUM NOVA FILIOLA IMMA- 
TURA MORTE PR^REPTA EST. 
MATTIAS HOFERUS DNUS RANZANI, ET DUINI PR^- 
FECTUS CONJUGI SANCTISSIMjE F. 

La cafa de* Conti d'Arco, da cui efcì 
quefta Dama, Caftello quattordeci miglia 
dittante da Trento fui fiume Sarca , che ca- 
de nel Lago di Garda, effendo per la fua 
nobiltà, e gran Soggetti, che diede , più 
che abbaftanza nota , non ha bifogno , 
che colla noftra rozza penna cerchiamo di 
maggiormente illuftrarla . Dell' Ofera in 
cui effa Lugrezia pafsò, mediante il ma- 

trimo- 



di Monfalcone Lìb. 111. 207 
trimonio feguito col fovraccennato Mattia," 
non avendo potuto ottenere le ricercate 
notizie, altro non ho che foggiugnere , fé 
non che quefta Cafa preceffe nel ricco, e 
molto riguardevole Capitanato di Duino 
li Conti della Torre , che prefentemente 
il pofleggono. Ma lafciando oramai quefti 
tempi meno antichi , fen torneremo a quel- 
li, da cui tempo fa fen partimmo col no- 
stro difeorfo . Frattanto che i Giapidi fi 
andavano affòggettando i vicini paefi , gran 
turbine contro loro fi concitò nelle Gal- 
lie. I Celti, che gran parte di paefe te- 
nevano in quefte , effondo in tal maniera 
moltiplicati , fecondo racconta Livio Dee. 
1. lib. v. , che appena li poteva il proprio 
paefe capire, due Regi; Fratelli, Nipoti 
del Re Ambigato, Belovefo, e Sigovefo, 
circa gli anni di Roma centoquaranta , cioè 
feicento incirca avanti la comparfa del 
Salvatore nel Mondo, divifo tra loro un* 
efercito di trecento mila combattenti , il 
primo valicate le Alpi calò neir lnfubria; 
ed il fecondo, come ci narra Giuftino lib. 
xxiv penetrato nella Selva Ercinia , che 
gran parte di Germania teneva in que* tem- 
pi in- 



ao 8 Del Territorio 

pi ingombrata, ivi per qualche tempo fé* 
ce colle fue genti dimora ; Tra quelli , che 
loro Infegne feguirono, numeraronfi i Boj, 
ed i Carni , denominati ancora Carnuti . 
I Boj infignorironfi di quel paefe , che poi 
rifpetto loro fu chiamato Boemia , de' qua- 
li così fcriffe il Cluverio Introd. l'è. in. 
cap. xin. Boti y Gallica gens y nome n de fuo 
regioni veliquerunt : i Carni i feni dell* A- 
driatico occuparono: alia portio , dice Giu- 
ftino loc. cit. Illirico* finus penetravìt. Che 
quefta porzione di Galli foflero Carni lo 
dimoftra il fucceffo; imperciocché il Gol- 
fo Quarner fu da loro denominato Carna- 
rio, ed il loro nome reftò trasfufo in rut- 
to , o iruparte , in quei paefi , che pofTe- 
derono : tale fi fu quello degli antichi Car- 
ni abitatori del Friuli , la Carniola , il 
Carfo, e la Carintia. Il loro nome anco- 
ra da noi fi conferva: e qualora dagli e- 
ruditi fi parla de' Carni , s 9 intende che 
parlino de' Friulani. Se con loro paffafTe- 
ro in Italia anche i Veneti , che da Erodo- 
to per tal cagione furono chiamati popolo 
Illirico, o pure in altra occafione, non ci 
è noto • bensì che tra popoli più colti 4 

che 



dì Monfaìcone Lib. 111. 209 
che aveffer le Gallie , fi foflero i Carni : 
e per fìncerarfene ballerà leggere i Com- 
mentari di Cefare . Non fi fa però , co- 
me ci attefta il Sigonio de ant. Jur. hai. 
lìb. 1. cap. xxv , quali venture accadeflero 
al Friuli, mentre i Carni qui dominaro- 
no; ma , o che non furono fcritte, o fé 
furono, non fono a noi pervenute. Quat- 
trocento, e trent' anni eran paflati di lo- 
ro foggiorno in quefto paefe , quando i 
Galli Cifalpini battuti da M. Marcello re- 
carono anch' effi fottomeffi all' Imperio 
Romano. Quarant* un' anno dopo , che 
quefto accadde, Aquileja fu dedotta Colo- 
nia , mentre L. Cornelio Cetego , e C. Be- 
bio Pamfilo andaron diftinti co' Fafci del 
Confolato . Da' Triumviri a tale effetto 
eletti furon condotti tre mila Fanti ad abi- 
tarla , tra quali fu divifo poco meno, che 
tutto il paefe. A* Marcelli, Cafii , e Te- 
renzii , che erano di quel numero , e forfè 
anche ad altri , fu la loro porzion di ter- 
reno nel noftro Territorio affegnata : fede 
ne fanno le Ville di Marcelliana , Caflb- 
gliano , e Sterenzano , che ancora vanno 
fregiate del nome loro . Da che i Romani 

Dd fi fot- 



2 1 o Del Territorio 

fi fottopofero quei Carni , eh* erano paflati 
nel Friuli , più volte gì* Iftriani feorfero a 
depradarli : e quantunque foflero flati di 
fovente rifpinti , ed anche battuti ; contut- 
tociò, per ]a gelofia , che aveanfi prefa , a 
cagione di quella Colonia sì da vicino a lo- 
ro confini piantata , veftirono di nuovo le 
armi , e nel 574 di Roma edificata paflati 
di qua del Timavo mifero a ferro , e fuo- 
co tutto quefto Territorio con altre vicine 
campagne . Per un* anno intero infierirono 
a loro talento , non potendo lor fare che 
debol contratto i nuovi Aquilejefi coloni . 
Ma T anno feguente venuto in Aquileja il 
Confolo'Aulo Manlio Volfone, da colà egli 
fi mofle colle fue Legioni, ed andò con effe 
vicino al Lago del Timavo ad ifchierare 
il fuo campo. Di ordine del Senato feor- 
reva in quel tempo da Ancona fino ad A- 
quileja Cajo Furio con dieci navi da guer- 
ra: comandò a coftui il Confolo, che con 
effe cariche di provifioni per il fuo efer- 
cito andafle a gittar l'ancora in un porto 
air Iftria vicino, che noi flimiamo eflere 
flato il Lago fuddetto , o pure V ifteflò 
Timavo. Quivi, poco lungi, furono in> 

provvi* 



dì Monfalcone Lib. IH. 211 
provvifamentc aiTalite le Romane Legioni 
dagli Iftriani , e da Carmelo Regolo de* 
Galli loro confederato, il quale feco trae- 
va tre in quattro mila Soldati di fua na- 
zione . Era quel giorno da folta nebbia 
offufcato ; onde credendo i Romani , che i 
nimici foffero in numero molto maggiore di 
quello infatti fi erano , prefero facilmente 
fuga , e vergognofamente loro cedettero la 
il campo . Ma , ciò che credeafi dover loro 
cagionare l'ultimo eccidio, fu la loro fa- 
Iute ; imperciocché entrati i vincitori nel- 
le tende abbandonate , le quali abbonda- 
vano di ogni forta di provifioni , e fingo- 
larmente di vino , dieronfi in tal guifa a 
bere , che attaccati poi da' Romani , che 
fi accorfero del loro fopimento , non eb- 
bero né coraggio , né braccia da poterli 
fchermire di una totale fconfitta . Degl' 
Iftriani , e de* loro confederati ne caddero 
eftinti otto mila: niuno fu fatto prigione; 
concioffiachè tutti intenti i Romani alla 
vendetta , nulla fi curarono della preda. 
De* vincitori non furono defiderati , che 
cento , de* quali più furon quelli , che pe- 
rirono nella fuga > che nella vittoria . Tut- 

Dd 2 tociò 



212, Del Territorio 

tociò vienci narrato da T. Livio Dee. v. 
lib. i. I Galli confederati non poteano ef- 
fere, che i Carni Tranfalpini, contro i qua- 
li fi moffe poi L. Caffio nel 583 di Roma 
edificata fenza il parer del Senato . Se fi 
eccettuano alcuni avvenimenti comuni ai 
tettante del Friuli, quale fi è il Vangelo 
predicato da S. Marco in Aquileja, il cui 
fuono , per la fua vicinanza , farà certa- 
mente ftata una de" primi a fentirlo la 
noftra Morcelliana : la feorfa de' Marco- 
manni fin fotto la detta Città, ne' tempi 
di M. Aurelio: la morte, che da fé ftef- 
fo ivi fi die Quintillo , dopo eflere flato 
dal Senato riconofeiuto Imperatore , fino 
a Maffimino, non troviamo alcun fuceffo, 
che come particolare a quefto Territorio 
lo poffiamo qui registrare . Dichiarato e- 
gli nimico dal Senato , che malvolontieri 
lo vedeva occupare il Solio Romano , fi 
affrettò di paffare in Italia a vendicarli dei 
pretefo oltraggio. Valicate adunque le Al- 
pi Gamiche , fecondochè ci racconta Ero- 
diano lib. vili. cap. iv , nell* anno %n di 
noftra falute , fcefe in quefto noftro Di- 
itretto , da cui eranfi tutù gli abitanti riti- 
rati, 



di Monfalcone Lib. 111. 2 1 3 
rati , per timore di fua già palefe fierez- 
za ; ma giunto all' Ifonzo incontrò un* o- 
ftacolo alle fue premure , dalla fua accor-, 
tezza non preveduto , cioè il Ponte di ef* 
fo , di cui già ne difcorremmo nel bel prin- 
cipio di quefto Ragguaglio r atterrato da- 
gli Aquilejefi : ed il fiume sì gonfio per le 
nevi , che ne' vicini monti fciolti avea la 
già comparfa primavera, che in niflun con- 
to gli concedeva il tragitto. Vi vollero al- 
cuni Cavalli Tedefchi, che feco avea , ten- 
tare il guado; ma inghiottiti dall' onde non 
più vi comparvero. Non fapendo adunque 
a qual partito appigliarfi , maflìmamente- 
chè legna mancavangli , ed ogni altra ma- 
teria atta al bifogno; deliberò fulle fponde 
di quel fiume piantar le fue tende . Tre 
giorni vi flette afpettando , che fi diminui- 
sce la furia delle acque; ma invece di {ce- 
marfi quefte , crefcea de' viveri la fcarfez- 
za. Infuriando perciò Maflimino a maggior 
fegno come quegli , che avendo barbara e- 
ducazione fortito ad ogni leggier foffio di 
avverfa fortuna tutto d' ira avvampava ; 
giunfero ad alquanto calmarlo alcuni fab- 
bri, i quali gli fuggerirono, che trovando/i 

in quel 



214 Del Territorio 

in quel contorno gran copia di Tinacci , fi 
avrebbe con quefti ligati infieme, e coperti 
di fafcine , e terra , potuto formare un fu- 
bitanéo ponte , fu cui V efercito tutto fa- 
rebbe agevolmente fuir altra riva paffato. 
Così fece Maflìmino , e pafsò. Vorrebbe il 
Palladio Rer. F. J. lib. vii , che ciò feguif- 
fe fui ponte vicino a Gorizia , lo che altro- 
ve toccammo; ma non fi fa, che mai colàfia 
flato Ponte della qualità dello defcritto da 
Erodiano, le bafi delle cui pile fi offervano 
ancora fepolte fottoterra nella noftra Villa 
de ? Ronchi. E di fatto il P, Thullner nel 
fuo libro intitolato Memorabitia Orbis , & 
Urbis Goritienfis , non ne fa menzione veru- 
na: bensì del noftro, quo , dice egli, ad fon- 
tem Timavi , & Tergeftum tendebatur . Pre- 
dicata , come fopra abbiam riferito dall' 
Evangelista S. Marco in Aquileja la Fede 
di Gesù Crifto , non tardò molto quefta 
illuftre Chiefa ad andare fregiata di nobi- 
liflimi trofei, che colà innalzarono le San- 
te Protomartiri Eufemia , Dorotea , Te- 
cla , ed Erafma , Vergini Aquilejefi > le 
quali a' tempi di Nerone vollero più to- 
lto andar prive della vita , che offerire 

agi* 



7f* 



dì Monfalcone Lìh. III. 215 
infenfati , quel culto, che al fo- 
tta è dovuto. A quefti trofei vi 
ero altri, li quali ivi poco dopo 
) i gloriofi Santi Ermagora , e 
>: quegli fucceffore nella Patriar- 
a S. Marco, quefti Diacono del- 
medefima, allo fteffo Santo Pre- 
vita, e nella morte compagno, 
alile felice forte incontrò S. Ila- 
Numeriano , Paftore anch' egli 
li quella Chiefa . Ma falito fui 
jgufto Diocleziano fi moltiplica- 
[uella Chiefa le palme ; merce- 
:chi fi furono, sì dell'uno, che 
) feffo , i quali ivi confettarono 
fufione del fangue la verità del 
■ Di sì bei fregi ne fu partecipe 
noftro Territorio ; imperciocché 
fartiri furono, che colla preciofa 
^. i n . | . t i rf ^ :; ;e cofpicua refero la noftra villa 
. «-.anziano, nella quale già dimoftram- 
mo eflere fiate veramente le Acque Gra- 
date. Il primo tra quefti fi fu Grifogono 
Patrizio Romano, e Senator Nobiliffimo, 
il quale effendo ftato per due anni trat- 
tenuto in Roma prigione, alfine chiama- 
to in 



214 Del Territorio 

in quel contorno gran copia di T 
avrebbe con quefti ligati infieme, 
di fafcine , e terra , potuto forma 
bitanéo ponte , fu cui V efercito 
rebbe agevolmente full' altra riv; 
Così fece Maffimino , e pafsò. V< 
Palladio Rer. F. J. Uh. vii y che < 
fé fui ponte vicino a Gorizia , lo 
ve toccammo; ma non fi fa,cherr 
flato Ponte della qualità dello de; 
Erodiano, le bafi delle cui pile fi 
ancora fepolte fottoterra nella no 
de- Ronchi. E di fatto il P, Thi 
fuo libro intitolato Memorabilia i 
Urbis Goritienfis , non ne fa menzic 
uà: bensì del noftro, quo , dice egl 
tem Timavi , 6* Tergeftum tendebai 
dicata , come fopra abbiam rife 
Evangelista S. Marco in Aquileja 
di Gesù Crifto , non tardò molta 
illuftre Chiefa ad andare fregiata 3F, 
liffimi trofei, che colà innalzarono le San- 
te Protomartiri Eufemia , Dorotea , Te- 
cla , ed Erafma , Vergini Aquilejefi > le 
quali a' tempi di Nerone vollero più to- 
lto andar prive della vita , che offerire 

agi' 



di Monfakone Lìk III 215 
agi* Idoli infenfati , quel culto, che al fo-> 
lo vero Dio è dovuto. A quefti trofei vi 
fi aggiunfero altri, li quali ivi poco dopo 
vi ereflero i gloriofi Santi Ermagora , e 
Fortunato: quegli fucceffore nella Patriar- 
ca! Sede a S. Marco, quefti Diacono del- 
la Chiefa medefima, allo fteffo Santo Pre- 
dato nella vita, e nella morte compagno. 
Non diflìmile felice forte incontrò S. Ila- 
rio fotto Numeriano , Paftore anch' egli 
Mitrato di quella Chiefa . Ma falito fui 
Trono Augufto Diocleziano fi moltiplica- 
rono in quella Chiefa le palme ; merce- 
chè parecchi fi furono, sì dell'uno, che 
dell' altro feffo , i quali ivi confettarono 
colla profufione del fangue la verità del 
Vangelo. Di sì bei fregi ne fu partecipe 
ancora il noftro Territorio ; imperciocché 
cinque Martiri furono, che colla preciofa 
lor morte cofpicua refero la noftra villa 
di S. Canziano, nella quale già dimoftram- 
mo eflère fiate veramente le Acque Gra- 
date. Il primo tra quefti fi fu Grifogono 
Patrizio Romano, e Senator Nobiliflimo, 
il quale effendo flato per due anni trat- 
tenuto in Roma prigione, alfine chiama- 
to in 



2i 6 Del Territorio 

to in Aquileja dal fuddetto Imperatore > 
gli fu offerta una infigge Prefettura , pur- 
ché ritirato fi fbffe dalla profefiion di Cri- 
iliano; ma coftante egli nella Fede abbrac- 
ciata non fu né timore di fupplicj , né fpe- 
ranza di premj , che da quella fiaccar lo 
potefle. Gli fu dunque di ordine di Dio- 
cleziano troncato il capo alle Acque Gra- 
date, ed il di lui corpo gitraco nel mare, 
il quale poi ricuperato da Zoilo Prete fu 
da lui trasferito in fua cafa, ove colla pof- 
fibile maggior decenza gli die fepoltura. 
Quefto degno Sacerdote , che non fopravif- 
fe a Grifogono, che trenta giorni, viene 
da Santa Chiefa riverito per Santo, e co- 
me di tale la Diocefi Aquilejefe ne fa o- 
gn' anno memoria con recitarne l'Ufficio. 
, Ci parrebbe di non allontanarci dal vero, 
qualvolta diceffimo , che quefto Santo Zoi- 
lo fofle uno degli Abitanti delle Acque 
Gradate ; imperciocché avendo quivi San 
Grifogono terminato il fuo gloriofo mar- 
tirio , e quivi veggendofi ancora T Arca, 
in cui fu egli riporto; fembra, che quivi 
fofle ancora fepoho: e fé quivi fepolto nel- 
a cafa di Santo ^Zoilo , fi potrebbe fenza 

errore, 



dì Monfalcone Lik III. 217 
errore } per quanto a noi pare , inferire , 
eh* egli in quefto luogo abitaffe . Partito 
da Aquileja , ove nel 302 di noftra Re- 
denzione tenne il fuo Seggio Diocleziano , 
lafciò il carico di perfeguitare i Cristiani 
a Dulcidio Prefidente, a cui die per com- 
pagno Sifinio . Mentre coftoro infierivano 
a più potere contro i Fedeli , comparvero 
in Aquileja Canzio, Canziano, e Canzia- 
nilla della nobile {chiatta, per quanto ci 
viene afferito , degli Anizj Romani , con 
Proto loro A jo , uomo di fanti , e pregiati 
coftumi , i quali vendute avendo le loro 
facoltà , camminavan V Italia per fovve- 
nire col Danajo ritratto all' indigenze de' 
perfeguitati Criftiani. Mentre ivi effi im- 
piegavano Tiftinto di loro carità in Soccor- 
rere i bifognofi , penetrarono , che Dulci- 
dio diflegnava arredarli . Per fottrarfene 
dalle di lui infidie, montarono effi in coc- 
chio per andarfene altrove fecondo il pre- 
cetto del Salvatore, il quale diffe: fé fle- 
tè in una Città perfeguitati , fuggite in 
un' altra . Ma mentre fuggiano furono 
fopraggionti alle Acque Gradate da Sifi- 
gìo , ed ivi fermati. Non ardì però egli 

Ee per 



ai 8 Del Territorio, 

per la nobiltà loro di deliberare de' me- 
defimi ; ma datone avvifo all' Imperato- 
re, quefti rifcriffe, che quando non avef- 
fero 2l Dei fagnficato , foflero decollati . 
Non avendo eglino voluto agli ordini di 
quello piegarfi, nel luogo medefimo, ove 
furono rattenuti , cioè alle Acque Grada- 
te , fu efeguita là fentenza li trent* un 
Maggio , nel trecento e tre del Mondo 
redento . Zeno , o fia Zenone Sacerdote 
raccolte le loro membra le die convenevo- 
le fepoltura. Quattordici giorni dopo il 
Trionfo de* fuoi Santi Allievi, non aven- 
do voluto il loro Ajo S. Proto fagrificare 
a Giove, fu condotto anch' efTo alle Ac- 
que Gradate; ed ivi per volere del Prefi- 
dente medefimo andò anch' egli tronco del 
capo. Fabbricaronfi poi in quel luogo, co- 
me altrove abbiam detto , due Chiefe , 
una ad onore di S. Canziano, la quale dà 
il nome alla Parochiale , e dal cui no- 
me , anche lafciato il primiero di Acque 
Gradate , ora viene quel luogo denomi- 
nato S. Canziano . 1/ altra Chiefa è de- 
dicata a S. Proto, ed è quella, in cui fu- 
ron ripofte le di lui Sante Reliquie , e 

quel- 



di Monfalcone Lìb. Ili 219 
quelle di S. Gnfogono in due feparati Avel- 
li, ciafcuno di loro col venerato nome di 
effi fegnato , i quali ancora ivi fi veggo- 
no. Quelle Reliquie poi , almeno per la 
maggior parte ( concioffiachè ancora Mi- 
lano , e Ravenna pretendono averne de* 
fuddetti Santi Fratelli ) ora fi venerano 
in Aquileja , colà da molto tempo afpor- 
tate, forfè per fottrarle dalla infolenza de* 
Barbari, che di fovvente infettavano que- 
llo Territorio: in tempo, che quella Cit- 
tà era ancora cinta di mura , ed atta in 
confeguenza a difenderli dalle improvvife 
incursioni. Quanto abbiamo detto di que- 
lli Santi , poco meno che tutto 1* abbia- 
mo prefo dal libro, che porta per titolo: 
Sacra Monumenta Provincie Fon Julìì Au- 
rore Lucretio Treo Pat ritto Ut inenfi , come 
da Opera fatta con buon difcernimento , e 
con tutta accuratezza . 

E qui darem fine al noftro Ragguaglio, 
non già perchè ci manchi che fcrivere ; ma 
perchè tutto ciò , che potreflimo dire , è 
comune col reftante del Friuli : lo che fi 
potrà leggere nel Candido , ne* due Pal- 
ladi > ed altri , che ampiamente, e lode- 

Ee 1 voi- 



220 Del Territorio 

volmente *anno fcritto delle cofe Friulane. 
Qui appreflb porremo la Confinazione pro- 
mefTa nel primo libro di quefto Raggua- 
glio, la quale ci fu favorita dal fempre de- 
gno Signor Davide Canonico Ettoreo. 



Efìrato di una Scrittura esente nella 
Cancellarla de 7 Confini. 

Monfalcone confitte in Terra, Defena y 
e Territorio. 

Il Territorio circuifee miglia circa 24. 
Comincia dal Ponte delle Fontanelle 
con due volti , ov' è un fiume di con- 
fine , e va fino ad una Chiefa fuori di Ja- 
miano per la ftrada pubblica Mofchianiz- 
za pafla 1800. 

Da detta Chiefa ad un Forno rovinato 
fotto Dobardò pafla 1600. 

Da detto Forno fino ad una Croce in 
Pietra fopra Monti pafla 800. 

Da detta Pietra a capo la Valle detta 
Rufcon , ove foleva eflere altra Pietra 3 
pafla incirca 1200. 

Da detta Pietra fino alla Pietra di Sa- 
gra 



dì Monfalcone Lìb. HI. ' 221 
grà detta dell' Oraro, o fia Peraro, per- 
chè altre volte vi era ivi tal pianta > la 
quale tagliata da un particolare fu condan- 
nato a far detta Pietra , paffa 700. 

Da detta Pietra air Ifonzo paffa circa 
300. 

Da detto angolo > o punta dell' Ifonzo 
fino alla punta dell' Ifola dell' Ifonzo vec- 
chio detta di S. Marco di là dall' Ara -, 
e di Pietra Rotta miglia 12. 

Da detta Punta dell' Ifola , e veftigia 
antiche dell' Ifonzo fino al Porto della Ca- 
va paffa 1000. 

Dalla Cava fino al Porto di Sdobba paf- 
fa 700. 

Dalla Sdobba al Porto di Fiumicino paf- 
fa 1100. 

Da Fiumicino a Porto Ponziano, o Pan- 
zano , o Cafoni paffa 1000. 

Da Panzano al Porticello di Rofega paf- 
fa 450. 

Da Rofega ad un Porticello detto Spa- 
gnol paffa 200. 

Dal detto alla bocca del fiume di S. 
Antonio , o fine del Timavo paffa 800. 

Da detto Porto di S. Antonio fino al 

fiume 



% 2 2 Del Tenti, di Monfalc. L. III. 
fiume Fontanelle , che forma confinazio- 
ne pafla 500. 

£ da indi fino al Ponte prenominato 
pafla 550. 

Onde tutto quefto Territorio avrebbe 
di circuito miglia 25 pafla 300. 

La foprafcritta Relazione fu fatta addi 19 
Novembre 1 6 1 3 dall' Eccellenti/fimo Vincenzo 
Capello Luogotenente della Patria del Friuli* 



IN- 



22J 



INDICE 

Delle cofe Notabili che fi contengono 
in quefto Ragguaglio. 



Acque Gradate pag. 


m 


Amarina Ifola 


65 


Ambijonzj 


3? 


Anelli attaccati ad una 




rupe 


78 


Antenore 


166 


Aquileja 


170 


Argonauti 


161 


Armata de* Veneti air 




Acque Gradate 


'39 


Atifone fiume 


*9 


Avari , o fieno Abari 

B 
Bagni di Monfakone 


203 


57 


Belforte 


64 


Bifcie di 4 piedi 


38 


Bora vento 2 , 


? $9 


Bofchi di Giunone , e 




Diana 

C 

C accie del Territorio 


*79 


Si 


Calcoli non regnano ne % 


fuoi abitanti 


17 


S. C anziano Villa 


*Ì7 


Sue Arche 


142 


Sua Campana 


*53 



Sue Lapide 

Sua Tintoria 
S. Canzio , e Fratelli 

e 217 
Carni , fieno Carnuti 
Carfo , e fua natura 
S. Cafa di Loreto 
C avellani dì Monfalcone 76 
Cavalli detti Lupìferi 1 78 

detti Stefonofori 
Cimbri 

Circbniza Lago 
Clare Ifole 5 3 , 

Colc&i 
Confini del Territorio 

e no 
Confegr azione di S Am- 
brofio di Monfalcone 
D 
Diomede , efuo Tempio 

Onde venuto 

Suo Tempio nelV l- 
fole Diomedee 1 80 



149 

15* 
'53, 

2o8 



'77 

42 



116 

17» 

179 



E/a/* 172 

Enrico Co: di Gorizia 12$ 



2 24 

Euganei 



161 



Famìglie eflinte in Mon- 

falcone 8 5 

Filippo Orbiti izj 

Fiumi del Territorio 1 9 

Fogliano 7 3 

Fontana del Bofcbetto 80 

G 

Già f et giugne alTimavo 160 

G iapìde fuo arrivo 170 

dfo»<te venijfe 179 

Gìapìdi 1 76 

Giapìdie tre ivi 

Gìapido Città 171 

Jtt? Lapide 182 

5#0 Tempio 172 

J. Giovanni di Carfo deu 

to de Tuba 160 

SuaCbiefa 191,? 199 

«tao Monifiero 192 

Jtftf Mata 196 

Jao Ofpizio 199 

Sue Reliquie 200 

Giovanni Zanettini 

Arcivescovo 101 

Gradinata 77 

Grado ifola 1 40 , £ 1 4 3 
Grado Scala di Navi- 
gazione 1 40 
y. Grifogono M. 215; 
Graffa 2if//* Far* 60 

H 
ifwwa Caftelh, e Spe- 
lonca 47 



I 

Ifdohblo fiume 20 

lfonzato 1 , ? 20 

$«0 ccr/o 7 

X«a origine 19 

2**0/0 Diacono non 
fu il primo a no- 
minarlo t j 

Non fu detto Nati- 
fone dagli Anti" 
chi 29 

Fufempre chiama' 
to Ifonzo 3 2 

I/0/0 Moro fin a 20 

Iftriani invadono il Ter- 
ritorio 2 1 o 
Sono [confitti dalli 
Romani 211 
L 
Lago del Timavo 5 1 , ? 1 74 
Lapida eretta ad Adriano 9 
Legione di quante Coorti 

confi ajfe 187 

L«gf<* palude 42 

L«/>0 Ito <fc/ Fr/tt/i 1 44 , 
e 146 

M 

Madonna Marciliana no 

Marcelliana la Nuova ivi 

la Vecchia ivi 9 e 129 

SuaCbiefa 1365*198 

Marzi lana 64 



Maflitnino Imperatore 


5 


€ 212 




JM Claudio Marcello 


1-30 


Miflerj del Rofario 


205 


Mocille Lago 


79 


Mondina 


20 


Monfalcone 


*5 


Suoi Borghi 


n 


Sotto i Veneti 


ivi 


Suoi Cittadini 


94 


Suo Coniglio 


ivi 


Suoi Giudici 3? Pro 


- 


veditori 


9S 


Sue Entrate 


96 


Sua Cbiefa 


IOO 


Sua Lapida 


86 


Sua Origine 


108 , 


e i ?i 




Suo Palazzo 


118 


Sue Mura 


120 


Sua difefa contro 




Cane 


126 


Monti del Territorio , e 




fuoi Marmi 
N 

Natifone bagnava Aqui- 


€7 




le j a 


26 


NatJJfa fiume 


28 


Nauporto fiume 


j;8 


Niccolò di Monfalcone 


105 


Noè fipedfcs una Colo- 




nia in Italia 


160 


O 




^dorico di Cucagna 


124 


Organi onde venuti 


*5J 







Ortemhurgo prende Mon- 
falcone I22> 
Ottaviano Paparotti 10$ 
Ova Straordinarie 3S 

P 
Pefca ne" fiumi 2r 

P/ffrd Riffa Lago 78 

Caflello diroccato 77 
Podeftà di Monfalcone , 
* i« * giuri fdizione 9 1 
e 91 
Po»?? <fr' Ronchi 5 

Po?*/? afe Tinacci 214. 

Ponzio Caftello 155 

Ponziano fiume 157 

Po»** <& Aquile j a i2.£ 

Po/?*? introdotte da Au~ 

gufilo 25 

J\ Br#» M. 21? 

Ptt»ta al tr evolte ifola 64. 

R 
Recca fiume 37 

f 40 
Redipuglia 7 a 

Reliquie di S. Giovanni 

di Carfo 19^ 

Rinaldo Scarlkchio Vef- 

covo 105 

Uwfc* <# Monfalcone 7$ 

Sua figura j$ 

Rogia di Monfalcone 19 

Ronchi , e /«* Cbiefa 1 1 7 

S 
Di Sbruglio Conti) lo- 
ro Giurif dizione z& 

F£ J&#- 



22Ó 
Sìgnvejo, e Beìovefo Prìn- 
cipi Galli 207 
Silvano Dio delle Cam- 
pagne 185 
Sonziati 3 3 
Sonzionzi 32 
Srada Gemina 8 
Srada d' Aquile j a a Gra- 
do 144 
T 
Territorio di Monfalcone , 
/«o Clima 1 

[uà fecondità 1 5 

TV/oro [uppoflo 60 

Teodorico Re de' Gotti 
riflabìlifce le pofte full' 
lfonzo 24 

Fabbrica la Rocca di 
Monfalcone 7 $ 

Pi Terfacco Co: in Ter- 
ritorio armato 126 
Timavo fiume, non è la 
la Brenta 34 



Creduto la Madre 




del Mare 


15 


Sua Origine 


40 


Suo Lago 


5i 


Tintoria di Porpora 

V 
Valle del Catino 


15* 


194 


Van Tbellingben Medico 


58 


Vello d' oro 


i«* 


Veneti onde venuti 


168 


e 208 




Ugri chi fojfero 


203 


Ville del Territorio 


83 


Villico , che lignificale 


185 


Vino [uà copia , e per- 




fezione 


16 


Vittore Paparotti 


107 


Ulice erba 


165 


Vorlico , fia Vodorlico 


Patriarca 


195 


e 202 




Z 




Zampe[co ingegniere 


125 


S. Zoilo Prete 


216 



NO- 



NOMI, " 7 

Che s 9 incontrano nelle Ifcri^ìoni . 



Agoftino da Mula 75 

C. Annava Elena 150 

Aquilino 18 2 

Barbia Paolina 135 

Canziano Bevilacqua 105 

Q^ Ceiio Piramo 135 

Dilicato y Grafice , e Dafno 135 

M. Flaminio Samo 149 

M. Flavio Januario 151 

Francefco Nani 60 

Germano Abbate 200 
Giovanni Diedo 75 , e 120 

S. Grifogono 142 

Giulia Stratonice 182 

Lugrezia Co: d' Arco 206 

Lugrezia del Mofto 100 

Mattia Ofero 206 

Nerva Trajano Adriano 11 

L. Ormo 151 

Ottavia Sperata 188 

Pietro del Mofto 101 

S. Pro- 



izZ 




S. Proto M. 


i$z 


M. Publicio Crufcillo 


150 


Pullia Prima 


J 5* 


M. Pullio 


ivi 


M. Pullio Cafto 


ivi 


M. Pullio Fofco 


ivi 


C Sacconio Varrone 


186 


Teodoro del Borgo 


107 


Tiha 


189 


T. Giulo Aquilino 


j8z 


Tizia Lales 


1%Z 


L. Tizio Grapto 


ivi 


L. Tizio Semno 


J 3S 


Varia Callituche 


ivi 


Vittore Diedo 


86 


Vodorlico Patriarca 


200 






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